In Spagna bocciati i decreti per l’emergenza abitativa: ma i 266 membri del Senato sono proprietari di 529 case
All’indomani della bocciatura del decreto casa voluto dal governo Sanchez al Congresso – cioè alla Camera dei deputati -, riprendono con maggiore intensità le proteste in tutto il Paese per l’emergenza abitativa, con una cinquantina di città che oggi si preparano alla mobilitazione. E c’è anche chi arriva a fare i conti in tasca ai parlamentari. Chi lo fa è l’agenzia Europa Press, che analizza le dichiarazioni immobiliari degli eletti al Senato. I 226 che compongono la Camera alta controllata a maggioranza dal conservatore Partito Popolare risultano infatti proprietari di un patrimonio immobiliare di 529 abitazioni, immobili o ville monofamiliari, poiché il 56% dei senatori dichiara di possedere più di una casa. In alcuni casi spiccano parlamentari come Maria Salom (Pp), che dichiara dieci immobili, otto locali e venti posti auto; o José Marnuel Barreiro (Pp), che risulta intestatario di 13 appartamenti, sei parcelle edificabili e due locali commerciali. I parlamentari specificano nelle dichiarazioni la percentuale di cui sono titolari dell’immobile e il titolo di acquisizione, per eredità o per compravendita. Dei 266 senatori, 148 hanno più di una casa dichiarata, vale a dire, appunto, che il 56% ne ha due o più di due. Per gruppi parlamentari, è sempre quello del Pp, con un gruppo di 142 senatori, ad accumulare il maggiore patrimonio immobiliare: 318 delle 529 proprietà immobiliari del totale.
Fra le misure contenute nei due decreti bocciati ieri al Congresso – con i voti contrari di Pp, Vox e il partito catalano conservatore Junts – figurava anche un nuovo obbligo di identificazione dei grandi proprietari. Si rendeva inoltre obbligatoria la certificazione presso il Registro della proprietà della condizione di ‘gran tenedor’, ovvero grande proprietario immobiliare, definizione che comprende chi possiede più di dieci immobili residenziali oppure oltre 1.500 metri quadrati di superficie residenziale, con la possibilità per le comunità autonome di abbassare la soglia a cinque immobili nelle zone sotto tensione residenziale, per aumentare la tracciabilità – anche delle case sfitte – e gli obblighi documentali.
L’ipotesi di elezioni anticipate – La casa rischia di diventare il punto di rottura della legislatura spagnola, aprendo la strada a possibili elezioni anticipate forse già a fine novembre. Mentre la protesta delle piazze torna a infiammarsi in tutta la Spagna. Una bocciatura attesa, non per questo meno dolorosa per le migliaia di ‘Indignados’ di tutte le età, insorti contro il Parlamento: “I vostri guadagni, la nostra miseria!”, hanno scandito, decisi a portare avanti le mobilitazione in Puerta del Sol e nel resto del Paese, anche con uno sciopero generale. Sul piano politico, la sconfitta apre la strada alle urne. Per una parte del Psoe la caduta dei decreti potrebbe trasformarsi da sconfitta paralmentare nell’occasione per portare alle urne la questione della casa, facendo del voto contratio delle destre e di Junts il cavallo di Troia per le forze date in ascesa in tutti i sondaggi, dopo la crisi migratoria a Ceuta e le numerose inchieste per presunta corruzione che assediano alcuni dirigenti socialisti.
La prospettiva però non è priva di rischi. Sanchez dovrà valutare anche le condizioni degli alleati, in particolare di Sumar, che non ha ancora completato il progetto di ‘Frente Amplio’, il vasto fronte che dovrebbe coagulare tutte le forze alla sinistra del Psoe, per cercare di frenare l’ascesa di Vox. Tantomeno ha ancora individuato un candidato, fra le varie anime Movimento Sumar, Mas Madrid, Izquierda Unida, Comuns, e altri. Il premier, dicono nel suo entourage, intende anche valutare se la mobilitazione di questi giorni rappresenti un fenomeno sufficientemente ampio e duraturo da giustificare un voto anticipatao La prima data possibile indicata è domenica 29 novembre. Per arrivare a quella scadenza, Sanchez dovrebbe formalizzare lo scioglimento delle Camere già la prossima settimana.
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