Toyota avverte Bruxelles: “Non siamo ospiti in Europa”. E chiede di cambiare le regole sull’auto
Toyota invita Bruxelles a correggere il tiro sulle regole che guideranno il futuro dell’auto europea. Il messaggio del costruttore giapponese è chiaro: difendere l’industria del Vecchio Continente è necessario, ma senza alzare muri contro i partner commerciali né imporre una transizione elettrica che, almeno per ora, procede più lentamente del previsto. Da qui la proposta di sostituire al tradizionale Made in Europe un più inclusivo Made with Europe, accompagnato da una serie di richieste concrete sulle emissioni e sulle politiche industriali.
“Toyota non è un ospite in Europa. Siamo un produttore europeo e vogliamo che l’industria automobilistica europea abbia successo”, ha dichiarato Yoshihiro Nakata, presidente e CEO di Toyota Motor Europe. Parole che riassumono il senso della proposta e introducono una questione tutt’altro che secondaria: perché escludere Paesi come Giappone, Regno Unito e Turchia, che da decenni partecipano alla produzione automobilistica europea? Secondo Toyota, le nuove regole sui componenti di origine locale dovrebbero tenere conto anche di queste realtà. La Casa propone una quota del 70%, da raggiungere nell’arco di tre anni e senza obblighi sostanziali prima del 2030. Una richiesta che nasce dalla volontà di mantenere aperti gli scambi, ma anche da interessi ben precisi: Toyota dispone di una rete produttiva internazionale che potrebbe risentire di norme troppo restrittive.
Il capitolo più delicato resta però quello delle emissioni, dove i numeri raccontano bene la distanza tra gli obiettivi fissati da Bruxelles e le previsioni del gruppo giapponese. Nel 2030, secondo Toyota, le auto elettriche rappresenteranno circa il 45% delle nuove immatricolazioni europee, mentre per rispettare gli attuali vincoli sulle emissioni servirebbe superare il 55%. Un divario ch si dovrebbe colmare concedendo più tempo ai costruttori, attraverso un sistema di calcolo delle emissioni distribuito su cinque anni, dal 2028 al 2032.
Lo sguardo si spinge poi al 2035, la data simbolo dello stop europeo alle nuove auto con emissioni di CO₂ allo scarico. Toyota propone di fermare l’asticella a una riduzione del 90% anziché del 100%, lasciando spazio anche ai carburanti rinnovabili. Per i veicoli commerciali leggeri chiede obiettivi meno impegnativi: -35% nel 2030 e -80% nel 2035. Del resto, per chi utilizza un furgone ogni giorno, autonomia, tempi di ricarica e capacità di carico non sono dettagli secondari.
Dietro queste richieste c’è una strategia (potremmo definirla multienergia) che Toyota porta avanti da anni: non puntare tutto su una sola tecnologia, ma lasciare convivere elettrico, ibrido, idrogeno e carburanti alternativi. Una strada che oggi incontra le posizioni di diversi costruttori europei, alle prese con una domanda di elettriche inferiore alle attese, costi elevati e concorrenti asiatici sempre più aggressivi.
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