Una sola richiesta per Speranza: che dica, prima o poi, tutta la verità
Ho ascoltato la diretta web dell’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, nella Commissione bicamerale Covid. Tralascio le insopportabili prese di posizione di destra e di sinistra come se fossimo al bar sport a parlare di squadre di calcio. Tralascio le insopportabili prese di posizione che riguardano solo la difesa incondizionata del lavoro e della squadra che a lui comunque si riferiva e che mai ha opposto alcuna resistenza durante il periodo più brutto della recente storia italiana.
Tralascio le parole inutili dell’ex ministro su ciò che ha detto pochi giorni prima nell’audizione Giorgio Palù, nominato proprio da Speranza presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nel dicembre 2020 e membro del CTS dal marzo 2021, davanti ai commissari sostanzialmente ribadendo quanto già rivelato nel fuori onda del maggio 2021: il green pass fu una scelta politica priva di evidenze scientifiche. Il vaccino non impediva il contagio, ma era utile soltanto per prevenire gli effetti gravi della malattia.
Tralascio di commentare le dimenticanze di Speranza alle parole di Palù sulle pressioni da parte della politica per incentivare la campagna vaccinale di massa. Pur sostenendo che tali pressioni fossero giuste in quel momento, l’ex presidente dell’Aifa ha spiegato, e Speranza ha ignorato, che arrivano per motivi economici in quanto c’era la necessità di smaltire le dosi di vaccino Astrazeneca comprate in eccesso. Tralascio di commentare le parole di Speranza di difesa incondizionata della sua legge su “Tachipirina e vigile attesa” riportando le parole di Palù, sempre in commissione: “Una caz**ta madornale, lo dissi subito appena arrivai in Aifa”. E ancora: “Ma come avete potuto fare una roba del genere?”.”
Voglio fermarmi solo a quello che non ha voluto dire prendendo a prestito le parole della Associazione familiari delle vittime: “Come emerso anche dalle perizie tecniche presentate nell’ambito delle indagini giudiziarie dal microbiologo Andrea Crisanti, l’istituzione tempestiva della zona rossa a fine febbraio avrebbe potuto risparmiare oltre 4.300 vite umane”. Quindi la domanda che deve essere posta con speranza di avere una risposta in qualunque sede è: “Il 23 febbraio 2020 Nembro e Alzano Lombardo non furono immediatamente isolati come fatto solo due giorni prima per Lodi, Codogno, e Vò Euganeo?
Ex ministro della Salute non tenga la bocca troppo aperta. Si chiudono le orecchie!
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