Israele al voto, tutti i partiti in lizza per le elezioni del 27 ottobre

Dall'estrema destra fino agli arabo-israeliani, passando per gli ultraortodossi, sono 37 i partiti che partecipano alle elezioni del 27 ottobre in Israele. Un tabellone affollato quello che si presenta agli occhi degli elettori, che trovano insieme i principali protagonisti della vita politica del Paese e qualche novità.
I PARTITI AL GOVERNO
LIKUD: E' il partito del premier Benjamin Netanyahu, che lo guida dal 1993. Fondato nel 1972 da Menachem Begin, è espressione della destra nazionalista, che unisce valori conservatori e ricette liberali. Alle ultime elezioni nel 2022 ha preso 32 seggi.
OTZMA YEHUDIT: Partito di estrema destra guidato da Itamar Ben-Gvir, controverso ministro per la Sicurezza nazionale, noto alle cronache in patria e all'estero per le dichiarazioni e le azioni incendiarie. A partire dal 2004, la formazione ha conosciuto diverse alleanze e unioni nel tempo nel tentativo - mancato più volte - di superare la soglia di sbarramento ed entrare alla Knesset. Obiettivo centrato per la prima volta nell'aprile 2019 (5 seggi) in una lista congiunta di destra, ma che finì in un nulla di fatto a causa della mancata formazione di un governo.
Nel marzo 2021 - sotto pressione di Netanyahu - si unì all'altro partito di estrema destra, Sionismo Religioso di Bezalel Smotrich, e riuscì nell'impresa. Nella successiva tornata elettorale, nel 2022, l'alleanza si allargo' a Noam, piccola formazione dichiaratamente anti-Lgbt di Avi Maoz, e prese complessivamente 14 seggi, di cui 6 furono assegnati al partito di Ben-Gvir. Oggi siede al governo - tranne una breve parentesi di un paio di mesi all'inizio del 2025 in opposizione all'accordo con Hamas per il ritorno degli ostaggi - con tre ministri.
SIONISMO RELIGIOSO: L'altro partito di estrema destra approdato al governo in seguito alle ultime elezioni nel 2022. A guidarlo è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e ministro aggiunto alla Difesa. Nato come Tkuma alla fine degli anni '90, ha fatto parte della coalizione che ha sostenuto i governi di Netanyahu dal 2013 al 2020. Ribattezzato Sionismo Religioso nel 2021, è entrato ufficialmente al governo nel 2022 dopo aver conquistato sette seggi alle elezioni grazie a un'alleanza con Otzma Yehudit e Noam.
Fervente sostenitore dell'espansione degli insediamenti, 'voce' dei coloni in Parlamento, punta alla realizzazione del 'Grande Israele'. Di fronte ai ripetuti sondaggi che lo davano perdente e all'opposizione di Ben-Gvir a ridare vita alla precedente alleanza elettorale, in questa tornata si è unito al partito Zehut di Moshe Feiglin.
Oltre a Smotrich, l'altro esponente di punta è Simcha Rotman, principale promotore - insieme al ministro Yariv Levin - della controversa riforma della giustizia in Israele.
manifestazioni a Tel Aviv, 24102026 (AFP)
SHAS: E' il partito ultraortodosso che rappresenta la comunità sefardita, tradizionalmente svantaggiata rispetto a quella ashkenazita. Nato nel 1984 con il proposito di sopperire alla sottorappresentazione dei mizrahim nella politica israeliana, ha avuto come leader spirituale il rabbino Ovadia Yosef, fino alla sua morte nel 2013. Il leader politico è Aryeh Deri, figura centrale nel partito, che negli anni ha ricoperto diversi incarichi ministeriali, tra cui ministro dell'Interno, dell'Economia e della Salute, nonché vice premier.
La sua carriera è stata anche segnata da diversi procedimenti giudiziari e condanne per reati legati alla corruzione e all'evasione fiscale. Nel gennaio 2023, la Corte Suprema ha stabilito che non poteva ricoprire la carica di ministro della Salute a causa di una recente condanna per evasione fiscale e di un accordo di patteggiamento precedente. Resta un alleato chiave di Netanyahu, fondamentale nella sopravvivenza del governo.
UNITED TORAH JUDAISM: Unione di due formazioni ultraortodosse, Agudat Israel e Degel HaTorah, che rappresentano la comunità ashkenazita. La sua azione politica si concentra sulle tematiche sociali e religiose. I leader delle due formazioni sono rispettivamente Yitzhak Goldknopf e Yaakov Asher, fermo restando che le decisioni politiche sono subordinate ai rispettivi consigli rabbinici e ai grandi saggi della Torah.
Una bandiera della campagna elettorale del Primo Ministro israeliano e capo del partito Likud Benjamin Netanyahu (AFP)
L'OPPOSIZIONE
YASHAR: E' la novità di queste elezioni, la discesa in campo di Gadi Einsekot con un suo partito. Ex capo di Stato maggiore dal 2015 al 2019, è entrato alla Knesset nel 2022 come deputato di Unità Nazionale, formazione creata da Blu e Bianco di Benny Gantz e New Hope di Gideon Sa'ar. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Eisenkot è stato ministro senza portafoglio nel governo di Netanyahu, allargato in seguito all'emergenza e dal quale ne è uscito con Gantz nel giugno 2024.
Nella guerra a Gaza ha perso un figlio, Gal, e due nipoti. Nei sondaggi è indicato come il favorito, nelle ultime settimane è in testa, seppur di misura, superando il Likud di Netanyahu. Tra le sue promesse elettorali, una commissione d'inchiesta statale sui fallimenti del 7 ottobre e l'arruolamento degli ultraortodossi, gli haredim da sempre contrari al servizio militare e alla guerra.
I DEMOCRATICI: E' il frutto dell'unione nel 2024 tra lo storico partito Labour e la sinistra radicale di Meretz. Sotto la leadership di Yair Golan, vincitore delle primarie laburiste nel 2024, i Democratici hanno conosciuto una nuova stagione politica, dopo la prova fallimentare alle elezioni del 2022 che hanno visto i laburisti perdere quasi metà dei seggi (da 7 a 4) e Meretz non riuscire a entrare alla Knesset.
Oltre a Golan - ex vice capo di Stato maggiore, osannato come un eroe per essersi recato da solo al sud il 7 ottobre a salvare dei giovani dall'attacco di Hamas - il partito ha attratto esponenti della società civile che si sono distinti negli anni passati per l'opposizione pubblica al governo, prima contro la controversa riforma della giustizia e poi contro la gestione della guerra a Gaza e i negoziati per il ritorno degli ostaggi.
Golan è l'unico nel blocco dell'opposizione che si è pubblicamente espresso a favore dell'alleanza con i partiti arabo-israeliani per battere Netanyahu. Oltre a lui, personaggi di spicco sono Gilad Kariv, il primo rabbino riformista a essere eletto alla Knesset, e Naama Lazimi.
INSIEME: Formazione nata nel 2026 dall'unione tra Naftali Bennett e Yair Lapid. I due hanno guidato a rotazione il cosiddetto 'governo del cambiamento' tra il 2021 e il 2022, durato solo un anno, che ha interrotto brevemente il lungo regno (13 anni) di Netanyahu.
Bennett, ebreo osservante, proviene da Yamina, la 'nuova destra', mentre Lapid, ex giornalista e noto conduttore televisivo, nel 2013 ha fondato il partito centrista Yesh Atid, arrivando a conquistare nell'ultima tornata elettorale 24 seggi e diventando leader dell'opposizione. Davanti pero' a sondaggi in forte calo, nell'aprile 2026 si è unito a Bennett, lasciando a lui la leadership ufficiale della nuova formazione, a fronte della seconda posizione in lista.
YISRAEL BEYTEINU: Partito nazionalista, espressione principalmente dell'elettorato russofono. E' stato fondato nel 1999 dal 'falco' Avigdor Liberman, tuttora alla guida, che combina posizioni fortemente di destra in materia di politica estera e sicurezza con posizioni laiche sulle questioni sociali.
Israele, continuano le proteste contro la riforma della giustizia (AFP)
I PARTITI ARABI
RA'AM: Acronimo di Lista Araba Unita, è un partito conservatore islamista fondato nel 1996 e oggi guidato da Mansour Abbas. Negli ultimi anni ha via via perso la connotazione religiosa e i legami con il Movimento islamico, impegnandosi in battaglie sociali ed economiche a favore della minoranza araba più che politiche per la questione palestinese. Nel 2021-2022 Ra'am, con i suoi cinque seggi, è stato cruciale per dare vita all'esecutivo del 'cambiamento' di Bennett-Lapid. Nonostante cio', la partecipazione di un partito arabo-israeliano al governo è ancora un tabù per la gran parte dell'elettorato.
Per cercare di superare le ostilità - nella speranza di entrare nell'eventuale coalizione di governo di Eisenkot, che finora pero' ha respinto tale ipotesi - Abbas di recente ha accolto per la prima volta in lista, in seconda posizione, un deputato ebreo, Yoav Segalovitz. Ex soldato, fondatore della nota unità di polizia contro la criminalità Lahav 433 ed ex comandante della divisione indagini e intelligence, a Segalovitz è stato riconosciuto il merito di aver contribuito a ridurre la criminalità nelle comunità arabe durante il suo mandato come vice ministro della Sicurezza nel precedente esecutivo.
LISTA UNITA: E' l'unione tra Ta'al (Movimento Arabo per il Rinnovamento), Hadash (partito ebraico-arabo le cui origini risalgono al 1977) e Balad (Alleanza Nazionale Democratica). Si oppone alla guerra a Gaza e all'occupazione israeliana della Cisgiordania. E' inoltre contraria alla legge sullo Stato-Nazione che definisce il carattere ebraico di Israele. Posizioni che riduce le sue possibilità di entrare a far parte di una qualsiasi coalizione di governo.
La Commissione elettorale centrale, composta da rappresentanti di tutti i partiti secondo il rispettivo peso nella Knesset e pertanto molto politicizzata, il mese scorso ha escluso dal voto del 27 ottobre due partiti arabo-israeliani e il deputato ebreo di Hadash, Ofer Cassif. La decisione tuttavia è stata successivamente annullata dalla Corte Suprema.
Quanto invece al leader di Balad, Sami Abou Shehadeh, anch'egli squalificato dalla Commissione elettorale, ha annunciato lui stesso il suo ritiro dalla corsa elettorale a ottobre dopo che i giudici dell'Alta Corte lo avevano invitato a farlo, prospettandogli l'esclusione dal voto a causa di un suo articolo scritto all'indomani del massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 ritenuto favorevole alla lotta armata contro Israele.
NY, proteste per la presenza di Netanyahu (Afp)
LE NOVITA'
AMCHA YISRAEL: E' la seconda novità di rilievo nel panorama politico israeliano. 'Popolo d'Israele' è stato creato ad agosto di quest'anno dall'ex generale Ofer Winter, deciso a perseguire una politica di sicurezza intransigente. Si oppone alla creazione di uno Stato palestinese, sostiene la 'emigrazione volontaria' dei residenti dalla Striscia di Gaza e la controversa riforma della giustizia.
La scesa in campo di una nuova formazione di destra radicale ha suscitato timori nei partiti della coalizione di governo, preoccupati per la frammentazione del blocco. Il partito infatti viene dato dai sondaggi sulla soglia dello sbarramento, rischiando di non entrare alla Knesset, con una conseguente dispersione di voti.
I RISERVISTI-PARTITO ECONOMICO: Inedita formazione annunciata a ridosso delle elezioni, è composta dal nuovo partito di centro-destra I Riservisti, fondato nel 2025 da Yoaz Hendel, e il Nuovo partito economico di Yaron Zelekha creato nel 2020. Insieme puntano a eliminare le esenzioni dal servizio militare per i giovani ultraortodossi e a combattere il caro-vita. Per i sondaggi, è sulla soglia di sbarramento e rischia di non entrare.
Hendel lo ha presentato come un 'terzo blocco', sostenendo la formazione di un governo di unità nazionale con Netanyahu ed Eisenkot, che escluda sia i partiti ultraortodossi che quelli arabi.
HAREDI PUBLIC: Ultima novità, è un partito ultraortodosso fondato pochi mesi fa dal vice sindaco di Beit Shemesh Moti Leitner. Il suo peso, benché numericamente molto contenuto (nei sondaggi viene dato ben al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25%, è data dal fatto che per la prima volta c'è una formazione haredi che ha preso le distanze dai due storici partiti ultraortodossi (Shaw e United Torah Judaism), ha una posizione moderata rispetto alla delicata questione della leva militare obbligatoria per tutti, ultraortodossi compresi, e ha addirittura una donna in lista, Nechumi Yaffe. Nonostante le pressioni di Netanyahu e i sondaggi totalmente avversi, Leitner prosegue imperterrito e ha ribadito di non aver intenzione di lasciare la corsa. "La società haredi non puo' più vivere in parallelo rispetto al resto di Israele. Dobbiamo farne parte e dobbiamo assumervi un ruolo attivo", ha dichiarato pochi giorni fa, assicurando che si presenterà al voto.
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