“Se a Milano una stanza costa 800 euro, non ci vive nessuno se non chi ha già una casa. Perché non ci sono alloggi per lo staff dei ristoranti? Io do un servizio alla città, la città me lo deve restituire”: parla lo chef Matias Perdomo
“Siamo un’azienda. Prima di essere chef devi essere imprenditore: prima viene il conto economico”. Così Matias Perdomo risponde quando gli viene chiesto perché abbia deciso di tenere aperto ad agosto il suo ristorante stellato di Milano. “Abbiamo fatto settecento coperti. Settecento. La gente non sapeva dove andare”, racconta nella lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Oltre a Contraste, che fa anche delivery, Perdomo ha affidato la trattoria Tina alla chef Arianna Consiglio, “amica e socia”. Ma prima ancora del cuoco e dell’imprenditore c’è una storia personale che parte dall’Uruguay. “I miei genitori erano militanti contro le dittature al potere in tutto il Sud America”, racconta.
A due anni si trasferisce in Danimarca, dove rimane fino ai sette, prima di tornare in Uruguay, un Paese “appena uscito dalla dittatura, un mondo nuovo”. La scuola, però, non fa per lui: “Per me era una noia allucinante: astronomia, storia, matematica, inglese. A quattordici, quindici anni dissi a mia madre che volevo lavorare”.
Entra così nella falegnameria dello zio. “Giocattoli di legno, scivoli, giochi grandi per le scuole. Manualità e creatività erano le mie parole magiche. Da ragazzo volevo fare l’architetto: costruire, vedere una cosa che non c’era, tirarla fuori dalla materia grezza. Mio padre non l’ho mai avuto vicino. La figura paterna era mio zio falegname”. Ed è proprio lo zio ad avvicinarlo alla cucina, iscrivendosi insieme a lui a un corso che Perdomo paga “con i soldi lavorati in falegnameria”.
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