Israele spaccato: Netanyahu regge, ma il blocco di Eisenkot è avanti
A urne chiuse, nessuna maggioranza è emersa dal voto in Israele. Secondo gli exit poll di Channel 12, il Likud di Benjamin Netanyahu è in testa con 24 seggi, mentre Yashar di Gadi Eisenkot si ferma a 22. Tuttavia, il Change bloc dell'ex capo dell'Idf con 52 seggi supera quello del premier uscente che si attesta a 50. Un risultato storico e inequivocabile è stato raggiunto dai partiti arabi, con la Lista Unita (raggruppamento di tre fazioni) che ha guadagnato 11 seggi e Ra'am di Mansour Abbas altri 7.
"I risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre. Se questi saranno i risultati definitivi, agirò immediatamente per sostituire il governo Netanyahu", ha dichiarato Eisenkot nel suo primo commento. In questo 27 ottobre, come in un gesto catartico collettivo, gli elettori si sono riversati in massa nei seggi fin dalla mattina alle sette per scegliere il futuro di Israele. Lunghe file, alluvione al sud, strade chiuse per il maltempo, tempesta di fulmini in centro, forte pioggia a Gerusalemme non hanno frenato l'urgenza degli israeliani di voltare pagina. Tutta la speranza di uscire da un incubo che va avanti da tre anni, affidato a una piccola scheda imbucata in una scatola di cartone azzurro. Come in una magia.
Fin dai primi dati sull'affluenza, pubblicati dalla Commissione elettorale centrale dopo due ore dall'apertura delle urne, è emersa l'imponente partecipazione al voto. Con rilevazioni che ogni due ore hanno segnato il superamento del dato del 1981, del 1977, e del 1973, anno in cui la Commissione ha iniziato a registrare i dati. Altissima la presenza alle urne degli arabi-israeliani, che rappresentano il 18% dell'elettorato del Paese, con le comunità beduine del Negev che hanno fatto registrare una partecipazione più alta che in diverse altre cittadine a maggioranza ebraica o ultraortodossa. Sui social e in tv centinaia di filmati hanno mostrato file di donne con l'hijab nero con la scheda in mano, pronte a votare. Un'immagine inusuale, anzi assente nel resto del Medio Oriente. Dove, su 319 milioni di abitanti dei Paesi arabi, gli unici ad avere regolare diritto di voto sono gli arabo-israeliani.
Netanyahu ha affrontato la giornata campale nondando i social con una valanga di post. Tirando fuori dal cassetto una strategia già utilizzata nelle elezioni del 2022, il premier uscente ha lanciato l'allarme: "Stanno cercando di rubarci le elezioni". "Affluenza alle urne superiore alla norma nelle roccaforti della sinistra. Si tratta di una scelta tra la destra e la Palestina. Elettori di destra, è un'emergenza! Andate subito a votare per il Likud!'. In pressing sull'elettorato ha citato l'arresto di tre membri del partito arabo Ra'am che avevano buste con contanti per influenzare il voto. Poi ha pubblicato un video: "Siete avvertiti: l'affluenza tra gli elettori arabi al Sud è enormemente più alta di quella degli ebrei, dovete andare a votare! Portare la nonna, la zia, il vicino, niente mare o barbecue oggi". I toni drammatici di Bibi, da veterano avvezzo alle sceneggiature della politica, quasi stridono in confronto alla misura dell'avversario. Eisenkot, ex capo dell'esercito, un carisma pari a zero, a suo agio lontano dai riflettori, prima di recarsi alle urne ha scelto di far visita al kibbutz di Nir Oz, dove il 7 ottobre 2023 i terroristi di Gaza hanno ucciso 47 persone e preso in ostaggio altre 76. Ad accompagnarlo c'era Gadi Mozes, un agricoltore del kibbutz che fu trascinato da Hamas nella Striscia e venne rilasciato dopo 482 giorni di cattività. "Mi impegno a fare tutto il possibile per garantire di essere degni del prezzo che avete pagato", ha detto Eisenkot.
Video Di Segni: 'Elezioni in Israele? Ci auguriamo si trovi una situazione equilibrata'
Poi, prima di votare, ha raggiunto il cimitero militare di Herzliya, dove è sepolto il figlio Gal, ucciso in guerra a Gaza. La Commissione elettorale si è riunita brevemente intorno alle 19 per rispondere alla petizione del Likud che chiedeva un prolungamento dell'orario di voto. La richiesta è stata respinta. Martedì i bar di Tel Aviv, quelli che di solito chiudono i battenti alle 18, sono rimasti aperti fino a notte fonda. Abbracciando le parole del presidente Herzog: "Le elezioni sono una vera festa per la democrazia".
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.