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Wednesday, October 21, 2026

Cosa dovrebbero fare i giovani per farsi sentire? Sfilare come delle educande?

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Cosa dovrebbero fare i giovani per farsi sentire? Sfilare come delle educande?

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Gli esecratori di professione imperversano nei giornali e sulle televisioni. La premessa a ogni articolo o commento, riguardante le proteste giovanili di questi giorni, è esecrare, esecrare e ancora esecrare. Chi studia il funzionamento cerebrale conosce il dato psicologico secondo cui la mente umana coglie i primi 10/15 secondi per classificare gli stimoli in arrivo e definire se prestare attenzione. Questa caratteristica serve a non sovraccaricare il cervello con input che non interessano. Soprattutto in un mondo come il nostro, in cui le notizie e le informazioni in arrivo sono un numero spropositato, questa funzione di screening è stata ulteriormente sviluppata.

Gli esecratori di professione sono ben a conoscenza di ciò. Sanno che l’informazione, per avere efficacia, deve seguire il ritmo dello spot pubblicitario, che dura mediamente dai venti ai trenta secondi. Per questo, nei primi venti secondi, esecrano a più non posso. Tutto il “parolame” che seguirà poi, non verrà neppure percepito dal lettore e, comunque, sarà derubricato a fuffa di chi vuole barcamenarsi in ragionamenti noiosi e complessi. Quello che rimarrà, lo sanno perfettamente, è l’esecrazione iniziale.

Le proteste giovanili di questi giorni e quelle che, presumibilmente, seguiranno nei prossimi, sono quindi tutte da commentare, iniziando con il doveroso biasimo delle violenze che qualcuno – forse inserito alla bisogna – ha perpetrato. Ma come dovrebbero comportarsi i ragazzi per far sentire la loro voce? Sfilare come delle educande o meglio – e per certi commentatori sarebbe l’ideale – con passo militare, tutti ben schierati? I ragazzi fanno naturalmente del casino, in età adolescenziale sentono le regole come strette e da sovvertire. Sanno benissimo che se protestassero in modo perfetto, senza eccessi, nessuno se li filerebbe.

I giornali e le televisioni metterebbero un velo di oblio su tutto. Solo quando ci scappa un cassonetto divelto o una vetrina rotta, i mezzi di informazione si attivano per diramare la notizia. Naturalmente, iniziando con l’esecrazione. Il termine esecrazione deriva dalla parola “sacro” che viene sovvertita con l’ex iniziale, per cui significa il contrario: maledire, detestare, aborrire, distruggere la sacralità. Proprio questa sacralità del potere, fa scattare nel commentatore o giornalista di professione l’immediata condanna. Loro sono le vestali di un potere che non deve essere neppure messo in discussione.

Ripeto però la domanda: cosa dovrebbero fare i giovani di fronte al fatto che lasciamo loro debiti a non finire, una società profondamente ingiusta e la prospettiva di dover andare in guerra? Quando i dirigenti dei paesi Europei, in un rituale stantio, si trovano per decidere che saremo al fianco di uno dei contendenti in guerra (senza definire le nostre priorità) fino alla fine, cosa significa? Tutti sanno che fino alla fine vuol dire mandare sul campo i soldati, che inevitabilmente saranno i giovani. Fino alla fine significa indebitare la società, con conseguenze inimmaginabili per le nuove generazioni. Fino alla fine significa non provare neppure a capire le ragioni del nemico, rischiando di arrivare al conflitto nucleare.

Quando i ministri e la presidente del Consiglio mostrano di essere in grado di tagliare solo sulla sanità e sulla scuola senza intaccare i proventi, mostruosi, delle lobby di potere da cui , presumibilmente, dipendono, come si dovrebbero sentire i ragazzi? Quando si vogliono inculcare paure del diverso per colore e razza, del povero che intacca il nostro benessere, di colui che ha un bagaglio culturale e religioso non del tutto conosciuto come dovrebbero reagire i giovani che per definizione sono aperti alle novità?

Finisco questo commento e, volutamente, lo pongo nella fase terminale, con l’esecrazione delle violenze. Il rischio è che tirando troppo la corda ci scappino dei feriti gravi e, Dio non voglia, uno o più morti. Proprio per evitare tutto questo le proteste dei giovani vanno capite, si deve offrire attenzione mentale e spazio sui giornali e televisioni per le loro rivendicazioni, senza iniziare con la rituale esecrazione.

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