“Una donna non si realizza solo se fa dei figli, è una mentalità bigotta. C’è chi ha un altro tipo di realizzazione in testa”: parla Sofia Goggia
Idee chiare e nessun giro di parole. Per Sofia Goggi – sciatrice che sta recuperando dagli ultimi problemi fisici – sposarsi e avere figli non sono passaggi obbligati per sentirsi realizzati nella vita. “È una mentalità bigotta. La realizzazione delle persone passa per quello che vogliono ottenere nella propria esistenza. Ci sono donne che vogliono diventare mamme, che giocano con la famiglia delle Barbie fin da bambine, con il vestito da sposa, e ci sono magari donne che hanno un altro tipo di realizzazione in testa. Quello che è giusto per me non è detto che sia giusto anche per gli altri“. Nel suo caso, la carriera sugli sci ha sempre avuto un ruolo centrale, lasciando poco spazio alle pressioni esterne e alle aspettative legate alla vita privata. “No, perché ero invasata con lo sci. E penso che mi abbia anche aiutata a non mettermi nei casini, visto il mio animo un po’ frizzante”, ha spiegato Goggia nel corso di un’intervista a Vanity Fair.
Oggi Goggia si trova in una fase diversa della sua vita, con la consapevolezza di avere meno anni di carriera davanti rispetto a quelli già vissuti. “Penso di essere in una fase dove ho molti meno anni di carriera davanti rispetto a quelli che ho alle spalle. Penso di non essere più una ragazzina ma di essere diventata più donna, e penso di essere a un punto della mia vita dove guardo con fierezza quello che ho fatto fino ad ora e dove so di poter vivere con leggerezza ancora qualche anno sugli sci, fisico permettendo. Penso, poi, di avere la serenità necessaria per affrontare qualsiasi cosa mi accadrà”. Una serenità che considera una conquista, anche se non sempre è facile mantenerla. “Sì, è una bella conquista. A volte lo sono, a volte meno, però è normale. Tirando le fila, diciamo che è così”.
La sua storia sportiva è iniziata quando era ancora una bambina. A soli nove anni, infatti, aveva già scritto in un tema scolastico quello che sarebbe diventato il suo grande obiettivo. “A nove anni avevo fatto un tema a scuola scrivendo: voglio vincere le Olimpiadi di discesa libera. A venticinque anni, l’ho fatto“. Per raggiungere quel traguardo, Goggia ha vissuto un’adolescenza diversa da quella di molti coetanei, fatta di allenamenti, gare e sacrifici. “Non ho vissuto la mia adolescenza nel senso classico in virtù della scelta che ho fatto: non ho mai vissuto quella fase in cui crei un tessuto sociale, vivi una vita più normale. Ero, però, contenta di leggere un libro la sera e di andare a letto presto perché la domenica mi dovevo alzare per andare a fare la gara”.
Una crescita precoce, che l’ha portata a essere molto seria fin da giovanissima. “A volte mi dico che ero più seria quando avevo quattordici anni di quanto non sia adesso, a trent’anni passati: però l’ho vissuta con serenità, perché è sempre stata la mia passione e ho avuto il privilegio di trasformarla nel mio lavoro. Forse però sì, ci sono delle cose che non ho vissuto, come probabilmente non avrei vissuto questa vita sugli sci se avessi inseguito quelle altre cose”.
Nel corso degli anni, l’indipendenza è diventata un aspetto fondamentale del suo carattere. Goggia ha sempre cercato di cavarsela da sola, senza pesare sugli altri, anche se con il tempo ha imparato a essere più flessibile. “Ultimamente, con l’età, sono diventata più malleabile. Sono sempre stata molto indipendente: da quando sono diventata maggiorenne non ho più chiesto un centesimo ai miei genitori. Ho sempre tenuto molto alla mia indipendenza per non gravare sugli altri”.
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