Sogin punta a voltare pagina (e immagine). Nel giorno in cui si decidono i nuovi vertici, apre le porte ai visitatori
La legge delega sul nucleare viene votata in Senato, mentre Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, vuole correre verso il futuro, facendo dimenticare il passato, fatto di ritardi (Leggi l’inchiesta), sprechi e inchieste. E provando a cambiare l’immagine della società. D’altronde il 25 settembre, dopo essere stata rinviata cinque volte, si terrà l’assemblea dei soci per decidere i vertici del prossimo triennio. Per l’occasione, in una nota, la società ha ricordato quanto fatto negli ultimi anni, a iniziare dall’utile netto di 2,566 milioni di euro nel 2025. Ma il passato spunta fuori a suon di ritardi diventati cronici, del completamento ancora lontano della parte più complessa del decommissioning e delle sentenze. L’ultima è quella della Corte di Appello di Roma, che ha ordinato alla Sogin il reintegro dell’ex ad Emanuele Fontani. Aveva segnalato le irregolarità sugli appalti del deposito nazionale per le scorie radioattive, che portarono al commissariamento di Sogin. E fu licenziato con lettera firmata dall’attuale amministratore delegato, Gian Luca Artizzu e dal capo del personale, Belinda Sepe. Il passato torna, ma non ferma Sogin. Il 25 settembre, infatti, non sarà solo il giorno dell’assemblea dei soci, ma anche quello in cui gli impianti di Sogin e Nucleco, nel Centro Ricerche Casaccia di Roma, apriranno le porte ai visitatori (quelli che hanno prenotato) nell’ambito della Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori, promossa dalla Commissione Europea. Con tre percorsi, due dei quali aperti anche a bambini dai 5 anni in su.
L’assemblea dei soci per decidere i vertici. I conti e il programma
Nello stesso giorno, dunque, l’assemblea dei soci sarà chiamata a indicare il nuovo consiglio di amministrazione e il collegio sindacale per il prossimo triennio. L’assemblea fa capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che detiene il 100% del capitale sociale. Le scelte sulle nomine e sugli indirizzi strategici avvengono in raccordo con le indicazioni del Governo italiano e d’intesa con i ministeri di vigilanza competenti, in primis il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Si tratterà di capire se i vertici attuali verranno confermati o meno. Nel frattempo, Sogin si affretta a ricordare alcuni risultati raggiunti. Nell’ultimo triennio, ha chiuso tre bilanci consolidati consecutivi in utile. Nel 2025 il risultato netto ha raggiunto 2,566 milioni di euro, con un Ebitda di 26,74 milioni. “Al risanamento dei conti si è accompagnata una crescita delle attività industriali” scrive la società, sostenendo che, al 31 dicembre 2025, “l’avanzamento complessivo del programma di decommissioning ha raggiunto il 47,7%, considerando l’insieme delle attività che compongono la missione di Sogin: messa in sicurezza degli impianti, gestione del combustibile, smantellamento, trattamento e stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi”. E il punto è proprio questo. Perché la messa in sicurezza e la gestione del combustibile pesano molto sulla percentuale di programma portato a compimento, ma resta da completare la parte più complessa e delicata, ossia lo ‘smantellamento’ vero e proprio delle centrali e la gestione definitiva dei rifiuti radioattivi. Originariamente prevista entro il 2019, oggi la data di fine lavori è slittata al 2032. Al momento le scorie restano stoccate in depositi temporanei in attesa del Deposito Nazionale, che non potrà essere completato prima del 2041. Anche quella, in realtà, una soluzione non definitiva, perché per i rifiuti più radioattivi è necessaria una soluzione geologica.
Il passato che torna
Ai problemi legati al programma, si aggiungono quelli legati alla gestione della società. E l’ultima non è una buona notizia per Sogin. Nel verdetto con cui la Corte di Appello di Roma ha ordinato alla Sogin il reintegro dell’ex ad Emanuele Fontani, si conferma la sentenza di primo grado, che aveva evidenziato “la sussistenza del motivo ritorsivo del licenziamento”. Conclusione a cui era giunta, tra l’altro, anche l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. In qualità di ad pro tempore, Fontani aveva segnalato – insieme ai colleghi di una task force da lui stesso istituita – le irregolarità rilevate durante verifiche interne sugli appalti del deposito nazionale per le scorie radioattive. Sogin fu commissariata, la Corte dei Conti aprì un’indagine e i tre dirigenti e quattro funzionari che avevano fatto parte della ‘task force’ furono raggiunti da procedimenti disciplinari. A firmare quei provvedimenti, l’attuale amministratore delegato, Gian Luca Artizzu e il capo del personale, Belinda Sepe. Ora, anche la Corte di Appello di Roma ha messo nero su bianco che il licenziamento dell’ex ad è stato “irrogato essenzialmente in connessione alla segnalazione che il Fontani ha inoltrato al Consiglio di Amministrazione”. Anche le contestazioni a suo carico, è scritto nella sentenza “rafforzano l’opinione del Collegio che esse siano state pensate con finalità ritorsive e punitive”.
Ma il programma deve andare avanti, esattamente come l’iter della legge sostenuta da Giorgia Meloni e dal ministro Pichetto Fratin. Il governo vuole allontanare dagli italiani l’idea del vecchio nucleare, quello di Chernobyl, quello delle enormi strutture che possono portare a disastri. L’Italia punta ai reattori di ultima generazione, più piccoli, secondo alcuni più gestibili (secondo altri molto meno). E in questo contesto anche Sogin deve voltare pagina e far dimenticare l’era in cui i fondi venivano prelevati direttamente dalle bollette elettriche dei cittadini tramite la componente degli oneri di sistema, quella dei costi lievitati, con una buona percentuale di risorse finite in stipendi, consulenze e premi di produzione per i dirigenti. E allora ecco che Sogin apre le porte. Nei giorni scorsi i cittadini interessati hanno potuto iscriversi a uno dei tre percorsi previsti, due nell’impianto Opec di Sogin e uno in Nucleco. Due dei tre tour sono aperti, se accompagnati, ai minori dai cinque anni in su. “Un’occasione – scrive Sogin – per vedere da vicino le tecnologie e le misure di sicurezza adottate nella dismissione degli impianti nucleari e nella gestione dei rifiuti radioattivi, che conferma l’impegno di Sogin e Nucleco nella divulgazione scientifica e nella diffusione della conoscenza in campo nucleare”. Il primo percorso si svolgerà nell’impianto Opec-1, sede delle prime attività di ricerca italiane in campo nucleare. Qui si potrà assistere ad una simulazione delle operazioni di manipolazione del combustibile nucleare irraggiato. Il secondo ‘tour’ interesserà la sala controllo e le aree esterne del deposito Opec-2, con una dimostrazione di come si misura la radioattività e si utilizzano speciali ‘tende di contenimento’ nello smantellamento di componenti contaminati. Il terzo tour, in Nucleco, sarà dedicato alle aree di laboratorio, di caratterizzazione radiologica e di gestione dei rifiuti radioattivi provenienti dagli impianti nucleari italiani in dismissione e dalle attività quotidiane nella medicina, nell’industria e nella ricerca.
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