Azzurri: Pio Esposito fratelli e gol, nel cantiere Italia segnali di futuro
Dalla depressione ed i fischi dell'Olimpico alla notte magica di Bursa. La verità sulla nuova Italia di Roberto Mancini probabilmente sta nel mezzo e venerdì sarà la Francia a dire quale é la più aderente alla realtà attuale. Resta l'altalena emotiva di una squadra a tratti inguardabile contro il Belgio e poi capace di far stropicciare gli occhi agli otre 7,3 milioni di telespettatori che l'hanno seguita su Rai1 contro la Turchia. Gioco veloce, tocchi di prima, intesa ritrovata e quattro reti in un colpo solo. Oltre alla bella scoperta delle qualità - anche offensive - di Michael Kayode, resta una vittoria rigenerante per il morale, nel segno di una sola famiglia. Quella dei fratelli Sebastiano e Francesco Pio Esposito.
La figuraccia di Roma aveva sancito la necessità di una scossa immediata. La svolta è arrivata allo stadio Atatürk.
Mancini ha sparigliato le carte, decidendo di schierare sia Sebastiano sia Pio dal primo minuto. Un evento storico: l'Italia non vedeva due fratelli titolari contemporaneamente addirittura dal 1915, con Aldo e Luigi Cevenini. Sebastiano, al suo debutto in Nazionale maggiore, ha portato imprevedibilità e dinamismo sulla fascia, mentre Pio ha agito da perfetto pivot offensivo - con 6 centri in 11 presenze é il migliore di sempre in azzurro, una media superiore a quella di Roberto Baggio -, servendo anche l'assist per la rete di Kayode. La dedica finale alla nonna ha coronato una serata che rende meno tossiche le scorie della sconfitta con il Belgio. L'attaccante interista si è preso la scena, segnando, e un altro come Riccardo Calafiori lo ha fatto regalando la maglia a un piccolo tifoso turco che ha aspettato sotto la pioggia prima di lasciarsi andare a una euforia incontenibile, il cui video ha fatto il giro del web.
L'Italia di Mancini ha ancora molta strada da fare, ma la sensazione è che stia finalmente trovando le sue basi per il futuro. La partita con la Turchia ha mostrato, soprattutto, i primi riscontri concreti sul percorso che il ct intende tracciare. Questa sua seconda gestione si distacca nettamente dalla prima: l'obiettivo non è replicare la formula, pur vincente, di Euro 2020, ma plasmare un'identità che si adatti ad un calcio sempre più intenso e fisico, fatto di rapide verticalizzazioni, ripartendo dal suo storico 4-3-3 come sistema di riferimento principale. Un percorso che viaggia sul binario verde dei giovani. L'Italia ha bisogno di volti nuovi e Mancini ha dimostrato di non avere paura di metterli alla prova, inserendo in rosa ben nove esordienti nel corso delle ultime convocazioni.
Profili come il centrocampista Alessandro Romano - lodato pubblicamente dall'allenatore per le sue doti tecniche - e Kayode rappresentano le fondamenta di un ciclo che vuole puntare su freschezza atletica, motivazioni, senso di appartenenza.
Supportato da una struttura dirigenziale rinnovata che vede Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico del Club Italia, Mancini dispone del tempo e del materiale umano necessari per costruire un blocco solido. Verranno altri rovesci, ma le prime risposte indicano che la via del coraggio è quella giusta, e insieme l'unica praticabile, per riportare l'Italia ai vertici del calcio internazionale. C'é un Europeo nel 2028 per rialzare la testa, costruire consapevolezza e fiducia. Poi, soprattutto, un Mondiale nel 2030 che non può essere la quarta edizione di fila senza gli Azzurri.
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