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Thursday, October 8, 2026

Tumore al pancreas non operabile: al Gemelli la prima terapia al mondo con la colla radioattiva

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Tumore al pancreas non operabile: al Gemelli la prima terapia al mondo con la colla radioattiva

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Tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile. Ma per la prima volta al mondo una donna è stata curata al Policlinico Gemelli di Roma con un’innovativa colla biologica radioattiva. La procedura, realizzata dal direttore della radiologia interventistica, Roberto Iezzi, è stata effettuata su una donna di 63 anni, in “anestesia locale e minima sedazione”. L’obiettivo era quello di creare le condizioni per una successiva operabilità.

“Vedere la tecnologia di BetaGlue raggiungere la sua prima applicazione clinica al mondo rappresenta un momento fondamentale e la conferma del valore concreto del progetto”, ha detto Cinzia Marchese, presidente di Fondazione Tech e Biomedical. La paziente presentava un adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e la terapia radiante percutanea è stata realizzata iniettando la colla biologica radioattiva – contenente particelle di Ittrio-90 – all’interno della lesione tumorale con l’utilizzo di un ago speciale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT.

La procedura percutanea mini-invasiva è durata un’ora, senza complicanze post operatorie. Dopo 7 giorni dalla procedura, la PET-TAC con Ittrio-90 (Y90) di controllo ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas. L’intervento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari (per la gestione della dose) e radioterapisti, che hanno gestito la paziente prima e dopo la procedura.

L’idoneità a questo trattamento è stata discussa dal team multidisciplinare del tumor board del pancreas del Gemelli, alla presenza di Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. Allo studio hanno preso parte i centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna e prosegue l’arruolamento dei pazienti, con i prossimi trattamenti previsti a ottobre. Per Marchese, l’obiettivo è “contribuire a creare le condizioni perché una tecnologia nata in Italia possa arrivare dal progetto alla sperimentazione clinica, fino al letto del paziente. Il caso BetaGlue dimostra quanto sia strategico costruire un ecosistema capace di accompagnare la ricerca biomedica lungo tutto questo percorso”.

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