Dieci proposte per un programma progressista: salari, tetto al contante e vecchio reddito di cittadinanza
Ho cercato in rete il testo della mozione unitaria del Campo Largo (o forse dei Miracoli), ma non l’ho trovata. Anche se fosse, penso che non sarei stato molto contento perché dalle cronache giornalsitiche si intuisce che è un preambolo astratto, tanto fumo e poco arrosto. Poiché da veneto amo il pragmatismo, mi sono chieso quali potessero essere delle indicazioni più concrete e immediatamente attuabili, sempre in nome di alcuni valori fondamentali di una visione progressista come favorire i salari contro le rendite e i profitti, cercare di difendere lo stato sociale sotto assedio, applicare il principio costituzionale della progressività delle imposte per un fisco sostenibile ed equo e altri ancora. Essendo poi di formazione cattolica, mi è uscito una specie di decalogo preliminare.
Ecco alcune proposte economicamente sostenibili e nello stesso tempo eque, almeno secondo il mio personale e professionale punto dei vista:
1. Aumento automatico annuale dei salari, almeno dell’80%, rispetto al tasso di inflazione. In questo modo viene tutelato il reddito individuale e anche la spesa aggregata per far crescere l’economia. Sparirebbero magicamente gli extraprofitti delle imprese senza bisogno di nuove tasse. Il sistema attuale è troppo favorevole alle imprese e discrima tra i lavoratori dei vari comparti.
2. Salario minimo lordo a dieci euro in modo da liberare tre milioni di persone dallo sfruttamento schavista della società dei servizi che si allarga sempre di più. Abolizione dei titocini o stage gratuiti per i giovani, compensandoli con un sussidio statale minimo.
3. Riportare la flat tax degli autonomi alla soglia dei 30.000 auro di reddito, livello al quale la loro tassazione è pari a quella dei lavoratori dipendenti che godono delle detrazioni. Oltre, procura solo un ingiusto guadagno fiscale del tutto ingiusto. Oppure, in alternativa, flat tax per tutti, così poi vedremo dei bei fuochi di artificio.
4. Eliminazione della normativa amministrativa e penale a favore degli evasori fiscali approvata copiosamente dal governo Meloni in questa legislatura. Niente più condoni fiscali o sanatarie di vario tipo.
5. Portare il tetto del contante a 500 euro per ridurre l’economia sommersa, e conseguentemente l’evazione fiscale.
6. Eliminare la riduzione delle aliquote dell’Irpef approvata dal governo Meloni e con i soldi incamerati portare la detrazione sulle spese mediche al 40%, così da dare sollievo agli utenti per i servizi sanitari privatizzati a causa delle liste di attesa nel pubblico.
7. Prevedere per legge un interesse attivo sui depositi bancari per i risparmiatori pari alla metà del tasso ufficiale della Bce, sul modello delle banche on line. Così scomparirebbero anche gli extraprofitti bancari, senza tanto clamore.
8. Aumentare la Tobin tax dallo 0,2% all’1%, così da portare la tassazione delle rendite finanziarie dal 26 al 27%. Non un grande sacrificio.
9. Rispristinare il vecchio reddito di cittadinanza al posto dell’assegno di inclusione per far rientrare nei sussidi provvisori il milione di persone malamente sfrattato dalla Meloni.
10. Adeguamento annuale pieno delle pensioni contributive per non penalizzare chi ha versato onestamente i suoi contributi.
E la lista si potrebbe un poco allungare, senza andare però troppo lontano. Come si può notare, non sono proposte propriamente rivoluzionarie, ma semplicemente suggerimenti concreti per cominciare a correggere alcune storture morali ed economiche che affliggono l’economia italiana. Menti più brillanti possono fare di sicuro molto meglio.
In realtà questi punti, potrebbero essere guardati con simpatia, e forse condivisi, anche dallo schieramento conservatore, se solo fosse minimamente illuminato. Il liberismo tradizionale, quello di La Malfa, Visentini o Spadolini, tanto per fare alcuni nomi, era molto diverso da quello oscurantista, individualista e antistatalista che è emerso in questa Seconda Repubblica. Onestamente, un polo intellettuale conservatore di qualità manca, oppure non emerge. Forse la sinsitra negli ultimi decenni è cambiata in peggio, ma di sicuro è la destra che ha perso i suoi valori fondanti.
Partendo da pochi punti, ma con il coraggio della radicalità, la partita può essere riaperta perché ci sono dei buoni motivi per i quali milioni di elettori desertano le urne, ma non devono, se ritornano, ingrossare le fila della destra dei camerati come è accaduto nelle ultime elezioni regionali in Germania. La responsabilità, per conservatori e progressisti democratici insieme, oggi è enorme. Come minimo, servirebbe un nuovo Bersani con altre lenzuolate primaverili.
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