La banda della minicar, gli inquirenti al lavoro su 40 telecamere
Sono una quarantina le telecamere che gli inquirenti stanno analizzando nell'ambito dell'indagine sulle aggressioni all'attore Davide Iacopini e ad altre cinque persone da parte di due giovani a bordo di una minicar nera avvenute tra il 4 il 5 ottobre. Chi indaga, coordinato dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, è al lavoro sui filmati delle apparecchiature video presenti nei quartieri Monteverde Vecchio - teatro dei blitz - e di Testaccio. L'obiettivo è ricostruire il percorso del mezzo e individuare un frammento chiaro con la targa.
Intanto è finito agli atti del procedimento, in cui si procede per tentato omicidio, un cappello che gli aggressori avrebbero perso dopo avere colpito un giovane su ponte Testaccio. Non è escluso che il 'reperto' possa essere ora analizzato. Infine gli inquirenti stanno cercando riscontri sulla denuncia presentata il 7 ottobre da un avvocato, padre di due minorenni, sul furto di una minicar nera diesel, che sarebbe stata rubata dopo le 20.30 del 5 ottobre. Resta, infine, riservata la prognosi per Iacopini ricoverato dal giorno dell'aggressione all'ospedale San Camillo.
Incrementare le attività di vigilanza lungo le strade della Capitale e adottare le misure necessarie per garantire la sicurezza degli utenti, a seguito della vicenda delle aggressioni in minicar a Roma per prevenire il rischio emulazione. E' quanto chiede il Codacons in un'istanza al questore di Roma. Secondo il Codacons, la vicenda "ricorda troppo da vicino il triste caso dell'omicidio di Luca Varani del 2016, con i protagonisti delle efferate violenze, Marco Prato e Manuel Foffo, che la notte precedente l'omicidio avevano percorso in auto le vie della Capitale in cerca di una vittima da uccidere per divertimento".
"Colpire con tubi e calci da un'auto in movimento persone in bici o in monopattino, equivale al tentativo di arrecare gravi lesioni anche fatali alle vittime, un macabro divertimento che non può essere derubricato a semplice bravata. Il rischio è che ora simili gesti sconsiderati possano essere emulati da altri giovani". sostiene l'associazione che perciò si è rivolta al questore.
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