“Sono morto per 25 minuti, poi sono stato riportato in vita e ho iniziato a capire l’essenza del tempo. È un cliché, ma è la verità”: la rivelazione del regista Nicolas Winding Refn
“Nel 2023 sono morto per 25 minuti, poi sono stato riportato in vita e ho iniziato a capire l’essenza del tempo”. In un’intervista a Leggo, il regista danese Nicolas Winding Refn, autore di Her private hell (qui la nostra recensione) ora al cinema, ha ricordato un episodio tragico del proprio passato che si è trasformato in risorsa “professionale”. A Refn venne diagnostico un serio problema al cuore e durante una delicata operazione chirurgica venne dichiarato morto per circa venti minuti e di aver vissuto uno stato clinico di pre-morte (Near Death Experience – NDE) prima di essere rianimato.
Nel suo caso l’eccezionalità della vicenda ha significato una rinata voglia di fare cinema. “Non penso di aver sentito così tanto la differenza. Sono stato riportato in vita e ho iniziato a capire l’essenza del tempo. Il mio, dello spettatore, di tutti noi. E quanto sia prezioso. È un cliché, ma è la verità. Forse ora sono più sicuro di ciò che voglio realizzare e vado direttamente verso quell’intenzione. Ma ciò a cui penso è il tempo. Quella, per me, è la più grande valuta che la vita possa mai avere: quanto tempo hai da vivere sulla Terra”.
Refn ha commentato anche uno dei temi del suo film, l’ossessione della celebrità: “Penso che si tratti più di voler essere visti. La maggior parte di noi è, a prescindere da tutto, molto esibizionista. Vogliamo essere guardati o esistere, e Internet ci dà la possibilità di creare un’esistenza artificiale in cui possiamo realizzare una versione migliore di noi stessi, più idilliaca e poetica. E questo a volte può essere frustrante quando, nella realtà, potresti essere molto diverso. Ma l’illusione è ciò che rimane per sempre. È il modo in cui il mondo ti vede”.
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