Gori a Conte: “Il M5s cambi linea sull’Ucraina se vuole accordo col Pd. Chi non manda armi tifa per la resa di Kiev”
“Il M5s, se vuole un accordo col Pd, deve cambiare le posizioni contrarie all’invio di armi in Ucraina. Conte e i 5 Stelle sanno perfettamente quale sia la posizione del Pd, che è la stessa dell’Unione europea e di tutte le forze socialiste europee. Non c’è modo di fare marcia indietro rispetto alla necessità di garantire un sostegno pieno alla resistenza dell’Ucraina, compreso con lo strumento militare“.. Lo dice a 24 Mattino, su Radio 24, l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, nel pieno del braccio di ferro che divide il campo progressista sul sostegno militare a Kiev e sul metodo per scegliere il leader della coalizione.
Gori, già sindaco di Bergamo e oggi tra le voci più riconoscibili della minoranza riformista del Pd, afferma che la posizione sull’Ucraina non è negoziabile: “chi tiene veramente alla pace” deve continuare a sostenere la resistenza ucraina anche con le armi; chi invece “fa il tifo per la resa degli ucraini può anche smettere di mandargli le armi”.
Lo scoglio è il no del M5s alle forniture militari, irrigidito dopo Nova, la kermesse partecipativa con cui i 5 Stelle hanno chiesto alla base di ratificare le priorità da portare al tavolo della coalizione. In quel passaggio gli iscritti hanno dato mandato a Giuseppe Conte di opporsi al continuare a inviare armi a Kiev, sostenendo che le forniture allontanano la pace.
Il conduttore Simone Spetia ricorda che Conte ha presentato quella linea come punto non negoziabile e l’ha fatta votare dalla base. Gori commenta, ribadendo quanto già sostenuto giorni fa dal compagno di partito e di corrente, Filippo Sensi (“Conte dovrà fare pippa sull’invio di armi in Ucraina”): “È un problema, perché in questo modo ha blindato una posizione che sarà più difficile cambiare al tavolo della composizione del programma del campo largo. Ma la posizione del Pd è quella da anni, non è che può cambiare perché Conte ha deciso con Nova che bisogna smettere di mandare sostegno agli ucraini”.
“C’è chi dice che con questa posizione il campo largo è finito sostanzialmente“, osserva Spetia.
“Mi auguro di no – risponde Gori – perché io penso che sia necessaria un’alleanza di tutte le forze progressiste per cercare di cambiare verso al nostro Paese rispetto a questi quattro anni di governo di Giorgia Meloni”.
Sulle primarie di coalizione l’eurodeputato dem respinge l’idea che siano un rischio da evitare: “Penso che siano uno strumento storicamente utile ad allargare il consenso e il radicamento di un progetto politico e quindi non se ne debba avere paura. Se emergessero altri strumenti e altri modi per selezionare il leader o la leader della coalizione centrosinistra, andrebbe molto bene. In mancanza di alternative, però, le primarie devono essere affrontate con tranquillità”.
E aggiunge: “Dalle interviste che ho letto ai principali leader, mi sembra difficile che trovino un altro modo che non siano le primarie. Non condivido chi le definisce un autogol, non lo penso affatto”.
Richiama, a riguardo, la propria esperienza a Bergamo e smentisce le voci secondo cui lui stesso si candida. Poi propone la sua soluzione: primarie a doppio turno con più candidati al primo scrutinio e poi gli endorsement sul ballottaggio. E spiega: “Io sono fermamente convinto che le primarie debbano essere a doppio turno, perché sarebbe il modo per allargare la base. Un derby ridotto a Conte e Schlein rischierebbe di non coinvolgere fasce di cittadini e pezzi di società che non andrebbero a votare”.
Ma se alle primarie vincesse Conte, che cosa farebbero i riformisti del Pd? Gori risponde che “se si accetta un percorso che comprende le primarie, se ne accettano poi i risultati“. Ma aggiunge la sua previsione: “Io credo che la possibilità che vinca Conte sia piuttosto remota perché conosco il radicamento del Pd e l’attitudine anche dei nostri militanti a partecipare a questo modo di selezionare la leadership. I gazebo sono nel dna del Pd e credo che questo faccia la differenza”.
Resta il monito di Graziano Delrio, anch’egli dell’ala riformista, secondo cui le primarie potrebbero esporre il centrosinistra a influenze russe. Gori precisa che Delrio lo dice “soprattutto rispetto alla prospettiva che il voto non sia soltanto fisico nei gazebo ma sia anche un voto online”. Quel rischio, per lui, “è molto concreto vista la quantità di bot che popolano l’ambiente digitale anche nel nostro Paese”.. Ergo, secondo l’ex sindaco di Bergamo, le primarie, se si fanno, vanno celebrate “assolutamente solo nei gazebo”.
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