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Friday, October 23, 2026

De Laurentiis può vendere il Napoli, ma non a Matt Rizzetta: “Magari a un napoletano”. Il piano del patron partenopeo

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De Laurentiis può vendere il Napoli, ma non a Matt Rizzetta: “Magari a un napoletano”. Il piano del patron partenopeo

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Con gli occhiali da sole e il viso sornione quella di Aurelio De Laurentiis è una “poker face” eccellente. In ventidue anni alla guida della Società Sportiva Calcio Napoli se c’è stato qualcosa di pressoché impossibile da portare a casa con lui è stata l’interpretazione esatta delle sue mosse. Che bluffi o faccia sul serio, o che nel suo fare sul serio ci sia un po’ di bluff e viceversa non è (quasi) mai possibile capirlo. E il patron azzurro usa questa capacità a suo piacimento, naturalmente. Il tavolo che lo vede protagonista negli ultimi giorni è quello della eventuale vendita del Napoli. Ventidue anni ininterrotti di regno, aveva 55 anni quando rilevò la società dal fallimento e oggi ne ha 77: in mezzo ci ha messo due promozioni, una dalla C alla B e una dalla Cadetteria alla A, due Scudetti, tre Coppe Italia, due Supercoppe italiane la presenza stabile del Napoli nelle coppe europee e tanti campioni portati in azzurro.

È giunta l’ora del cambio di mano? Chissà, Aurelio come sempre porta tutti sulle giostre con le sue dichiarazioni, da un lato dice che il Napoli “È incedibile”, dall’altro però che “… se poi arrivasse qualcuno in grado di ripagare 25 anni di sacrifici…”. Da un lato racconta di aver rifiutato “un’offerta degli arabi da tre miliardi e mezzo di euro” dall’altro che “se qualcuno avesse voglia di sostituirmi nell’arco di due, tre, cinque anni, chissà”. Qualcuno. Chi? Rumors nemmeno troppo celati (anzi, proprio per nulla) hanno portato a Matt Rizzetta, imprenditore italo americano poco più che quarantenne, attraverso investitori e fondi come North Sixth Group e Underdog Global Partners. Rizzetta ha già investito nello sport italiano: nel Campobasso calcio, preso in Eccellenza e oggi stabilmente in C e soprattutto nel Napoli Basket che oggi sta facendo benissimo in Italia e in Europa.

Rumors per nulla celati perché da un lato Rizzetta ha più volte confessato pubblicamente (e spesso negli ultimi giorni) il sogno di rilevare il Napoli per creare una polisportiva, dichiarandosi pronto: “Io ci sono, sarei onorato di portare avanti l’eredità di quello che ha costruito De Laurentiis con il club. Farei di tutto e anche di più per non deludere la piazza” e dall’altro c’è Aurelio che lo invita al Maradona per Napoli–Bodo Glimt e racconta di essere stato già suo ospite negli Stati Uniti per una partita di basket, e pure di una trattativa cominciata con una due diligence e conclusa in una proposta da 2,2 miliardi di euro, rifiutata perché “Mi sarei dovuto fare gradualmente da parte”. Già, e pare un po’ un unicum che un presidente riservatissimo (sul fronte affari) come De Laurentiis riveli così tanto di un potenziale acquirente. E infatti eccolo offrire a tutti un nuovo giro di giostra quando dice che sì, forse potrebbe vendere “ma magari ad un napoletano e non ad un americano”. E giù a inseguire il nuovo giro di giostra: trova il prossimo presidente napoletano.

Sarà Diego Aponte? Figlio di Gianluigi e patron di Msc, partner commerciale del Napoli da tempo e main sponsor azzurro dal 2023. I rumors parlano anche di un impegno di Msc nella costruzione del nuovo stadio che Adl vorrebbe per il Napoli. E a proposito: il no agli americani era stato motivato en passant non solo con l’indisponibilità al pensionamento, ma pure con la questione stadio: “Rizzetta – aveva dichiarato Adl a Radio Kiss Kiss Napoli – si sarebbe fatto andar bene il Maradona”. E no, il Maradona, che sarà rinnovato con 200 milioni di euro in ottica Europei 2032 (fondi di Regione attraverso il Cipess e Comune) non va bene a De Laurentiis che invece insiste su un nuovo stadio. Dove? L’area individuata è quella dell’ex raffineria Q8 a San Giovanni a Teduccio, Napoli Est, che dovrebbe essere oggetto di un profondo restyling, dove c’è già una stazione ferroviaria nelle vicinanze. Dovrebbe arrivare nelle prossime settimane una valutazione del prezzo dei terreni: non una prima pietra (come quella posta un anno fa per l’eventuale nuovo centro sportivo che però ancora non c’è) ma un elemento concreto.

Un elemento concreto anche nella valutazione di quel Napoli che Adl prese per 32 milioni di euro quando non esisteva più e che oggi ha trasformato in una realtà calcistica europea in grado di vincere coi conti in ordine. Quanto valgono oggi, ventidue anni dopo, quei 32 milioni? Difficile dirlo. Per gli analisti indipendenti una cifra che va dagli 800 milioni al miliardo, per Adl almeno due… e al tavolo, di poker come quello delle trattative, siede lui. Se vuole.

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