Sport invernali, i successi olimpici non bastano: è finito il regno di Flavio Roda. Pesa la posizione sugli incidenti mortali di Franzoso e Lorenzi
Le medaglie olimpiche non sono bastate. Proprio nell’anno di Milano Cortina 2026 il presidente della Federazione Italiana Sport Invernali è costretto a cedere il trono che occupava da quasi tre lustri. Non si sa ancora chi sarà il successore, ma l’assemblea che si è tenuta a Verona ha lasciato Flavio Roda ben lontano dai due terzi dei voti che avrebbe dovuto raggiungere al primo scrutinio. Si è fermato al 57,88 per cento, che sarà pure una cifra ragguardevole, ma non bastava, dopo le modifiche statutarie che hanno fissato la possibilità di essere eletto per un quarto mandato solo a patto che si ottenga una maggioranza qualificata.
L’assemblea è stata una vera resa dei conti. Non a caso i due sfidanti di Rota, il bergamasco Antonio Rosario Maria Noris e il veneto Roberto Bortoluzzi, hanno parlato della necessità di girare pagina dopo un così lungo periodo di gestione in capo alla stessa persona. “Non è più il tempo di un uomo solo al comando”, ha detto Bortoluzzi. “Serve collegialità, serve una squadra per gestire la Fisi. Non pensiamo di sostituire un uomo solo al comando con un altro uomo solo al comando”. Rota ha respinto la definizione, rinfacciando a Noris di essere stato vicepresidente vicario nella gestione commissariata nel 2011. L’anno successivo Roda era stato eletto la prima volta (ma solo per due anni), quindi riconfermato nel 2014, nel 2018 e nel 2022. Rispondendo agli sfidanti ha illustrato i successi ottenuti in quattro anni (19 medaglie olimpiche, titoli mondiali, coppe del mondo…) e si è detto disponibile a continuare il proprio impegno.
Non gli è bastato, cadendo proprio nella città che ha ospitato la cerimonia di inaugurazione delle Paralimpiadi, lo scorso marzo. Ha ottenendo 48.015 voti, su un totale di 83.160, di cui validamente espressi 82.950. Noris ne ha presi 29.838, fermandosi al 35,97 per cento, Bortoluzzi 2.087 con il 2,52 per cento. Sono stati accreditati 622 delegati, 303 affiliati, 147 atleti e 145 tecnici. Adesso Roda rimane in carica finché tra 90 giorni verrà convocata un’altra assemblea per la seconda elezione, ma è ormai fuori gioco e potrebbe dimettersi prima, aprendo la strada al commissariamento. “Esco bocciato, ma solo a livello di quorum: un’ampia maggioranza, infatti, è stata ancora con me. Raggiungere i due terzi dei voti era un traguardo alto, per quanto non impossibile. Mi dispiace lasciare la Fisi, ma bisogna accettare il verdetto perché l’assemblea è sovrana”. Poi si è tolto qualche sassolino: “Quanto è successo contro di me in questi mesi mi ha mortificato, mi auguro che arrivi a guidare la Fisi chi, prima di tutto, ha a cuore gli atleti, ovvero il nostro valore aggiunto”.
Pochi giorni fa aveva creato rumore la pubblicazione della notizia dell’esito, con archiviazione, dell’indagine sportiva per la morte dello sciatore venticinquenne Matteo Franzoso, anche se la Procura federale aveva rimarcato possibili carenze nelle protezioni alla pista. L’incidente era avvenuto nel settembre 2025 sulle nevi del Cile, durante un allenamento. La notizia (che non era trapelata per sette mesi) ha suscitato polemiche, anche se un’indagine penale avviata dalla Procura di Roma per iniziativa dei familiari di Matteo potrebbe riaprire la strada a sanzioni sportive. Nel 2024 è morta un’altra sciatrice della nazionale, Matilde Lorenzi, finita contro un mucchio di neve ghiacciata in Val Senales. Un bilancio agghiacciante per il nostro sport dello sci. Molto attento ai profili della sicurezza e ai controlli federali, dopo la bocciatura di Roda è intervenuto in un video l’ex sciatore azzurro Paolo De Chiesa. “È un presidente che non ha ravvisato evidenti e oggettive responsabilità della Federazione per quanto riguarda i due drammi che hanno funestato lo sci italiano” ha commentato. “Dopo questi due drammi immani la Federazione a dir del vero qualcosa ha fatto: ha indotto gli atleti a firmare una liberatoria nella quale si assumono le proprie responsabilità in caso di incidente, sgravando la Federazione di corresponsabilità”. Il mondo dello sport conosce molti presidenti che vorrebbero essere sempiterni. La scorsa estate la bocciatura ha colpito anche Andrea Gios, a capo della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, che essendo stato eletto la prima volta nel 2014 avrebbe dovuto raggiungere il 66,67 per cento. Come Roda, si è fermato prima: 1.315 voti su 2.056, pari al 63,95 per cento. Per questo è attuale presidente reggente, in attesa delle nuove votazioni della Sisg.
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