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Thursday, October 8, 2026

La Procura di Padova apre un fascicolo sulla Camera arbitrale islamica

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Da sette mesi a Padova è attiva una Camera arbitrale islamica, che ha lo scopo "di promuovere la cultura dell'arbitrato come metodo di risoluzione delle controversie all'interno della comunità islamica italiana": si tratta di un'associazione non riconosciuta, registrata con tanto di codice fiscale e, a quanto si legge sul sito, è nata per "per risolvere controversie civili e commerciali in conformità con i principi della Shari'a, ossia la legge Islamica". E le sue sentenze avranno "lo stesso effetto di una sentenza resa dall'autorità giudiziaria italiana".

Sulla vicenda la Procura di Padova ha aperto un procedimento a modello 45, quindi un fascicolo d'indagine senza indagati né ipotesi di reato, facendo seguito all'esposto presentato dall'avvocato Francesco Minutillo di Futuro nazionale. Lo annuncia in una nota il procuratore Angelantonio Racanelli, sottolineando che la Procura "svolgerà, come sempre, i compiti che la legge gli affida, svolgendo i doverosi accertamenti".

L'Ucoii: 'La giustizia in Italia è solo quella dello Stato'

Un invito ai fedeli a diffidare dell' arbitrato islamico perché in Italia la giustizia è una sola ed è quella dello Stato. L'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia prende pubblicamente le distanze da quella che definisce la "sedicente Camera Arbitrale Islamica Italiana", che si propone di risolvere controversie civili e commerciali "in conformità ai principi della Sharia".

Si tratta di "un'iniziativa nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro- sottolinea in una nota- Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l'Ucoii rappresenta sul territorio nazionale ha promosso, sostenuto o riconosciuto questa iniziativa, né è stata consultata". E azioni di questo tipo "non possono essere accettate dai musulmani italiani".

L'Ucoii ribadisce che in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica," nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. È un sistema che garantisce pienamente i diritti di tutti i cittadini e i residenti, musulmani compresi, e che non ha bisogno di strutture parallele. Le materie che riguardano lo stato delle persone e i diritti indisponibili, come il matrimonio, la famiglia e la filiazione, sono peraltro escluse per legge da qualsiasi forma di arbitrato. Anche sul piano religioso, la tradizione islamica insegna al credente a rispettare gli impegni assunti e le leggi del Paese in cui vive. Per il musulmano italiano, affidarsi alla giustizia dello Stato non è una rinuncia alla propria fede, ma ne è coerente espressione".

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