Attacchi Houthi sull'oleodotto saudita, il petrolio schizza oltre i 108 dollari al barile

Yemeni prisoners loyal to the Houthi authorities stand in line after being liberated from prisons on the west coast where they were being held by Yemen's Saudi-backed government forces, as they arrive in the capital Sanaa on September 12, 2026
Petrolio sempre più caro, il Brent oltre i 108 dollari al barile
I prezzi del petrolio sono balzati di oltre 3 dollari all'apertura dei mercati di lunedì, in seguito a nuovi attacchi contro l'Arabia Saudita e il traffico marittimo nel Golfo. Lo riporta Al Jazeera English. "Alle 22:14 Gmt - spiega l'emittente - i futures sul greggio Brent erano in forte rialzo (+3,62 dollari, ovvero +3,46%) a 108,23 dollari al barile, mentre i futures sul Wti salivano di 3,15 dollari (+3,15%) a 103,20 dollari al barile .
I timori legati all'offerta si sono intensificati dopo che l'Arabia Saudita ha temporaneamente sospeso l'attività del suo fondamentale oleodotto 'East-West', lungo 1.200 chilometri e che attraversa la penisola arabica, in seguito a un attacco con droni avvenuto venerdì".
Guerra in Medio Oriente, schizza in alto il prezzo del petrolio
Continua la corsa del prezzo del petrolio alimentata dai timori per l'approvvigionamento. Lunedì i prezzi del petrolio hanno registrato un forte rialzo sui listini asiatici, spingendo il Brent a oltre 107 dollari al barile sulla scia dell'escalation delle tensioni in Medio Oriente.
Il greggio Brent con consegna a novembre ha guadagnato il 2,8% attestandosi a 107,54 dollari al barile, mentre il Wti, il benchmark statunitense con consegna a ottobre, è salito del 2,3% a 102,34 dollari. Entrambi hanno consolidato i guadagni della scorsa settimana, dopo essere tornati sopra la soglia dei 100 dollari.
Del resto i nuovi attacchi in Arabia Saudita e alle navi nel Golfo stanno mettendo a dura prova gli operatori mentre l'assalto a un oleodotto saudita e l'avanzata degli Houthi nello Yemen pongono minacce crescenti alle forniture energetiche globali. Un quadro d'incertezza aggravato dalla recente notizia del rinvio dell'incontro in Oman (che si sarebbe dovuto tenere oggi) tra l'Iran e gli Stati arabi del Golfo che dovevano discutere l'accordo sull'apertura dello Stretto di Hormuz.
Iran, esplosioni vicino allo Stretto di Hormuz
I media di Stato dell'Iran hanno riferito che diverse esplosioni di origine sconosciuta sono state udite nell'area di Sirik, nella provincia meridionale iraniana di Hormozgan. La zona è molto vicina allo stretto di Hormuz, nel Golfo Persico.
Il ministro della Cultura israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di "Naza"
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar vuole revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor, registi del documentario 'Naza' che ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia raccontando i metodi di sterminio dei civili attuati dall'esercito israeliano a Gaza.
In un post su X, Zohar ha descritto il film come "vile", affermando che "costituisce un tradimento dello Stato". "Proprio per questo motivo ho guidato l'importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per i danni arrecati ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane e allo Stato di Israele", ha dichiarato Zohar riferendosi alla sua riforma dei finanziamenti governativi per l'industria cinematografica locale.
Ben Gvir contro i registi di Naza: "Siete una vergogna, andatevene"
"A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l'intero popolo d'Israele. Andatevene". Così il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir nei confronti di Rachel Szor e Yuval Abraham, i registi del film Naza che a Venezia ha ricevuto un Premio Speciale della Giuria. "Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!", ha aggiunto Ben Gvir.
Annullato incontro previsto per domani tra i Paesi del Golfo e l'Iran
Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi, ha annunciato il rinvio del vertice previsto per domani nel Paese, che avrebbe visto la partecipazione dell'Iran e degli Stati del Golfo. Lo riporta Ynet citando una dichiarazione del ministro su X. "Rimaniamo impegnati a favorire un dialogo che supporti la stabilità e una cooperazione duratura nella nostra regione", ha aggiunto.
Il rinvio della riunione sullo Stretto di Hormuz prevista in Oman è stato deciso "su richiesta di alcuni Paesi della regione e in seguito a una decisione congiunta di Teheran e Muscat". Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Fars, citando il direttore generale dell'Ufficio per gli affari del Golfo Persico del ministero degli Esteri.
Pezeshkian: "Se volevamo arma atomica non firmavamo il Trattato di non proliferazione nucleare"
L'iran non vuole e non ha mai voluto possedere l'atomica. Lo ha detto nell'intervista a India Today il presidente iraniano Massoud Pezeshkian. "Gli Stati Uniti stanno facendo propaganda. E' pura propaganda. Siamo membri del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e le sue norme sono chiare. Esercitano quotidianamente il massimo livello di monitoraggio sulle attività nucleari in Iran. Sono venuti e hanno monitorato, ma noi abbiamo fatto tutto il possibile e abbiamo operato nel rispetto dei principi internazionali. Se avessimo cercato di dotarci di armi nucleari, non saremmo diventati membri del TNP. Ora stanno inventando alibi e pretesti per attaccare il nostro territorio".
Al Jazeera: almeno 1.500 uccisi in un mese di combattimenti in Yemen
Oltre 1.500 combattenti di entrambi gli schieramenti sono rimasti uccisi nell'ultimo mese durante gli scontri tra le forze governative yemenite e il gruppo Houthi lungo la costa occidentale del Paese.
L'emittente Aljoumhouriya TV, citando una dichiarazione delle Forze di Resistenza Nazionale (alleate del governo), ha riferito che i combattimenti svoltisi tra il 9 agosto e il 10 settembre hanno causato la morte di oltre 500 membri delle proprie forze e il ferimento di altri 1.500.
Nello stesso periodo, inoltre, sono stati uccisi più di 1.000 combattenti Houthi e ne sono rimasti feriti a migliaia. Tali cifre relative alle perdite non hanno potuto trovare conferma indipendente da parte di Al Jazeera.
Proseguono i violenti combattimenti, con gli Houthi che tentano di avanzare verso le due principali roccaforti del governo riconosciuto a livello internazionale, situate rispettivamente nel sud e nel nord dello Yemen.
La minaccia Houthi all'Arabia Saudita: da stop Yanbu (oleodotto colpito) -4% offerta globale petrolio. L'offerta di petrolio saudita è già scesa al livello piu' basso degli ultimi trent'anni ad agosto
L'interruzione dell'oleodotto saudita East-West minaccia la perdita del 4% dell'offerta globale di petrolio a meno che il pompaggio non riprenda entro pochi giorni. Lo affermano a Reuters alcuni trader secondo cui l'Arabia Saudita esaurirà le scorte di petrolio per le esportazioni se non riavvia il suo principale oleodotto.
Un ulteriore calo dei flussi sauditi aggraverà la crisi globale dell'offerta, che ha già spinto i prezzi dei carburanti a livelli record, alimentando l'inflazione in tutto il mondo e portando i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi ai massimi dalla crisi finanziaria del 2008.
Da quando gli attacchi dei droni hanno costretto l'Arabia Saudita a chiudere il suo enorme oleodotto East-West venerdì, Riad non ha fornito dettagli completi sull'entità del danno o sulla durata dell'interruzione del servizio. Negli ultimi sei mesi, l'oleodotto che attraversa il deserto della penisola arabica ha risparmiato all'Arabia Saudita il peso maggiore dell'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz durante la guerra, che ha paralizzato le esportazioni dei paesi vicini.
Il più grande esportatore al mondo ha utilizzato la pipeline per reindirizzare circa 4 milioni di barili al giorno - circa il 4% dell'offerta globale - verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Ma con l'oleodotto fuori servizio, Yanbu ora dispone di scorte sufficienti a garantire le esportazioni solo per cinque-sette giorni. L'Arabia Saudita dispone anche di scorte sufficienti a rifornire i clienti per diversi giorni dai porti egiziani di Ain Sukhna sul Mar Rosso e Sidi Kerir sul Mediterraneo, ha affermato un'altra fonte a Reuters.
La capacità di stoccaggio di Yanbu si attesta intorno ai 35 milioni di barili, secondo le stime del settore, mentre Ain Sukhna e Sidi Kerir possono stoccare rispettivamente 18 e 20 milioni di barili. Le scorte non sono al massimo e si esauriranno definitivamente se l'oleodotto East-West non riprenderà le operazioni.
L'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) ha dichiarato venerdi' che l'offerta di petrolio saudita è già scesa al livello piu' basso degli ultimi trent'anni ad agosto, a causa della riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso. L'Aie, che coordina le politiche energetiche occidentali, ha affermato che l'offerta mondiale di petrolio diminuirà quest'anno di 5,7 milioni di barili al giorno, ovvero circa il 6%.
Oltre all'attacco all'oleodotto, gli Houthi yemeniti, che minacciano i flussi di petrolio saudita, hanno conquistato, la settimana scorsa, un'isola all'imboccatura del Mar Rosso. Prima della guerra, il Medio Oriente forniva circa 22 milioni di barili di petrolio al giorno. Secondo fonti del settore, i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz sono rallentati a soli 6-9 milioni di barili al giorno. L'Arabia Saudita ha comunicato la scorsa settimana all'Opec che la sua produzione petrolifera è scesa a soli 6,2 milioni di barili al giorno ad agosto, rispetto ai 10,9 milioni di barili al giorno di febbraio, prima dell'inizio della guerra.
Yemen, Oim: oltre 2mila persone in fuga verso Gibuti
Oltre 2.000 persone sono fuggite in barca dallo Yemen verso Gibuti da giovedì, quando si sono riaccesi gli scontri tra le forze governative e gli Houthi. Lo ha reso noto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).
Combattimenti sono in corso da settimane, ma di recente hanno avuto una brusca accelerazione. Quattro giorni fa gli Houthi, che già controllavano gran parte del nord del paese inclusa la capitale Sanaa e Hodeidah (ovest), hanno condotto un'offensiva-lampo grazie alla quale si sono impadroniti della citta' di Mokha e poi della costa e delle isole nel Mar Rosso. E controllano ora lo stretto di Bab al-Mandeb.
Gli scontri hanno causato centinaia di morti e spinto decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. "Più di 2.000 persone in fuga dalle ostilita' in Yemen hanno raggiunto le coste di Gibuti", ha scritto l'organizzazione Onu su X. I primi arrivi risalgono a giovedi' sera. L'Iom "sta fornendo assistenza immediata a Obock", nel nord di Gibuti, ma "e' necessario un sostegno maggiore".
Ieri sera il ministro dell'Economia di Gibuti, Ilyas Moussa Dawaleh, aveva parlato di 1.400 persone arrivate dallo Yemen in sole 24 ore.
Nuova vittima a Khan Younis: raid aereo israeliano su veicoli nel sud di Gaza
Un nuovo attacco aereo condotto dalle forze armate israeliane nel sud della Striscia di Gaza ha provocato la morte di un cittadino palestinese. L'incursione ha preso di mira una serie di veicoli nella zona di Khan Younis, causando il ferimento critico della vittima, che è poi deceduta a causa delle lesioni riportate.
La notizia è stata diffusa dall'emittente Al Jazeera, che ha citato fonti mediche interne all'ospedale Nasser di Khan Younis, dove la persona colpita era stata trasportata d'urgenza nel tentativo di prestarle soccorso. L'episodio si inserisce nel quadro di continua instabilità e tensione che caratterizza le operazioni militari e i raid mirati nell'area meridionale della Striscia.
L'avanzata Houthi nel Mar Rosso scatena una crisi umanitaria: oltre 76.000 sfollati in Yemen
L'avanzata delle milizie Houthi lungo la costa dello Yemen affacciata sul Mar Rosso sta provocando un drammatico esodo di civili. Secondo quanto riferito dall'Associated Press e confermato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l'intensificarsi dei combattimenti ha già costretto oltre 76.000 persone ad abbandonare le proprie case a partire dal mese di luglio.
I dati forniti dalle agenzie umanitarie evidenziano un'accelerazione spaventosa della crisi: il bilancio degli sfollati è cresciuto di oltre 30.000 unità nel giro di pochissimi giorni, quadruplicando i numeri rilevati solo la settimana scorsa.
La direttrice generale dell'OIM, Amy Pope, ha sottolineato come la maggior parte delle famiglie stia fuggendo nella notte portando con sé solo i vestiti che ha addosso, trovandosi ad affrontare lo sfollamento per la seconda o terza volta dall'inizio del lungo conflitto yemenito. Le aree più colpite dall'offensiva lungo la costa occidentale e il sud del governatorato di Taiz vedono intere comunità in fuga verso Aden o strutture d'emergenza improvvisate.
Incursioni dell'esercito di Israele in Cisgiordania e a Gerusalemme. Irruzione in almeno sei villaggi e città
L'esercito israeliano ha condotto una serie di incursioni in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est, ferendo un uomo a Silwan e facendo irruzione in almeno sei villaggi e città. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa.Un giovane è rimasto lievemente ferito dopo essere stato colpito da un proiettile sparato dall'esercito israeliano nel quartiere di Ras al-Amud, a Silwan, a sud della moschea di al Aqsa, secondo quanto riferito dal governatorato di Gerusalemme. Ad Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, l'esercito ha lanciato lacrimogeni, mentre i bulldozer hanno iniziato a spianare il terreno sui versanti orientale e occidentale del villaggio, aprendo strade per agevolare gli spostamenti dei coloni durante l'incursione, secondo quanto dichiarato dal capo del consiglio del villaggio, Amin Abu Aliya. Non sono stati segnalati feriti. Al-Mughayyir ha subito ripetute incursioni e attacchi da parte dei coloni nelle ultime settimane, ha aggiunto Abu Aliy. Separatamente, l'esercito dello stato ebraico ha inasprito per diverse ore le restrizioni al checkpoint di Atara, a nord di Ramallah, impedendo il passaggio dei veicoli e causando gravi congestioni del traffico.
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