“Trump ha incontrato in segreto Sam Altman di OpenAi”, previsto vertice tra aziende sull’IA dopo gli allarmi di dirigenti e ricercatori
Donald Trump e Sam Altman si sarebbero incontrati in segreto a margine della convention repubblicana che si è svolta la scorsa settimana a Dallas. Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e il ceo di OpenAI sarebbe avvenuto pochi giorni dopo l’allarme lanciato da Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic, sulle conseguenze potenzialmente catastrofiche dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. A riferire dell’incontro sono tre fonti informate citate da Ms Now. Secondo una di loro, sarebbe stato lo stesso Altman (che ha comunicato il rinvio dello sbarco in Borsa della società, ndr) a chiedere di vedere Trump.
Il contenuto del colloquio non è stato reso noto. L’incontro arriva però in un momento in cui negli Stati Uniti si è riacceso il confronto sui limiti da imporre allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e sul rapporto tra sicurezza e competitività tecnologica. Da una parte ci sono gli avvertimenti di alcuni esponenti del settore sui rischi di sistemi sempre più potenti; dall’altra la linea dell’amministrazione Trump, che considera la velocità dell’innovazione un elemento decisivo nella competizione con la Cina.
Il confronto politico potrebbe tradursi presto in un nuovo incontro ai massimi livelli. Entro la fine della settimana o all’inizio della prossima, Trump e lo speaker della Camera Mike Johnson dovrebbero incontrare i vertici di alcune aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale. Non è stato precisato quali società parteciperanno né quali misure saranno al centro dei colloqui.
Nel frattempo, il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries, ha chiesto al Congresso di intervenire rapidamente per introdurre regole sull’intelligenza artificiale. Si tratta, secondo Politico, del suo appello più urgente finora a favore di una normativa destinata a governare una tecnologia in rapida evoluzione. “La crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale e le sfide che ne derivano non sono una bufala”, ha dichiarato Jeffries durante la sua conferenza stampa settimanale. Secondo il leader democratico, si tratta di una “realtà concreta” che richiede “un’azione decisa e immediata” da parte del Congresso. Jeffries ha richiamato in particolare la necessità di tutelare “la salute, la sicurezza e il benessere” degli americani e ha sostenuto la necessità di rallentare il ritmo dello sviluppo tecnologico, in linea con gli appelli arrivati da alcuni dei principali esponenti dell’industria.
La presa di posizione democratica arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni di Coxon. Le sue parole hanno alimentato un dibattito internazionale – già iniziato da mesi – sui rischi legati alla possibilità che sistemi sempre più avanzati sfuggano al controllo umano. Gli avvertimenti hanno trovato eco anche all’interno dell’industria. Tra i dirigenti che hanno chiesto di considerare un rallentamento dello sviluppo vengono citati Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di xAI. Il tema non riguarda soltanto la sicurezza dei singoli sistemi, ma anche la velocità con cui le aziende stanno investendo nella costruzione di modelli sempre più potenti e autonomi.
Su questo punto la posizione di Trump è stata invece molto più netta. Il presidente ha minimizzato i rischi prospettati dai critici e ha insistito sulla necessità per gli Stati Uniti di accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il motivo principale, nella sua impostazione, è la competizione con la Cina: rallentare la ricerca e l’innovazione americana potrebbe significare lasciare a Pechino un vantaggio strategico in una tecnologia considerata sempre più centrale per l’economia, la sicurezza nazionale e la potenza geopolitica.
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