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Saturday, November 7, 2026

Svolta in Israele: Herzog sceglie Eisenkot per formare il governo, Netanyahu si ferma a 46 seggi

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Gaza, le forti piogge hanno allagato migliaia di tende dei palestinesi sfollati

Il tycoon ancora indeciso se attaccare l'Iran: “Accordo o li distruggo”. Nella notte Trump ammette un attacco di pochi minuti all'isola Qeshm per distruggere “un piccolo dispositivo antiaereo”.

Israele: Yashar sfida il Likud, "rottura con gli estremisti per entrare nel governo Eisenkot"

A poche ore dall'incarico formale atteso dal presidente Herzog, Yashar — la formazione guidata da Gadi Eisenkot — ha risposto con fermezza all'appello di Benjamin Netanyahu per un esecutivo di unità nazionale, aprendo le porte agli alleati del Likud ma imponendo condizioni politiche stringenti.

In una nota diffusa su X, Yashar ha respinto le argomentazioni del premier uscente, accusandolo di opportunismo: «L'uomo che ha diviso, lacerato e seminato discordia nella società israeliana ora parla di "unità" solo perché si rende conto che i suoi giorni al potere sono contati». Il partito ha sottolineato come Netanyahu abbia «agito sistematicamente e risolutamente contro l'unità, persino durante la guerra più difficile della nostra storia».

La replica risponde anche alle dichiarazioni di Netanyahu, che in un videomessaggio aveva sostenuto che un esecutivo a guida Eisenkot appoggiato dai partiti arabi non sarebbe determinato nella lotta contro Hamas. Yashar ha ribadito che il futuro «governo nazionale di emergenza» accoglierà esclusivamente deputati allineati ai suoi quattro pilastri programmatici, a partire dal «riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e l'impegno a distruggere il suo potere militare e di governo».

Da qui la controffensiva politica indirizzata direttamente al blocco di centrodestra: se il Likud e i suoi alleati intendono davvero sostenere un'intesa ampia, ha chiarito Yashar, dovranno «annunciare pubblicamente lo scioglimento dell'alleanza con gli estremisti, l'accettazione dei quattro principi di Gadi Eisenkot e la disponibilità a entrare in un governo guidato dal premier Eisenkot».

Svolta in Israele: Herzog incarica Eisenkot di formare il governo, Netanyahu si ferma a 46 seggi

Il presidente israeliano Isaac Herzog affiderà formalmente l'incarico di formare il nuovo esecutivo a Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar. La cerimonia di conferimento del mandato è fissata per domani, 8 novembre, alle ore 17:00 presso la residenza presidenziale di Gerusalemme, a conclusione del ciclo di consultazioni politiche.

L'ex capo di Stato Maggiore dell'IDF ha incassato l'indicazione di una maggioranza qualificata di parlamentari: sono 67 su 120 i membri della Knesset ad aver espresso formale raccomandazione a suo favore, superando nettamente il premier uscente e capo del Likud, Benjamin Netanyahu, fermatosi a quota 46 seggi. A completare il quadro parlamentare, il partito ultraortodosso United Torah Judaism (UTJ, 7 seggi) ha scelto di non indicare alcun candidato.

La decisione di Herzog è maturata al termine di fitti colloqui individuali con i principali leader della scena politica. Da domani scatterà per Eisenkot la finestra temporale prevista dalla Legge Fondamentale sul Governo: l'incaricato avrà 28 giorni di tempo per definire la coalizione, blindare gli accordi di programma e presentare la lista dei ministri, con la facoltà per il capo dello Stato di concedere una proroga supplementare fino a un massimo di 14 giorni prima di un eventuale rinvio del mandato al parlamento.

Iran: capo della sicurezza Rezaei avverte Washington, "risposta devastante se iniziate una guerra"

Nuovo avvertimento dell'Iran agli Stati Uniti: «Iniziate una guerra e dovrete affrontare una risposta devastante». A scriverlo su X è stato il capo della sicurezza iraniana, Mohsen Rezaei, che ha accompagnato il monito militare a un attacco sarcastico contro l'amministrazione Trump. «Avete perso la guerra e le elezioni. Il vicepresidente Vance ha ammesso la sconfitta, il segretario di Stato Rubio sta per lasciare l'incarico, il segretario alla Difesa Hegseth sta per essere licenziato e il comandante del Centcom ora fa il podcaster», ha dichiarato Rezaei, mettendo in dubbio la tenuta e l'autorevolezza dei vertici statunitensi prima di concludere con una provocazione: «Quindi, a chi esattamente a Washington dobbiamo far arrivare questo messaggio?».

La Siria smentisce l'invio di truppe nello Yemen, ma rafforza l'asse militare con Riad

La Siria non intende schierare truppe nello Yemen. A chiarirlo è stata una fonte diplomatica di Damasco all'agenzia di stampa statale SANA, smentendo le indiscrezioni su un imminente dispiegamento operativo sul campo, pur confermando che la cooperazione militare con l'Arabia Saudita è destinata ad ampliarsi.

Il chiarimento giunge in un momento di forte tensione per Riad, impegnata in un'escalation di ostilità contro gli Houthi filo-iraniani dallo scorso luglio, mese in cui l'allargamento del conflitto mediorientale ha riacceso i combattimenti in territorio yemenita. Da allora, il Regno saudita ha intensificato gli sforzi diplomatici e strategici per ottenere sostegno sia difensivo che offensivo da diversi alleati internazionali.

Nei giorni scorsi, indiscrezioni di stampa rilanciate da Reuters avevano riferito dell'invio di un contingente limitato di personale militare siriano in territorio saudita, con compiti di addestramento e consulenza per fronteggiare gli attacchi delle milizie yemenite. La fonte sentita da SANA ha precisato che la collaborazione in atto si concentra esclusivamente sulla formazione delle forze armate, sul potenziamento delle rispettive capacità e sullo scambio di competenze tattiche.

I canali di contatto sono destinati a intensificarsi rapidamente: visite di coordinamento da parte di funzionari sauditi in Siria sono già programmate per il mese prossimo. Secondo quanto riferito, la collaborazione potrebbe evolvere verso un patto di mutua difesa o portare all'adesione di Damasco al cosiddetto Patto della Mecca, a seconda della convergenza degli interessi strategici dei due Paesi. L'accordo, sottoscritto ad agosto da Arabia Saudita, Pakistan e Turchia — e ratificato da Ankara giovedì per consentire il supporto militare a Riad —, rappresenta un pilastro del nuovo assetto di sicurezza regionale.

L'intesa preliminare sulla cooperazione militare tra Damasco e Riad è stata siglata mercoledì, durante la visita nella capitale saudita del presidente siriano Ahmed al-Sharaa, al suo secondo vertice con il principe ereditario Mohammed bin Salman in meno di un mese. Un alto diplomatico siriano ha definito il testo un «ampio quadro di riferimento per la cooperazione militare». Dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel 2024 per mano dei ribelli guidati da Sharaa, la nuova leadership siriana ha ridefinito le proprie alleanze, allontanandosi dall'orbita di Teheran per stringere legami sempre più stretti con l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti.

Gli Houthi lanciano attacchi sull'aeroporto di Riad e siti petroliferi sauditi

Gli Houthi yemeniti, vicini all'Iran, hanno affermato di aver lanciato - in risposta a letali attacchi sauditi - diverse offensive con missili e droni contro l'aeroporto di Riad, nonché contro siti militari e petroliferi nel Regno. Il movimento, che combatte contro una coalizione a guida saudita a sostegno del governo yemenita, ha preso di mira in particolare alcuni impianti petroliferi del colosso Aramco; lo ha reso noto su X il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree.

Hamas: allagate 70.000 tende che ospitano sfollati di Gaza

L'ufficio stampa del governo di Hamas ha riferito che, nelle ultime 12 ore, la pioggia ha allagato 70.000 tende che ospitano sfollati di Gaza e che le condizioni meteorologiche invernali hanno causato finora danni stimati per 3 milioni di dollari. Lo riporta il Times of Israel. L'ufficio governativo aggiunge che, a causa del maltempo, in diverse zone della Striscia sono crollati numerosi muri, provocando alcuni feriti. Hamas accusa Israele di impedire l'ingresso nella Striscia di rifugi e altre attrezzature necessarie per far fronte alle piogge. Da parte sua, Israele afferma di limitare l'ingresso di materiali che potrebbero essere utilizzati anche come armi e ha inoltre accusato Hamas di saccheggiare gli aiuti umanitari.

Teheran, sveleremo nuove città missilistiche e i risultati in campo aerospaziale

Il portavoce dei Guardiani della Rivoluzionarie iraniani, Hossein Mohebi, ha dichiarato che Teheran sta per svelare a breve nuove città missilistiche, oltre ai propri risultati in campo aerospaziale e della difesa. “Abbiamo prodotto un gran numero di missili sottoterra, anche durante la guerra con Stati Uniti e Israele, e i nostri missili sono ormai in grado di eludere i radar. I sorprendenti risultati ottenuti dalle forze aerospaziali saranno utilizzati in caso di possibile aggressione da parte del nemico, in modo tale che se gli americani tentassero di scatenare una nuova guerra, se ne pentirebbero” ha affermato Mohebi, citato da Tasnim.

Teheran, un'altra petroliera in fiamme a est dello Stretto di Hormuz

Le forze navali dell'esercito iraniano hanno dichiarato, in un comunicato, che una petroliera ha preso fuoco a est dello Stretto di Hormuz dopo aver ignorato i ripetuti avvertimenti dell'Iran mentre transitava in zone vietate e non sicure del tratto marittimo. Questa mattina, spiegano, l'imbarcazione ha urtato una mina. “La petroliera aveva spento i propri sistemi di navigazione” prosegue la nota - citata dall'agenzia Fars - che aggiunge un avvertimento: “Questo è il destino di tutte le navi che ignorano le normative iraniane e navigano in aree vietate”.

Media, 'maltempo a Gaza, allagate le tende di centinaia di sfollati'

Le forti piogge e venti hanno allagato centinaia di tende di sfollati e ne hanno distrutte altre decine in tutta la Striscia di Gaza. Lo riferiscono i corrispondenti di Al Jazeera nell'enclave. Le avverse condizioni meteorologiche hanno causato danni diffusi ai rifugi temporanei che ospitano famiglie costrette ad abbandonare le proprie case.

Wsj, amministrazione Trump divisa sull'Iran dopo le Midterm

L'amministrazione Trump è spaccata sull'Iran. Il vicepresidente JD Vance preme per la fine del conflitto, mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth e il
numero uno dell'Us Central Command Brad Cooper spingono per un ritorno ai combattimenti. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali le tensioni fra le varie posizioni all'interno dell'amministrazione si sono intensificate dopo la elezioni di metà mandato. I segretari di Stato Marco Rubio e del Tesoro Scott Bessent spingono invece per un inasprimento delle sanzioni e per proseguire il blocco. L'inviato Steve Witkoff sostiene la posizione di Vance. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu vorrebbe una ripresa dei combattimenti. 

Iran, il nostro esercito è più forte rispetto all'inizio della guerra

L'esercito iraniano ha affermato oggi di essere "più forte" rispetto all'inizio della guerra in Medio Oriente, dichiarandosi pronto a rispondere a qualsiasi
attacco in modo 'immediato' e "senza limiti geografici" a seguito delle recenti minacce statunitensi. "Le forze armate della Repubblica islamica sono oggi in uno stato di allerta più elevato e sono più potenti di quanto non fossero all'inizio della guerra", ha dichiarato il portavoce dell'esercito,  Mohammad Akraminia, citato dall'agenzia ufficiale Irna. "Su ordine della Guida Suprema, qualsiasi risposta delle forze armate sarà immediata, efficace e senza limiti geografici", ha aggiunto. Nonostante i recenti attacchi statunitensi sull'isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, le trattative diplomatiche per evitare una ripresa delle ostilità si sono recentemente intensificate con la mediazione del Qatar, dopo una serie di minacce israelo-statunitensi. 

Axios, Vance lavora per nuovo cessate il fuoco e ripresa dei negoziati

Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha trascorso le ultime due settimane impegnato personalmente in colloqui indiretti con l'Iran volti a
raggiungere un nuovo cessate il fuoco e a riprendere i negoziati sul nucleare. Lo riferisce Axios citando due fonti a conoscenza dei fatti.

Il forte coinvolgimento di Vance - spiega la testata Usa - dimostra che si sta assumendo la responsabilità di far uscire gli Stati Uniti da un conflitto che ha ritenuto responsabile delle clamorose sconfitte subite dal Partito Repubblicano nelle elezioni di questa settimana. Inoltre, eleva l'ultima tornata di
colloqui indiretti ai più alti livelli dell'amministrazione.

Due missili colpiscono l'isola iraniana di Qeshm

Due missili colpiscono l'isola iraniana di Qeshm, lo scrive l'agenzia di stampa Tasnim. L'agenzia  riferisce dell'impatto di due missili sull'isola, dopo che poco prima l'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA aveva riportato informazioni analoghe. Tasnim ha sottolineato che non è ancora giunta alcuna informazione da fonti ufficiali. 

Guterres conferma sostegno ad agenzia Onu per palestinesi

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, conferma il proprio pieno sostegno all'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, e al suo ruolo fondamentale nell'assistenza alla popolazione palestinese, nonostante l'opposizione di Israele. Rispondendo alle domande sul futuro dell'organizzazione, il portavoce Stephane Dujarric ha ribadito che Guterres "continuerà a difenderne l'operato e a chiedere che il suo lavoro sia finanziato integralmente". 

Antonio Guterres Segretario generale Nazioni Unite, 23 settembre 2025

Antonio Guterres Segretario generale Nazioni Unite, 23 settembre 2025 (Afp)

Usa, 20 milioni di dollari per informazioni su nucleare Teheran

L'esercito statunitense ha annunciato che offrirà una ricompensa di 20 milioni di dollari, "oltre alla possibilità di trasferirsi altrove", a chiunque fornisca informazioni sul programma nucleare iraniano. Tali informazioni possono riguardare "le sue strutture, le sue attrezzature e il personale a esse associato", ha precisato su X il comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom).

Il padre di una dei fermati in Cisgiordania: “In Italia tra domani e dopodomani”

Olinto Valentini, padre di Aurora, 28 anni, originaria di Bisceglie, a nord di Bari, fermata in Cisgiordania insieme ad altri italiani, spiega: “Pare che stia bene, dal consolato ci sono arrivate rassicurazioni. Aurora non è in stato di detenzione ma si trova in un posto di polizia. E presto, tra domani e dopodomani, potrebbe raggiungere l’aeroporto di Tel Aviv, il Ben Gurion, per tornare in Italia”.

La ventottenne abita a Torino e ha conseguito la laurea triennale all’Università La Sapienza di Roma. È la seconda volta che si reca in Cisgiordania, come spiega il padre: “Dopo la scadenza del contratto con Ferrovie dello Stato ha scelto di compiere questo gesto umanitario”.

La ragazza era impegnata nella raccolta delle olive insieme ad alcuni palestinesi. “Aurora è arrivata pochi giorni fa e ieri ha parlato al telefono con sua madre per una buona mezz’ora. Le ha detto che andava tutto bene e che aveva qualche linea di febbre”, osserva il padre.

Anche Angelantonio Angarano, sindaco di Bisceglie, si è interessato alla situazione della donna originaria del suo Comune, in provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat). Sui social scrive: “Una nostra concittadina è stata fermata in Cisgiordania insieme a un gruppo di volontari. Ho sentito l’Unità di crisi della Farnesina, il prefetto della Bat, Flavia Anania, e la sua famiglia per esprimere vicinanza e sostegno in queste ore così complicate. Speriamo che presto possa tornare a casa”.

Fotoreporter di Brescia e il compagno tra gli italiani fermati in Cisgiordania

C’è anche una fotoreporter di Brescia tra gli italiani fermati oggi dalle autorità dello Stato di Israele in Cisgiordania, Palestina. Si chiama Paula Jesus ed è stata fermata vicino al villaggio di Kafr Ni’ma insieme al compagno Marco Cola, presidente di un’associazione del terzo settore.

Entrambi compaiono in un video pubblicato su Instagram dalla tv israeliana C14. Il ministero per gli Affari esteri italiano è impegnato per ottenere la liberazione dei connazionali, fermati durante un’operazione delle autorità israeliane.

Farnesina: oggi previste le procedure di espulsione dei 6 italiani fermati

La Farnesina è impegnata per ottenere il rilascio di alcuni attivisti italiani fermati dalle Autorità israeliane nei pressi del villaggio di Kafr Ni'ma, in Cisgiordania. Il fermo avrebbe coinvolto diversi volontari internazionali, tra cui vi sarebbero 4 attivisti e 2 giornalisti italiani: sono ancora in corso verifiche definitive sul numero preciso e sull'identità degli italiani. Il gruppo di attivisti si trova ora presso la stazione di polizia di Modi'in Illit. Oggi è previsto il trasferimento al Centro dell'aeroporto Ben Gurion in vista dell'avvio delle procedure di espulsione, che avverranno con i primi voli disponibili.

Tajani: "Italiani fermati in Cisgiordania, non hanno fatto nulla"

“Stiamo seguendo” il caso degli italiani fermati in Cisgiordania, “non hanno fatto nulla, erano soltanto lì a fare attività agricola nella raccolta delle olive, speriamo che possano essere rimandati il prima possibile in Italia” ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, confermando il fermo di attivisti internazionali, tra i quali alcuni italiani, da parte delle autorità israeliane, a margine degli Stati generali del garantismo di Forza Italia.

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