Pet Parenting, 4 persone su 10 scelgono gli animali domestici al posto dei figli

Una deriva affettiva che nasconde però un lato d’ombra, evidenziato dalla ricerca internazionale di psicologia animale e antrozoologia. Secondo una recente review pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Animals, condotta da un team di veterinari di atenei fra cui la UNAM e l’Università di Pisa, l’eccessiva umanizzazione degli animali da compagnia porta loro frequentemente a disturbi comportamentali come ansia da separazione, aggressività e forme di stress cronico. Il motivo principale risiede nell’incapacità dei proprietari di interpretare i reali bisogni etologici e nutrizionali della specie, proiettando sull’animale bisogni, emozioni e aspettative umane. “Il rischio del pet parenting non è amare troppo il proprio animale, ma amarlo nel modo sbagliato, proiettandogli addosso aspettative ed esigenze che appartengono a un essere umano e non a un cane o a un gatto”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti. “Rispettarli significa prima di tutto conoscerli: capire il loro linguaggio del corpo, i loro tempi e modi di socializzazione, le loro reali esigenze alimentari e comportamentali, che restano profondamente diverse da quelle di un bambino, per quanto affetto si possa provare. Condividere il pasto, offrire dolci o snacks pensati per il palato umano, o replicare un’alimentazione ‘di famiglia’ senza tenere conto delle specifiche esigenze nutrizionali di cane e gatto, può generare nel tempo carenze, sovrappeso o vere e proprie patologie causate da alimentazione non corretta. Una nutrizione realmente rispettosa della specie parte dalle materie prime, dagli ingredienti e dal loro specifico equilibrio nutrizionale, non dalle abitudini a tavola di chi li adotta. Lo stesso vale sul piano comportamentale: un cane o un gatto a cui non viene lasciata libertà di esprimere i propri istinti, annusare, esplorare, socializzare con i propri simili, può sviluppare ansia, frustrazione o comportamenti compulsivi, esattamente come accade quando si ignorano i suoi reali bisogni alimentari”.
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