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Wednesday, August 19, 2026

Rendimenti dei titoli di Stato Usa trentennali ai massimi dal 2002 dopo il balzo del deficit. Su anche i Bund tedeschi

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Rendimenti dei titoli di Stato Usa trentennali ai massimi dal 2002 dopo il balzo del deficit. Su anche i Bund tedeschi

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I titoli di Stato tornano sotto pressione tra Stati Uniti e Germania, causa tenaglia dell’inflazione, pesanti incertezze sull’economia e stallo negoziale in Medio Oriente. I rendimenti dei Treasuries Usa sono ancora in salita e testano i massimi dal 2002 nel caso dei bond a 30 anni arrivati al 5,33%, in rialzo di due punti base. Non va molto meglio per T-Bond a 10 anni, il benchmark per i mutui, in aumento di 1,6 punti base, al 4,74%, mentre i titoli a 2 anni, la cartina al tornasole delle decisioni della Federal Reserve, è in leggera variazione al 4,186%.

Si tratta di movimenti che seguono i dati sul deficit fiscale Usa, balzato a 432,3 miliardi di dollari a luglio, il totale mensile più alto da marzo del 2021, portando il disavanzo complessivo da inizio anno a quasi 1.800 miliardi di dollari. Gli interessi pagati per finanziare il debito pubblico, che ammonta a quasi 40.000 miliardi di dollari, sono costati al governo americano ben 1.200 miliardi di dollari da inizio 2026. Tassi più alti significano mutui più costosi, credito più caro per le imprese e maggiori difficoltà di finanziamento per settori ad alta intensità di capitale, inclusi i grandi investimenti nei data center per l’intelligenza artificiale.

Sul fronte dell’inflazione, i dati recenti hanno evidenziato aumenti dei prezzi complessivi contenuti a giugno e luglio, malgrado il tasso annuale rimanga ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Fitch ha appena confermato il rating sugli Usa a ‘AA+’, citando la resilienza economica e lo status del dollaro Usa come valuta di riserva globale, ma tra i punti di debolezza figurano i deficit fiscali persistentemente elevati, rapporto debito pubblico/Pil in aumento e onere degli interessi crescente rispetto alle medie dei Paesi nella categoria di affidabilità creditizia ‘AA’.

Quanto alla Germania, l’ex locomotiva d’Europa appare sempre più in difficoltà. Berlino ha pagato il rendimento più alto dal 2011 per vendere quattro miliardi di bund trentennali, collocati tramite sindacato di banche al 3,783%. Lo scorso mese lo stesso titolo aveva già segnato il massimi di 15 anni al 3,64%. I prezzi dei titoli di Stato sono sotto pressione, con corrispondente rialzo dei rendimenti, fra piani di spesa imponenti, a partire dalla voce militare, e pressioni inflazionistiche.

Intanto, sull’inflazione in Eurolandia l’outlook è problematico: attualmente è al 3% ed è “molto” rispetto al target Bce del 2%, ha notato Philip Lane, capo economista e componente del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. Parlando a Dublino, Lane ha notato che “l’inflazione è ora un punto percentuale al di sopra del nostro obiettivo. Si potrebbe dire che rispetto al 10% (segnato nel 2022 dopo la guerra in Ucraina, ndr) non è molto, ma è molto rispetto al tipico modo in cui pensiamo nel calibrare i tassi”. La prospettiva è che resti al 3% per il resto dell’anno.

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