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Tuesday, September 15, 2026

Roma riabbraccia il poeta del colore, dopo 25 anni torna Kandinsky

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Dalla rivoluzione russa all'avvento del nazismo, dall'impeto intimo dell'astrattismo, alla teorizzazione razionale del ruolo di forma e colore: se c'è un artista che ha attraversato le maggiori rivoluzioni culturali e politiche del secolo scorso con un approccio teorico sempre sorprendente è Vassily Kandinsky, colui che liberò il colore per farne emozione pura, tracciando i sentieri dell'astrattismo e incanalando gli studi sulla relazione tra forma, colore e struttura nelle teorizzazioni Bauhaus. Ora, dopo oltre 25 anni, Kandinsky torna a Roma, a palazzo Bonaparte, grazie ad una nuova grande mostra. Oltre 70 opere che tracciano il solco del suo percorso artistico: dalle prime opere figurative agli anni di Monaco e del Blaue Reiter, fino agli anni della Russia rivoluzionaria, all'esperienza fondamentale alla Bauhaus e all'ultima stagione parigina. Un'esposizione che è una summa dell'arte del pittore e che arriva in Italia grazie al Centre Pompidou e, tramite lui, grazie a Nina Kandinsky, sua devota moglie e custode instancabile della sua memoria. E' Nina che ha infatti lasciato al museo parigino l'immenso patrimonio del maestro che oggi si svela a Roma per questa eccezionale occasione: la lunga chiusura per restauri dell'istituto francese. E' così che i capolavori del Maestro, che difficilmente lasciano Parigi, arrivano nella Capitale, dove è quindi possibile ammirare, dal 15 settembre al 14 febbraio 2027, alcune delle opere iconiche di Kandisnsky. Come L'Arco Nero o come Gelb-Rot-Bla, considerate tra i massimi esempi della sua produzione, e cioè il grande dipinto a olio che unisce forme e colori per fare "suonare" la tela come una melodia e il lavoro geometrico considerato fondamentale del periodo Bauhaus. La mostra è un excursus sulla complessa figura di Kandinsky, pittore, teorico, docente, intellettuale e protagonista assoluto delle avanguardie europee, che è allo stesso tempo essenziale per tratteggiare l'evoluzione della sua arte, con dipinti fondamentali, e dall'altro aperta al grande pubblico con chiari ed esplicativi riferimenti al percorso artistico del pittore e con una intera sezione in cui, accanto alle opere pittoriche, sono esposti documenti, fotografie, oggetti personali e addirittura una sala da pranzo firmata Marcel Breuer dell'appartamento dei coniugi Kandinsky a Dessau, la prima cittadina in cui si era dovuta trasferita la scuola Bauhaus. E poi materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, approfondimenti dedicati alle sue teorie sul rapporto tra colore, forma e musica. Un percorso ricchissimo, firmato Arthemisia, che parte dagli anni della formazione, del viaggio "pittorico" dall'Europa alla Tunisia, con Gabriele Münter (che diventerà la sua compagna e a cui la mostra dedica un'intera sezione che valorizza il suo contributo artistico sull'Espressionismo tedesco), una tra le artiste più significative del gruppo del Blaue Reiter. Il percorso arriva fino agli anni parigini della maturità, quelli della leggerezza formale, espressa attraverso una tavolozza chiara e delicata, dai toni pastello e acidi. Passando per la rivelazione dell'estate del 1908 a Murnau, quando irrompe la nuova pittura espressiva e pubblica il manifesto Der Blaue Reiter fino alla collaborazione con il governo bolscevico, dopo la Rivoluzione, e la mancata sintonia con gli artisti delle avanguardie russe suprematiste e costruttiviste che consideravano superate, deludendolo, le sue convinzioni estetiche, alimentate da valori spirituali. Quindi il suo ritorno in Germania, gli anni teorici della sua esperienza alla Bauhaus, la chiusura della scuola nel 1933 da parte del regime nazista, il trasferimento a Parigi, dove rimase fino alla morte nel 1944, lasciando quell'eredità decisiva per l'arte moderna e contemporanea. La mostra è organizzata con il patrocinio dell' Ambasciata di Francia in Italia, Regione Lazio e Comune di Roma, è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi è ed è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d'art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti. 

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