Aumentano i casi di maltrattamento di animali: occorre potenziare le leggi in loro tutela
La tutela degli animali, salvo poche eccezioni, per molti anni è stata considerata poco rilevante anche se non sono mancati casi eclatanti di maltrattamenti. Fortunatamente, tuttavia, nel 2004 è stato aggiunto nel codice penale l’art. 544bis il quale, per quanto interessa, sotto il titolo, appunto di “maltrattamento di animali”, punisce come maltrattamenti, con la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro, il fatto di sottoporre animali a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le loro caratteristiche etologiche ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi; con aumento di pena della metà se ne deriva la morte dell’animale.
E, di pari passo, con l’aumento della sensibilità collettiva verso gli animali, nel 2022 è stata modificata la nostra Costituzione aggiungendo la loro tutela nell’art. 9, il cui testo, oggi, dispone che la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, precisando, subito dopo, che la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. Non tutela diretta, quindi, come per la salute, ma tutela da attuarsi attraverso leggi ordinarie: insomma, un primo passo, anche se timido.
Oggi, quattro anni dopo, grazie anche alle segnalazioni dell’attivista Enrico Rizzi, appare chiaro che di questa modifica c’era bisogno e che, anzi, occorre potenziarla. Leggendo le cronache, infatti, si può agevolmente constatare che sono fortemente aumentati gli episodi in danno di animali con un picco proprio quest’anno.
Già nel 2023, la Cassazione (sentenza n. 537 dell’11 gennaio 2023) in confermava la condanna per maltrattamento di animali a carico di un individuo che deteneva un cucciolo “in un locale chiuso, scarsamente illuminato, in uno spazio angusto di un garage, chiuso da rete metallica in mezzo ad oggetti ingombranti” (l’imputazione riferisce di un metro quadrato), con conseguente scarsa possibilità di movimento, in mezzo alle proprie deiezioni e senz’acqua per essere stata in quelle condizioni rovesciata la ciotola, ricordando contestualmente che commette il reato (art. 727 c.p.) non solo chi abbandona gli animali ma anche chi li mantiene in condizioni incompatibili con la loro natura; richiamando e confermando così la sua giurisprudenza secondo cui ai fini dell’integrazione del reato in esame non è necessario che l’animale riporti alcuna lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti ovvero in situazioni che incidono sulla sensibilità psicofisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell’allevamento dello stesso.
Arrivando velocemente al 2026, appare emblematico il caso di un povero cane romano che, in una area di baracche, era stato legato ad un cancello con una catena e, tentando di liberarsi era finito a testa giù; salvato, fortunatamente, da un gruppo di vicini che non hanno esitato, per liberarlo ed affidarlo ad una clinica veterinaria, a scavalcare la recinzione e a tagliare la rete. Così come pochi giorni fa, quando, ad agosto 2026, a Merano un cane è stato salvato dai vigili urbani dopo essere stato lasciato solo per oltre due giorni, legato a una stufa con una corda di poco più di un metro e senza cibo né acqua.
Peraltro, nello stesso periodo in cui la Cassazione confermava condanna per otto cani legati a catene di circa due metri, in agosto, con 37 gradi, senza ombra raggiungibile, acqua né cibo, in stato di disidratazione e malnutrizione (due morirono dopo il sequestro). Ricalcando, così, analoga sentenza di condanna di due anni prima, nel 2024 per un pastore tedesco legato per circa due ore alla ringhiera di un portone, sotto il sole e senza acqua, soccorso in stato di ipertermia e con frequenza respiratoria quasi tripla rispetto alla norma.
L’elenco potrebbe continuare ma sembra chiaro, tuttavia, che, a parte leggi e Cassazione, è necessario ricordarsi sempre che gli animali sono esseri senzienti e non strumenti per il nostro piacere o per i nostri bisogni.
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