"Dov'è la Fiesta" pone una domanda scomoda a una generazione arrivata quando la "fiesta" era già finita

Nelle commedie romantiche del cinema classico, dopo un quarto d'ora, arrivava qualcuno pronto a rubare il cuore al protagonista. Nelle commedie romantiche di oggi, dopo un quarto d'ora, al nostro eroe al massimo... avranno rubato la macchina. Non c'è tuttavia cinismo in Dov'è la Fiesta, quanto piuttosto la piena coscienza di come, in un mondo dove tutto è precario, non si possa più investire a fondo perduto su qualcuno che non sia tu stesso. Un mondo dove la domanda "Noi cosa siamo?" resta un rebus irrisolvibile, soprattutto perché per rispondere bisognerebbe sapere prima bene chi si è come unità singola. Una mezza "mission impossible" in un periodo storico in cui le identità sembrano condannate a rimanere sempre fluide, volenti o nolenti. Si finisce quindi affannosamente a cercare una risposta anche solo parziale a quel "Noi cosa siamo?", mentre un altro interrogativo generazionale resta lì nell'aria a ricordarci che il tempo non è infinito: "Cosa fai a Capodanno?", si sentono chiedere allo sfinimento i protagonisti, cui tutti gli altri sembrerebbero paternalmente voler dire cosa fare della loro esistenza.
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