The Jerusalem PostSuspect arrested in fatal shooting of 30-year-old man in Jaffa as police probe motive of incidentESPN DeportesBoston Celtics: resumen de temporada baja y previa 2026-27וואלהצה"ל: חוסל ראש חולייה מארגון הטרור גא"פ שפשט לכיסופים ב-7 באוקטוברRTP DesportoBenfica aponta ao tricampeonato de futsalInquirerDy thanks Marcos for directing VAT removal on system loss chargeDaily MaverickCULTURAL PHENOMENON: Star Trek at 60 and the optimistic future it still dares us to imagineESPNLeagues, unions urge action against escalating threats from bettorsDeadlineAmazon Prime Video Debuts $30-A-Month Bundle With AMC+, BritBox, MGM+, PBS Masterpiece & StarzABC NewsMeasles-related deaths in Pennsylvania rise to 4, health officials sayVarietyQuentin Tarantino to Publish ‘Cliff Booth’ Novel Before Brad Pitt and David Fincher’s Movie Streams on NetflixCBS Sports2026 Week 2 NFL odds, start times, betting lines, spreads: Get Week 2 NFL picks, predictions for every gameXatakaVivió hasta los 103 años, actuó en más de 90 películas y fue nominado a tres Óscar. Hoy su hijo es toda una leyenda de Hollywood
The Daily Newsstand · Free, Always
Tuesday, September 15, 2026

Carney a Strasburgo: la sfida canadese all'ordine voluto di Trump

Translate

Mercoledì e giovedì Mark Carney sarà a Strasburgo, ospite d'onore al discorso sullo Stato dell'Unione di Ursula von der Leyen e poi oratore davanti al Parlamento europeo. Dietro l'agenda diplomatica c'è una scommessa più ampia: il premier canadese vuole trasformare un accordo commerciale vecchio di nove anni, il Ceta, mai ratificato da dieci Stati membri, tra cui l’Italia e la Francia oltre che da Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Slovenia, nel primo tassello di un'alleanza che va oltre i dazi.

Non si tratta di adesione. Carney lo ha ribadito a più riprese, l'ultima volta a Toronto: "Non stiamo cercando di diventare membri dell'Unione europea", ha parlato invece di una "unique alliance". L'idea potrebbe essere quellam di uno status di "associate member", come scrivono il Wall Street Journal o la Reuters, pur sottolineando che non è una proposta formalizzata.

Ottawa ha escluso l'adesione all'Ue, mentre ha preso le distanze dall'idea di replicare i modelli norvegese o svizzero; resta invece aperta la ricerca di una formula nuova costruita sulle proprie priorità, investimenti, materie prime critiche, difesa, mobilità di lavoratori e studenti senza visto. Il contesto spiega la fretta. Il 70 - 72% dell'export canadese finisce negli Stati Uniti, rendendo Ottawa particolarmente vulnerabile alle decisioni di Washington.

Ad agosto sono entrati in vigore dazi aggiuntivi del 50% su determinate categorie di prodotti canadesi, tra cui automobili, prodotti lattiero-caseari e bevande alcoliche. I negoziati commerciali sono poi entrati in crisi, fino alla decisione canadese di introdurre a sua volta misure di ritorsione, con Carney che ha parlato apertamente di essere "sotto attacco". Trump ha continuato a evocare l'ipotesi del Canada come 51° Stato e ribattezzato il lago Ontario "Lake America", mentre la sua amministrazione ha accentuato la pressione economica su Ottawa.

Da qui il pivot europeo, che porta con sé un messaggio politico scomodo. Carney lo aveva già formulato a Davos, a gennaio, provocando una dura reazione di Trump: le potenze intermedie devono resistere alla coercizione economica e costruire alternative alla dipendenza dalle grandi potenze. Negoziare bilateralmente con un egemone, aveva sostenuto Carney, significa farlo da una posizione di debolezza: si finisce per accettare ciò che viene offerto e per confondere la sovranità con la semplice possibilità formale di esercitarla.

È un principio che il Canada ha applicato a se stesso, respingendo condizioni giudicate lesive della propria autonomia. Il Canada sta cercando insomma di tradurre in una politica concreta quella che può essere chiamata “Dottrina Carney”: per Ottawa si tratta di una diversificazione che serve a ridurre una dipendenza diventata politicamente rischiosa.

L'Unione europea, che pure resta il più grande blocco commerciale al mondo, ha scelto una strada diversa: ha accantonato le ritorsioni e firmato un'intesa che lascia gran parte delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti soggette a dazi fino al 15%, nella speranza di conservare il sostegno americano alla Nato e all'Ucraina. Un sostegno che, per ora, non si è tradotto in alcun impegno di sicurezza concreto.

Anche l'Ue sta cercando di ridurre la propria vulnerabilità alle politiche di Trump, ma parte da condizioni diverse e deve conciliare gli interessi di 27 Stati, oltre a gestire una relazione con Washington che rimane centrale per la sicurezza europea. 

Ian Lesser del German Marshall Fund osserva che l'imprevedibilità di Washington ha comunque accelerato la diversificazione di Canada ed Europa, anche se a Bruxelles prevale ancora la cautela: molti preferiscono attendere le elezioni di metà mandato di novembre, nella speranza che un nuovo Congresso possa arginare Trump.

I numeri intanto raccontano una relazione già solida con il Canada: nel 2025 l'interscambio bilaterale ha toccato i 127 miliardi di euro, e l'Ue resta il secondo partner commerciale di Ottawa. E il rapporto si sta già spostando oltre il commercio: nel 2026 il Canada è diventato il primo Paese non europeo a partecipare al programma europeo SAFE, da 150 miliardi di euro, aprendo alle imprese canadesi opportunità nel mercato europeo della difesa.

A questo si aggiungono una cooperazione più stretta su energia, intelligenza artificiale e materie prime critiche, l'apertura di un nuovo ufficio del Parlamento europeo a Ottawa e il vertice Canada-Ue previsto a Montreal il 29 e 30 ottobre.

Il ministro delle Finanze François-Philippe Champagne respinge la lettura più immediata, quella di un Canada che flirta con Bruxelles per fare pressione su Washington: "Continueremo a collaborare con gli Stati Uniti", ha detto, pur ammettendo che "il mondo è cambiato, e l'America è cambiata".

Resta quindi il nodo politico che Carney porta a Strasburgo: capire se sia possibile costruire una nuova forma di partenariato tra democrazie avanzate, abbastanza profonda da condividere commercio, investimenti, difesa, tecnologia e sicurezza, ma abbastanza flessibile da non richiedere una vera integrazione istituzionale.

In altre parole la partita si gioca sulla capacità dell'Europa di essere considerata un aggregatore democratico e un approdo sicuro di fronte ai totalitarismi imperialistici di Xi e Putin o Trump.

View the original on Rai News

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.