“Il matrimonio? Non volevo che la mia vita dipendesse da un’altra persona. E se c’era il rischio di sbagliare, volevo essere io a farlo. Ma magari a 70 anni mi sposo…”: così Serena Bortone
Per Serena Bortone l’indipendenza non è mai stata soltanto una parola, ma un modo di immaginare la propria vita. A darle, anni fa, una formulazione precisa fu una frase di Gloria Steinem, rimasta impressa alla giornalista: “Diceva: ‘Alcune di noi diventano gli uomini che vorrebbero sposare’. Pensai: ‘Ecco quello che farò, non mi serve nessuno per realizzare ciò che voglio’“.
Un pensiero che oggi dialoga inevitabilmente con Le Dirimpettaie, il suo secondo romanzo, costruito attorno alle vite di tre donne alla ricerca della libertà sullo sfondo di un’Italia che cambia: dal boom economico alla Dolce Vita, passando per la legge sul divorzio, fino all’inizio del nuovo millennio.
Intervistata dal settimanale F, Bortone racconta però che nella sua vita non c’è stato un momento preciso in cui abbia deciso di rinunciare al modello tradizionale di matrimonio e famiglia. Piuttosto, la consapevolezza è arrivata osservando le generazioni precedenti: “Diciamo che ho sempre percepito che per le donne della generazione che precede la mia avere un marito e fare figli era un destino al quale era difficile sottrarsi. Se il matrimonio è una scelta, niente da ridire. Ma se viene imposto dalla società può diventare una prigione. Il che non esclude che magari a settant’anni incontri qualcuno e decida di sposarmi…”.
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