Germania, accordo a tre Linke-Verdi-Spd per governare a Berlino. Dalla casa alla lotta all’antisemitismo: i punti dell’intesa
A quattro settimane dalle elezioni – dopo dieci giorni di incontri e una pausa – i negoziatori di Linke, Verdi e SPD hanno raggiunto l’intesa per un governo nella capitale. Se i partiti l’approveranno, da novembre le trattative potranno entrare nel vivo e concretizzarsi in un governo di sinistra a Berlino. Le direzioni politiche si riuniranno già lunedì, solo la Linke rimanda anche a un congresso del partito il 31 ottobre. L’ala più estrema, infatti, finora ha dimostrato scetticismo.
“Più insieme, più Berlino”: maggiore integrazione sociale, tutela delle famiglie e dei meno abbienti, spazi per incontri intergenerazionali tra vicini e maggiore resilienza climatica. Il tripartito si impegna in leggi a sostegno della protezione della democrazia e della cultura con musei gratuiti la domenica. Forti sono gli accenti della Linke che intende dare il diritto di voto dopo cinque anni anche ai cittadini non Ue. Confermata la gratuità dell’istruzione, mira ad integrare anche i figli dei rifugiati nelle scuole ordinarie, prevedendo la cessazione della collaborazione delle forze armate nelle aule. L’impronta dei Verdi si legge nell’impegno a migliorare il piano cittadino di decarbonizzazione, puntando sul rafforzamento dei trasporti e del verde pubblici. Completano il quadro investimenti nella sanità con maggiore assistenza e una clinica infantile alla Charité. Per contro, niente tagli a sicurezza e polizia, e mantenimento dei servizi di tutela della Costituzione.
Il punto più qualificante e dibattuto è tuttavia la socializzazione forzata di ampi patrimoni delle cinque grandi società immobiliari private. È fissato un tetto di non oltre 16 miliardi di indennizzo senza gravare sul bilancio ordinario. Inizialmente la Linke avrebbe voluto scattasse già da 3.000 unità, ora in via di compromesso partirebbe solo oltre i 10.000 alloggi. Le cooperative e i soggetti orientati al bene comune rimarrebbero esclusi; così come gli appartamenti edificati dopo il primo gennaio 2021 (anno in cui l’ipotesi di socializzazione forzata era già stata approvata da una consultazione popolare), per non scoraggiare gli investitori. A differenza dell’esproprio per realizzare un’infrastruttura (articolo 14 della Costituzione), la socializzazione (articolo 15) permette di trasferire ingenti patrimoni immobiliari alla proprietà pubblica o altre forme di gestione collettiva. Non è però mai stata applicata ed è quindi quasi sicuro che porterà a ricorsi alla Corte costituzionale.
La neosindaca in pectore Elif Eralp (Linke) ha dichiarato tuttavia che “in questo modo Berlino sottrarrà circa 160mila appartamenti alle logiche di mercato”, con il suo partito che avrebbe voluto arrivare inizialmente a più di 240mila. Il finanziamento del piano dovrebbe essere perfezionato nel 2027 ed entrare in vigore a metà 2028. A luglio i vertici del Governo federale hanno però già concordato che disporranno per legge che la nazionalizzazione di patrimoni immobiliari privati da parte di un Land non debba più essere possibile. Il Cancelliere Friedrich Merz (CDU) aveva anche messo in guardia con fermezza SPD e Verdi dal collaborare con la Linke a Berlino. Ammonimenti, rimandati al mittente da Steffen Krach (SPD), che pure in campagna elettorale escludeva le sottrazioni immobiliari forzate e adesso parla di un compromesso accettabile.
Parallelamente Linke, Verdi e SPD hanno concordato la costruzione di almeno 100mila appartamenti nuovi. Per paragone, l’ex sindaca Franziska Giffey ne promise 20.000 all’anno. Intendono inoltre tutelare attivamente gli inquilini fissando un tetto agli affitti negli immobili di proprietà pubblica: a sgravio diretto di 400mila nuclei familiari verranno ammessi aumenti solo entro il 2% annuo. Questo influirebbe poi anche sugli indici applicati nel mercato privato. Affinché l’alloggio sia un bene accessibile a tutti si pensa poi a un bonus energia per i redditi più bassi e a creare un’agenzia per la trasformazione di uffici vuoti in appartamenti. L’imperativo del tripartito è frenare l’aumento degli affitti, con un catasto dei locatari, agendo contro prezzi eccessivi e locazioni turistiche irregolari.
Per riuscire negli impegni, però, la coalizione non nasconde che non può sfuggire dall’intraprendere un percorso di consolidamento del bilancio entro il 2031. Oltre a escludere sprechi, annuncia dunque di voler realizzare almeno 400 milioni di nuove entrate all’anno. Non ha però indicato come, pur ventilando aumenti dell’imposta sull’acquisto di immobili, oneri di parcheggio, una tassa sugli imballaggi, rimandolo alle trattative. Ferma la tutela alle aziende municipali e l’osservanza dei contratti collettivi, il tripartito punta comunque ad incentivare l’economia e la ricerca private, promettendo meno burocrazia. Sullo sfondo l’ambizione dichiarata di portare l’Expo a Berlino nel 2035.
Entrerà nel contratto di governo anche una posizione comune contro l’antisemitismo e altre forme di razzismo. Proprio su questo le trattative avevano subito una battuta di arresto. La Linke era stata chiamata a distanziarsi dalle affermazioni contro il diritto di esistenza di Israele della neoeletta Vanessa Emde. Ha così sottoscritto un impegno – siglato dalla stessa Emde – per la lotta all’antisemitismo, riconoscendo il diritto di esistenza di Israele. La deputata però in un post successivo è ricaduta negli stessi toni, portando la direzione del partito a decidere che non potrà più collaborare a nessun livello. Linke, SPD e Verdi hanno concordato infine un’iniziativa al Bundesrat (il secondo ramo del Parlamento nazionale) di verifica della compatibilità costituzionale della AfD. Se gli accordi di Governo andranno in porto avranno 91 seggi, 14 più della maggioranza assoluta. Una coalizione alternativa tra CDU, SPD e Verdi avrebbe invece solo una maggioranza di due seggi.
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