I poteri della Procura nazionale antimafia estesi alle indagini sui minorenni: in Cdm la nuova norma “anti-maranza”
Una nuova norma “anti-maranza“, stavolta per estendere i poteri della Direzione nazionale antimafia. Il governo interviene con un decreto-legge per “aiutare” la super-Procura diretta da Gianni Melillo, superando un buco normativo che rendeva dubbia la possibilità di affiancare le Procure minorili nelle indagini per mafia e terrorismo. Nel provvedimento all’esame del Consiglio dei ministri si chiarisce che “si applicano anche ai procedimenti a carico di minorenni” le disposizioni dell’articolo 371-bis del codice di procedura penale, dove sono elencati i poteri di “impulso e coordinamento” del procuratore nazionale: collegamento investigativo, applicazioni temporanee di magistrati alle Procure sul territorio, acquisizione di notizie e informazioni, ma anche avocazione dei fascicoli in caso di inerzia o mancata collaborazione. La norma specifica che in questi casi “le funzioni del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo sono esercitate nei confronti del procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni”. Parallelamente si modifica il Codice antimafia per disciplinare le modalità di applicazione dei pm.
Finora i poteri della Dna nelle indagini sui minori erano discussi e soggetti a diverse interpretazioni: il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha voluto intervenire d’urgenza per rispondere alle preoccupazioni dei magistrati di non poter intervenire in modo efficace nel contrasto ai fenomeni di radicalizzazione online. Così è stata introdotta nel decreto Giustizia – in origine dedicato solo alla proroga dell’ultima tranche di precari Pnrr – una norma che ricalca un emendamento presentato dalla Lega al decreto Pa in discussione alla Camera, poi dichiarato inammissibile. Nelle premesse, la bozza del provvedimento cita la “straordinaria necessità e urgenza di intervenire per confermare e esplicitare i poteri del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo nei procedimenti relativi a reati commessi da minori, attesa la sempre maggior rilevanza che assume oggi il coinvolgimento di minori in fenomeni di criminalità grave“.
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