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Monday, October 26, 2026

Beppe Marotta, il grande “burattinaio” del calcio italiano

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Beppe Marotta, il grande “burattinaio” del calcio italiano

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Come al gioco dell’oca, il calcio italiano rischia di ripartire di nuovo dal via. Perché c’è qualcuno che dietro le quinte fa e disfa, cioè Beppe Marotta, nei panni di una moderna Penelope.

La possibile candidatura di Adriano Galliani alla guida della Figc è l’ennesima giravolta di un sistema ingovernabile, che non trova pace. Dopo la telenevola sul mancato tesseramento di Giovanni Malagò, durata mesi e conclusa con la farsa dell’autocommissariamento, pensavamo si aprisse una fase di tregua. C’erano ancora spaccature tra i presidenti della Serie A, tensioni per la nomina del nuovo segretario generale al posto di quel Marco Brunelli, passato come capro espiatorio del pasticcio. Però era legittimo aspettarsi che tutto si risolvesse in qualche mugugno, considerando che Malagò aveva ormai superato la buriana, e dopo la tempesta di solito viene sempre la quiete. Nel calcio invece arriva un’altra tempesta. E così un gruppetto di presidenti (ma uno in particolare) ha pensato al vecchio dirigente del Milan per sostituire il presidente eletto a giugno e oggi commissario di se stesso in FederCalcio.

Accantoniamo per un attimo le ragioni dell’operazioni, fondate o puerili che siano, ognuno potrà avere la sua opinione. Ciò che sbalordisce è la sua genesi. Soltanto due settimane fa la Lega Calcio aveva manifestato “completosupporto” a Malagò, minacciando addirittura l’uscita dalla Federazione in caso contrario, costringendo così il Coni di Buonfiglio alla resa e al compromesso dell’autocommissariamento. In coerenza con la scelta di quattro mesi fa, visto che la Serie A aveva voluto Malagò presidente. Allora, a raccogliere le firme era stato proprio Marotta, grande regista della candidatura, come raccontato dal Fatto a suo tempo. Oggi, è sempre Marotta che quella candidatura può affossarla, semplicemente non raccogliendo più le stesse firme. Perché c’è un po’ di differenza se al suo posto prova a farlo Baldissoni del Monza neopromosso.

Nelle ultime settimane, il presidente dell’Inter ascoltava sornione. Ad esempio, nella lunga e tribolata riunione che aveva partorito il decisivo comunicato di sostegno a Malagò, era stato uno dei più passivi. E così anche nella successiva assemblea di Lega. Tanti avevano interpretato il suo silenzio come smacco per non essere riuscito ad imporre la sua linea (dettata appunto da Baldissoni e Sticchi Damiani del Lecce), e invece stava già preparando la prossima mossa. L’operazione Galliani è decollata soltanto quando lui se n’è convinto. E soltanto perché lui può garantirle la sponda di calciatori e allenatori, il blocco che a giugno aveva votato l’elezione di Malagò, e che ora sarebbe pronto a mollarlo, non ricandidandolo e quindi rimettendo di fatto la palla alla Serie A. Questo in virtù del rapporto con l’avvocato Viglione, a cui le componenti tecniche sono legate, e che Marotta, insieme all’alleato Percassi, ha già reclamato più volte come segretario generale al posto di Brunelli. Poi perché un semplice consulente legale sia così influente e decisivo nell sorti della Federazione è un altro mistero del calcio italiano.

È vero che in quest’operazione Marotta può contare sull’appoggio del governo e del potente amico Giorgetti, che da mesi provano in tutti i modi a disarcionare l’odiato Malagò. Con la politica alle spalle è tutto più semplice. Però bisogna anche ricordare che le firme pro Malagò le aveva raccolte non certo con il favore del ministro dell’Economia. È proprio lui, il potere. È questa forse l’essenza della proverbiale “Marotta League”. E non nel senso di calendari aggiustati, arbitri graditi o altre baggianate terrappiattiste che i tifosi rivali si inventano da anni per giustificare i fallimenti delle proprie squadre del cuore. Solo ed esclusivamente sul piano politico, in virtù anche di dell’assoluta povertà dirigenziale nel nostro calcio di questa congiuntura storica: i grandi presidenti del passato sono spariti (e i pochi che restano, De Laurentiis e Lotito, sproloquiano), i club passano di mano in mano a proprietà straniere e distanti, le altre big in crisi sono irrilevanti anche politicamente. Ad avere storia, vittorie, capacità, autorevolezza, rimane solo lui: un gigante fra nani, che con una parola detta o non detta orienta il sistema. E magari un giorno lo guiderà anche di persona, visto che, semmai andasse in porto, la presidenza in Figc dell’ottuagenario Galliani non potrebbe che essere di transizione.

Mai dare per morto Malagò, già durante l’ultima vicenda del commissariamento ha dimostrato di saper risorgere quando in tanti gli avevano già fatto il funerale, grazie alle sue straordinarie doti relazionali. Ma lanciare Galliani come candidato presidente, equivale a dire a Malagò che lui l’aveva messo mesi prima, e lui lo toglie adesso che non gli va più a genio. Perché quei voti sono suoi, è lui che comanda. Se davvero finisse così, sarebbe la conferma che Beppe Marotta è l’unico, grande “burattinaio” del calcio italiano.

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