Six Kings Slam a Riad slitta a dicembre: la crisi nel Golfo cambia i calendari

Riad rimanda il tennis, il Six Kings Slam, torneo di esibizione previsto dal 21 al 24 ottobre slitta al 27 dicembre: a pesare sono le questioni di sicurezza e organizzazione nella regione. Per l’Arabia Saudita non è solo un problema di calendario, ma un segnale che riguarda il progetto di affermarsi come grande palcoscenico dello sport mondiale.
Una battuta d’arresto per l’Arabia Saudita, già provata dagli attacchi con missili e droni degli Houthi, che hanno danneggiato e costretto alla chiusura l’aeroporto internazionale della capitale, la monarchia deve ora affrontare una crisi difficile da prevedere fino a poco tempo fa. L’intera area del Golfo, trasformatasi negli ultimi anni in una delle destinazioni più ricche e ambite dello sport mondiale, sta diventando una fonte di preoccupazione per federazioni, organizzatori e atleti: da un lato restano gli obblighi economici derivanti da contratti già firmati, dall’altro pesa la crescente tensione legata al conflitto con l’Iran e con i ribelli yemeniti.
Problemi logistici e di sicurezza che non sembrano poter trovare una soluzione rapida. Intanto, la lista di competizioni cancellate o spostate nella regione si allunga: nei mesi scorsi Qatar, Emirati Arabi, Kuwait e Arabia Saudita hanno dovuto rinviare o annullare eventi di equitazione, vela e pugilato.
Anche la Formula 1 ha risentito della situazione: il Gran Premio saudita è stato annullato, mentre quello del Bahrain, già posticipato da aprile, si è disputato all’inizio di ottobre in Malesia. Ieri, inoltre, la federazione calcistica saudita ha comunicato lo slittamento a febbraio di tre incontri della Saudi League, il campionato in cui milita Cristiano Ronaldo.
Così, uno dopo l’altro, calcio, tennis, Formula 1, MotoGP e golf hanno abbandonato temporaneamente la regione. Il PIF, il fondo sovrano saudita che finanzia e controlla gran parte dei club della Saudi League, ha inoltre ritirato il sostegno economico alla LIV Golf League. Se il conflitto con gli Houthi dovesse proseguire, il numero di eventi sportivi costretti a lasciare il Golfo potrebbe aumentare ulteriormente.
L’attenzione è ora rivolta ai due Gran Premi di Formula 1 attesi nei prossimi mesi: Qatar, dal 27 al 29 novembre, e Abu Dhabi, dal 4 al 6 dicembre. Per ora le gare restano confermate, ma con riserve e crescenti dubbi. All’inizio del mese anche Max Verstappen aveva espresso perplessità: “Di solito sono contento di correre in Qatar e ad Abu Dhabi, ma con una guerra così vicina e Paesi in conflitto penso che non dovremmo andarci. Non importa se esiste un contratto. Alla fine, però, non sono io a decidere”.
La Formula 1 pare comunque intenzionata a mantenere le due tappe, pur avendo avvisato i responsabili di Imola di una possibile sostituzione dell’Abu Dhabi per l’ultima gara del campionato, nel caso fosse necessario un cambiamento all’ultimo minuto. Sarebbe un duro colpo alla credibilità di chi, ignorando le accuse di sport-washing, aveva puntato proprio su queste manifestazioni per costruirsi una nuova immagine internazionale.
Al posto delle luci dei resort di lusso e delle auto sportive parcheggiate davanti agli hotel, ora si vedono vetri rotti e tracce di fumo lasciate dai missili. Anche il flusso di investimenti petroliferi sembra essersi rallentato, e le cifre in gioco sono enormi: si stima che la sola Arabia Saudita abbia investito almeno 10 miliardi di dollari nello sport negli ultimi cinque anni.
Il rinvio del Six Kings Slam lascia dunque il tennis in attesa: il torneo di Riad è slittato al 27 dicembre, ma resta da capire se la nuova data potrà effettivamente essere rispettata. Per Alcaraz, Djokovic e Zverev significa dover rivedere un impegno importante nel calendario, mentre per gli organizzatori sauditi la sfida sarà mantenere intatti l’interesse del pubblico, gli accordi con i giocatori e il valore di un evento pensato come una delle grandi vetrine internazionali del tennis.
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