Diritto all'oblio, a Milano accolta l'azione inibitoria contro Google
Entro il 15 novembre Google dovrà cambiare le procedure per la richiesta di deindicizzazione e motivare l'eventuale rifiuto alla cancellazione: lo ha deciso il Tribunale di Milano accogliendo l'azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell'associazione Algopolio nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l. Nel comunicato dei ricorrenti si afferma che la decisione del Tribunale, che concerne l'applicazione degli articoli 17 e 21 del Regolamento Ue sui dati personali, è "pioniera nell'assicurare e garantire tutela agli utenti" dato che il diritto all'oblio è riconosciuto dalle morme Ue.
"La nostra battaglia è sempre stata prima di tutto una battaglia per l'effettività dei diritti fondamentali - ha sottolineato in una nota Vincenzo Morabito, Presidente di Algopolio e primo ricorrente - Un diritto esiste realmente solo se una persona è messa nelle condizioni di esercitarlo. Il punto è intervenire su un meccanismo che incide concretamente sulla vita delle persone e sulla possibilità di difendere la propria reputazione e dignità. La decisione del Tribunale tocca proprio quel meccanismo: chi si rivolge a Google dovrà poter rappresentare pienamente il proprio caso, produrre la documentazione necessaria e comprendere le ragioni di un eventuale diniego". Ad assistere i ricorrenti sono stati gli avvocati Barbara Randazzo e Ruggero Rudoni (Studio legale Oralex) e Silvia Cossu e Francesco Dagnino (Studio legale Lexia). "Sul piano sostanziale - ha spiegato Randazzo -, il Tribunale rilegge la normativa europea alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Ue, esigendo procedure individualizzate, non automatizzate, a tutela del diritto all'oblio". "Anche l'accertamento della giurisdizione italiana per una controversia di questo tipo - ha aggiunto Cossu - costituisce un rafforzamento delle tutele degli utenti".
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