“Femminicidio” è la parola più cercata sul sito della Treccani nel 2026
Mentre nelle scorse ore si è registrata la terza morte di una donna per mano dell’ex compagno in meno di tre gioni, il portale Treccani.it ha fatto sapere che proprio la parola “femminicidio” è il termine più cercato da inizio 2026. La diffusione del termine risponde alla necessità di definire “l’uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere”, come recita la definizione lessicografica. Registrato tra i neologismi, entrato poi nel Vocabolario Treccani è stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 proprio per la sua rilevanza socioculturale. Il termine è purtroppo al centro del dibattito a causa delle aggressioni mortali che, secondo l’osservatorio di Non una di meno, sono già 40 da inizio anno. Ma non solo: dopo che il governo Meloni ha introdotto un reato specifico, proprio gli ex alleati che fanno riferimento a Vannacci stanno mettendo in discussione l’operazione, arrivando addirittura a contestare l’esistenza dei femminicidi.
Tra i termini più cercati compaiono poi “maranza” e “fake news“, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Seguono “overtourism“, “influencer“, “smart working“, “follower“, “rider“, “meme” e “selfie“. Parole nuove, fino a poco tempo fa, entrate ormai nei vocabolari e diventate abituali nel linguaggio di tutti i giorni, negli organi di informazione e nei fatti di cronaca, fino a imporsi nell’uso comune e tra le ricerche della piattaforma digitale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.
Particolare il caso di “maranza”, neologismo che negli anni Ottanta e Novanta del Novecento indicava un “abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra”, ed ha poi ampliato il suo significato indicando ora il “giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, prepotenti e riconoscibili per l’abbigliamento vistoso e per il linguaggio e il modo di fare volgari”, conquistando in questo modo il suo posto nel dizionario Treccani. Il termine è stato erroneamente usato anche dai media per indicare uno degli ultimi interventi legislativi del governo Meloni per rafforzare l’imputabilità degli under 18: il testo è diventato conosciuto come ddl anti-maranza, con l’intendo di identificare in maniera razzista ragazzi e ragazze di nuova generazione.
Internet e i social media hanno poi consacrato un altro termine che ha conquistato il podio: “fake news“, espressione inglese utilizzata per indicare le “notizie false, diffuse apposta online e fatte circolare rapidamente”. “Overtourism” è passato invece dal lessico specialistico al linguaggio giornalistico, politico e istituzionale con il significato di “sovraffollamento turistico, cioè la presenza esagerata di turisti in alcuni periodi dell’anno in città e luoghi famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltre a disagi per i residenti”. Legato alla nascita di nuove professioni è il termine “influencer“, usato per riferirsi a “un personaggio popolare sui social network, che può influenzare i comportamenti, le scelte e gli acquisti di un certo pubblico (i followers, cioè le persone che lo seguono)”, quinto in classifica.
Tra i neologismi più recenti molto consultati anche “smart working” (che sarebbe meglio sostituire con l’italiano “lavoro agile” secondo i linguisti della Treccani), diffusosi definitivamente durante la pandemia fino a diventare una denominazione corrente per la “flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, per aumentare la produttività e facilitare il lavoratore o la lavoratrice nel conciliare l’attività lavorativa con le esigenze personali”.
Completano la classifica “rider” che indica “una persona che fa consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, tramite una bicicletta equipaggiata” e che si è affermato più dell’equivalente italiano “ciclofattorino” e “meme“, in nona posizione, coniato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco mímēma, per designare un elemento culturale replicabile per imitazione. Oggi sul vocabolario per indicare “un contenuto (foto, video, disegno, ecc.) che si trasmette da una persona all’altra tramite i social media, diventando virale, cioè molto diffuso”. Forse inaspettatamente, ultimo in classifica si posiziona “selfie“, “l’autoscatto fatto con la fotocamera, di solito di uno smartphone o di una webcam, che viene spesso condiviso sui social network”.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.