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Monday, October 5, 2026

L’Italia dei grandi yacht vale miliardi, ma il vero potenziale è ancora in porto

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L’Italia dei grandi yacht vale miliardi, ma il vero potenziale è ancora in porto

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Vale 5,7 miliardi di euro l’anno, ma potrebbe valere molto di più. Il turismo nautico porta sulle coste italiane una capacità di spesa che va ben oltre porti e ormeggi e coinvolge alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi. A fare la differenza sono soprattutto le imbarcazioni più grandi: appena il 3% della flotta attiva in Italia genera il 42% dell’impatto economico dell’intero settore.

A fotografare dimensioni e potenzialità del comparto è lo studio “Yachting Tourism and Economic Contribution”, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica e presentato durante il Salone Nautico di Genova, che si svolge in questi giorni. Dei 5,7 miliardi generati nel 2025, circa 3,6 miliardi arrivano dalle spese sostenute per ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggi; altri 2,1 miliardi vengono spesi a terra, tra ristorazione, ospitalità, shopping, spostamenti e intrattenimento.

E il peso della fascia alta cresce ancora se ai superyacht si aggiungono le unità tra 18 e 24 metri: insieme rappresentano appena il 7% della flotta presente nel Paese, ma producono il 55% del valore complessivo del turismo nautico. Numeri che rendono evidente quanto possa incidere la capacità di attirare questo tipo di clientela e, soprattutto, convincerla a restare.

Un’occasione non semplice da sfruttare, nonostante circa il 60% degli yacht mondiali navighi nel Mediterraneo. Sulle coste italiane solo il 2% dei posti barca è destinato a unità superiori ai 24 metri e l’ormeggio è soltanto una parte del problema. Un grande yacht cerca si servizi, ma anche un territorio capace di ospitarlo. In acqua come a terra.

Quanto conti riuscire a trasformare una tappa in una base lo mostrano i tempi di permanenza. Ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali trascorrono in Italia in media 23 giorni, toccando sette località; le circa 960 unità stanziali, in gran parte yacht tra 40 e 60 metri, arrivano invece a 193 giorni, distribuiti su oltre otto mesi. In questa geografia la Liguria occupa il primo posto per giornate di presenza, con Riviera dei Fiori, Genova e Golfo della Spezia tra le aree più interessate.

Parte del divario potrebbe essere colmata dai progetti già avviati lungo le coste. Sono 24 mila i nuovi posti barca in cantiere, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila previsti da interventi ancora in fase di sviluppo, da Sanremo a Cagliari, Olbia, Bari e Trieste. Resta però da sciogliere il nodo delle procedure, con richieste che riguardano la riqualificazione dei porti, i dragaggi e la normativa fiscale.

Neppure nuove banchine e servizi, poi, sarebbero sufficienti senza le professionalità necessarie a farli funzionare. Per l’intera Economia del Mare viene stimato un fabbisogno di 175 mila lavoratori tra il 2026 e il 2030 e nella cantieristica il 43% delle posizioni ricercate resta scoperto. Un problema che riguarda una filiera molto più ampia dei cantieri e coinvolge meccanica, elettronica, automazione, artigianato e servizi.

In conclusione, non serve tanto aumentare il numero degli yacht nei mesi estivi. Quanto creare le condizioni perché scelgano i porti italiani come base, vi rimangano più a lungo e continuino a generare economie anche quando l’estate è finita.

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