Trento, 70 professori su 87 boicottano le gite scolastiche: “Non siamo più disposti a lavorare senza un riconoscimento”
Stop ai viaggi d’istruzione. A scegliere di boicottare le gite sono i professori del noto liceo scientifico “Galilei” di Trento: settanta docenti su ottantasette hanno scelto di non mettersi a disposizione per accompagnare gli studenti nelle visite in Italia e all’estero. Una protesta affinché si prenda in considerazione la questione del salario (più basso dei colleghi di Bolzano) e del lavoro sommerso ovvero tutto ciò che dev’essere fatto di là delle ore in classe (viaggi d’istruzione compresi).
A Trento sono passati dalle parole ai fatti per dar vita a una battaglia che anche ilfattoquotidiano.it sta portando avanti con la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” e la petizione che chiede proprio un adeguamento degli stipendi alle medie europee. Al “Galilei” i primi insegnanti ad alzare la voce ma Raffaele Meo, segretario provinciale della Flc Cgil ci assicura che anche in altre scuole c’è fermento e presto il fronte di chi impedirà le gite potrebbe allargarsi. Qualcuno potrà pensare che a rimetterci siano proprio gli studenti, ma il sindacato e i professori che stanno dando vita a questa manifestazione hanno la risposta pronta: “Il bersaglio non sono i ragazzi ma far capire che oggi tutto quello che è fuori dall’aula non viene conteggiato. Tutto questo serve a dimostrare che il lavoro dell’insegnante non può esser dato per scontato; le persone non sono più disposte a lavorare senza un riconoscimento”.
Una decisione sofferta per i docenti del Galilei ma necessaria per recuperare una coscienza di categoria. I maestri e i professori trentini hanno “copiato” l’esempio di Bolzano dove lo “sciopero delle gite” promosso dai docenti del gruppo spontaneo “Bildung am Abgrund” per tutto l’anno scolastico 2025/26 – e rilanciato per il 2026/27 – ha dato i primi frutti a livello contrattuale. La differenza tra Bolzano e Trento, oggi – secondo la Flc Cgil – è di 8/9mila euro lordi l’anno per gli insegnanti e cinquemila per gli Ata. Rispetto al resto d’Italia, lo stipendio di un docente di scuola secondaria di primo o secondo grado a metà carriera è di circa tremila euro ma il caro vita da quelle parti si fa sentire. “Qui c’è il grande problema della casa, il mercato immobiliare è dopato dalla presenza universitaria e anche la spesa – sottolinea il sindacalista – costa molto di più”.
A sostenere la scelta dei docenti c’è anche Monica Bolognani, segretaria provinciale della Cisl Scuola che precisa da subito a ilfattoquotidiano.it: “Non amo parlare di boicottaggio delle gite. Non è corretto. I viaggi d’istruzione sono sempre stati un’attività extra scolastica alla quale il docente aveva diritto di partecipare o meno. In questo momento storico hanno scelto di esercitare questo diritto”. Bolognani ci tiene a precisare che sono aperte anche le consuete vie sindacali all’Apran, l’Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale. Intanto, l’assessora provinciale all’Istruzione, Francesca Gerosa (Fdi), in queste ore in viaggio istituzionale a Stoccolma fa sapere attraverso un’intervista al quotidiano “L’Adige” che “boicottare le gite non è la strada giusta. Questa posizione finisce per danneggiare i nostri ragazzi. Ho già chiesto di fare una comparazione dei contratti tra Trento e Bolzano, però tendenzialmente ci sediamo a un tavolo quando il dialogo è sereno e costruttivo, non perché vengono fatti dei ricatti”.
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