Elezioni mitderm Usa, perché sono importanti e che cosa rischia Trump

Mancano ormai pochissimi giorni alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: gli elettori infatti saranno chiamati alle urne martedì 3 novembre - anche se molti nel Paese sfruttano la possibilità di votare anticipatamente via posta - per rinnovare il Congresso federale. In palio ci sono tutti e 435 i seggi della Camera, 35 del Senato, 36 cariche di Governatore in altrettanti Stati. Ma non solo: il voto sarà una forte indicazione sul gradimento delle politiche di Donald Trump, e una sua eventuale sconfitta lo trasformerebbe in una ‘anatra zoppa’ nei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca.
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Quello che devi sapere
L'origine del nome 'midterm'
Come stabilito dalle legge, il Congresso viene rinnovato ogni due anni (per intero la Camera, per un terzo a rotazione il Senato). L'appuntamento elettorale cade sempre il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, per evitare che si voti l'1 novembre. Quando il voto cade a metà del mandato presidenziale - come in questa tornata - si parla appunto di elezioni di 'midterm'. Per l'attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, si tratta del secondo voto di midterm dopo quello del 6 novembre 2018 a metà del primo mandato.
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©Ansa
Per cosa si vota
In base alla Costituzione degli Stati Uniti, l'elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio: questo avviene perché nel 2026 sono in programma le elezioni straordinarie per due collegi.
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I requisiti per essere eletti
Alla Camera dei Rappresentanti, ogni candidato è in corsa per rappresentare un singolo distretto congressuale: questo varia proporzionalmente in base alla popolazione all'interno di ciascuno Stato. In totale, come detto, in tutti gli Usa sono 435 i seggi in palio. Per essere eletti, è necessario avere almeno 25 anni, la cittadinanza statunitense da almeno 7 e vivere nello Stato che si intende rappresentare. La situazione è diversa al Senato, dove ciascuno Stato elegge 2 senatori indipendentemente dalla popolazione residente e i candidati "corrono" sull'intero territorio: in questo caso servono almeno 30 anni, essere cittadini da almeno 9 e risiedere nello Stato che si rappresenta.
Elezioni per i governatori
Oltre che dal punto di vista federale, il test di novembre assume un valore importante anche a livello statale. Nella stessa tornata infatti i cittadini di 36 Stati su 50 sono chiamati a eleggere i rispettivi governatori, figure con ampi poteri politici e amministrativi in un Paese profondamente federale come sono gli Stati Uniti d'America.
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Perché sono importanti
Trattandosi di vere e proprie elezioni parlamentari, le midterm rivestono un significato politico di primo piano: vengono infatti ampiamente considerate un termometro del gradimento dell'operato del Presidente in carica. Dalle urne gli elettori lanciano un segnale sull'azione che l'amministrazione in carica ha attuato fino a quel momento, dall'economia alle riforme sociali fino alla politica estera e di difesa. Storicamente parlando, le midterm tendono a premiare il partito che non occupa la Casa Bianca: è molto frequente infatti che il Presidente perda il controllo di uno dei rami del Congresso a metà del suo mandato.
La situazione attuale
Dopo la vittoria di Donald Trump su Kamala Harris alle presidenziali del 5 novembre 2024, l'attuale composizione del Congresso vede una maggioranza del Partito Repubblicano in entrambi i rami. Alla Camera, lo schieramento che appoggia il presidente può contare su 219 seggi contro i 211 del Partito Democratico, una maggioranza piuttosto risicata considerando i 435 seggi totali dell'Aula. Al Senato invece il partito di Trump occupa 53 scranni contro i 47 dei Dem.
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Il rapporto tra Congresso e Presidente
Per qualunque presidente in carica, disporre di una maggioranza al Congresso è molto importante per portare avanti la propria agenda politica. Non fa eccezione Donald Trump, che nei primi due anni del suo secondo mandato è riuscito a far approvare dal congresso alcune norme per lui fondamentali come , nel luglio 2025, del One Big Beautiful Bill Act: si è trattato di una maxi legge fiscale che ha reso permanenti una serie di tagli (come il Medicaid), aumentando al contempo la spesa per la sicurezza dei confini, per la difesa e per la produzione energetica.
Cosa succede se cambia la maggioranza
Nonostante la maggioranza repubblicana al Congresso, la strada per Trump non è stata comunque spianata: in diversi casi infatti si è registrato un braccio di ferro tra Campidoglio e Casa Bianca, pur senza mai arrivare a bloccare del tutto l'agenda presidenziale. La situazione potrebbe però cambiare sostanzialmente se dal voto del 3 novembre uscisse fuori una maggioranza Dem. Ipotizzando la conquista della Camera e del Senato, i Democratici avrebbero forza sufficiente per impedire l'approvazione di leggi non concordate con loro, rendendo di fatto il presidente una "anatra zoppa" (lame duck, nella definizione inglese) fino alla conclusione del mandato.
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Il rapporto tra Congresso e Casa Bianca
In ogni caso è necessario sottolineare come l'eventuale cambio di maggiornaza al Congresso non avrebbe effetti diretti sulla Casa Bianca: a differenza del sistema italiano, nel quale il capo del governo deve godere della fiducia del Parlamento per restare in carica, negli Stati Uniti il potere legislativo e quello esecutivo sono nettamente separati. Il mandato di Trump, iniziato nel gennaio 2025, si concluderà comunque nel gennaio 2029.
Le sfide più attese
Secondo i sondaggi con le proiezioni elaborate dal New York Times, il quadro è ancora incerto con diverse corse ancora in bilico ("toss-up") sia alla Camera sia al Senato. Gli occhi sono puntati soprattutto su alcune sfide, in particolare per la camera alta: in Texas, tradizionale feudo repubblicano, il democratico James Talarico potrebbe avere la meglio sul repubblicano Ken Paxton. In Michigan, Abdul El-Sayed, uscito vincitore a sorpresa delle primarie Dem, cerca la vittoria sul conservatore Mike Rogers.
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Cosa serve ai Dem per vincere
Come detto, attualmente i Repubblicani detengono il controllo sia della Camera sia del Senato. Secondo i sondaggi, i Dem hanno buone possibilità di conquistare l’House of Representatives: a loro basta infatti strappare una manciata di seggi al partito di Trump, e secondo i sondaggi potrebbero farcela. Più aperta la partita al Senato, dove i Democratici hanno bisogno di conquistare invece quattro seggi: in caso di pareggio 50-50, infatti, la maggioranza rimane al partito che controlla la Casa Bianca in quanto il vicepresidente è anche presidente del Senato, e può votare in Aula per rompere l’equilibrio.
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