Cisgiordania, rimpatriate le 5 attiviste italiane fermate vicino a Hebron
Sono rientrate in Italia le cinque connazionali fermate in Cisgiordania dalle Forze di difesa israeliane. Funzionari dell’ambasciata d’Italia a Tel Aviv, ha reso noto il ministero degli Esteri, hanno potuto effettuare ieri sera una visita consolare presso l’aeroporto, in cui le italiane sono apparse in buone condizioni fisiche: è stato consentito loro l’utilizzo dei telefoni cellulari e tutte hanno potuto parlare almeno una volta con il proprio legale.
Le cinque donne sono volontarie e attiviste internazionali. Si trovavano nel West Bank per fornire “protezione attiva” e supporto agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, periodo storicamente caratterizzato da forti tensioni, aggressioni a opera dei coloni e restrizioni nell’area da parte delle autorità israeliane. Il fermo è scattato il 22 ottobre nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron. Le attiviste sono state prelevate insieme ad altri volontari internazionali e condotte inizialmente presso la stazione di polizia dell’insediamento di Kiryat Arba per essere interrogate. Subito dopo il fermo, la Farnesina si è attivata chiedendo a Israele chiarimenti urgenti e l’immediato rilascio delle cittadine.
Negli ultimi mesi, le autorità israeliane hanno intensificato i fermi, i respingimenti alla frontiera e le espulsioni di volontari delle Ong, presenti sul territorio con lo scopo di documentare le violazioni dei diritti umani e proteggere i civili palestinesi dalle violenze dei coloni e dalle operazioni militari, ma accusati da Israele di alimentare le provocazioni.
Il 21 ottobre un’operazione su vasta scala dell’Idf aveva portato al blocco e al fermo di circa 90 volontari, tra cui il candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander, rilasciato poco dopo insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento. Nelle stesse ore sono stati trattenuti due italiani, un padre e un figlio originari di Bolzano, Manuel e Alberto Tartarotti, di 35 e 67 anni. I due erano arrivati in Cisgiordania per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi. Dopo essere stati detenuti per ore dalla polizia israeliana sono stati espulsi dal Paese con il divieto di rientro in Israele per i prossimi dieci anni.
La raccolta delle olive in Cisgiordania rappresenta da sempre un momento cruciale e ad altissimo rischio di incidenti. Nelle ultime settimane si è registrata un’impennata di attacchi condotti da gruppi di coloni estremisti, culminati lo scorso fine settimana nel ferimento di una fotoreporter del Wall Street Journal e nell’assalto ad alcune auto diplomatiche europee.
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