Yemen: Onu, situazione a Taiz sempre più drammatica per un milione di persone

Israele: Eisenkot attacca Netanyahu, "un pogrom contro la democrazia"
Duro attacco del leader dell'opposizione israeliana Gadi Eisenkot contro il primo ministro Benyamin Netanyahu e il Likud, accusati di voler trascinare il Paese in una grave crisi istituzionale. In un messaggio diffuso su X, l'esponente politico ha richiamato l'imparzialità delle istituzioni: «I servitori delle forze di sicurezza, delle forze dell'ordine e del servizio pubblico in Israele sono al servizio dello Stato, non del re. Guai a chi abusa della propria autorità e del proprio ruolo per perseguire interessi politici».
Secondo Eisenkot, la leadership di governo starebbe agendo «in preda alla disperazione», tentando di compiere «un pogrom contro la democrazia e lo Stato di diritto» e spingendo Israele verso una «pericolosa crisi costituzionale». Sottolineando che «la maggioranza dei cittadini israeliani ha votato contro la loro permanenza al governo», l'esponente dell'opposizione ha dichiarato la maggioranza uscente «non degna né idonea a continuare a governare», denunciando i tentativi di «minare la fiducia dell'opinione pubblica nei risultati delle elezioni» in una fase delicata sul fronte politico e della sicurezza. «Cittadini israeliani, restate saldi. Questo è un momento decisivo per il futuro del Paese come Stato democratico e liberale», ha concluso.
IL PUNTO - Raid Usa sull’isola di Qeshm: Trump frena sull’escalation, ma a Teheran esplode la rabbia
Un’azione mirata, definita «difensiva» e «limitata», che Washington precisa non rappresentare – almeno per il momento – la ripresa di un’operazione bellica su larga scala. Alla vigilia delle decisive elezioni di midterm, le forze armate statunitensi sono tornate a colpire l’Iran, prendendo di mira l’isola strategica di Qeshm, all’imbocco dello Stretto di Hormuz, sede di un’importante base navale e di un sito missilistico sotterraneo.
A confermare l’attacco è stato lo stesso presidente Donald Trump ai microfoni di Fox News: «Hanno costruito un’infrastruttura anti-aerea. Ci hanno messo due mesi. Li abbiamo guardati costruirla e, appena l'hanno finita, l'abbiamo colpita». Il capo della Casa Bianca ha riconosciuto i rischi di una «sorta di guerra che potrebbe degenerare», ribadendo tuttavia che restano «ottime probabilità di arrivare a un accordo». Dietro le rassicurazioni elettorali e la dichiarata mancanza di fretta nel riaprire il fronte armato, media e analisti continuano però a interrogarsi sulle reali intenzioni dell'amministrazione: l'ipotesi ventilata da diversi osservatori è che le operazioni possano riprendere a pieno regime subito dopo il passaggio alle urne, eventualmente per distogliere l'attenzione da esiti elettorali sfavorevoli.
I falchi contro i diplomatici a Washington
All’interno della Casa Bianca le tensioni strategiche restano accese. Figure chiave dell'amministrazione – tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, il responsabile del Tesoro Scott Bessent e il direttore della Cia John Ratcliffe – spingono per congelare le opzioni militari a vantaggio della morsa economica. La tesi di Ratcliffe fa leva sulla «prolungata sofferenza economica», vista come una leva più efficace per costringere Teheran a cedere o per alimentare un moto di dissenso popolare interno.
A complicare il quadro si aggiunge un recente allarme dell’intelligence israeliana circa la presunta valutazione iraniana di ricorrere ad armi chimiche. Un'indiscrezione che ha spaccato l’amministrazione: secondo quanto rivelato dal New York Times, se alcuni funzionari mostrano viva preoccupazione, altri leggono il report come una manovra del premier Benyamin Netanyahu per trascinare gli Stati Uniti in un conflitto aperto, consolidando così la propria tenuta politica.
Canali diplomatici e rabbia di piazza a Teheran
Dall’altra parte del Golfo, i canali indiretti mediati dal Qatar procedono a rilento. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, incaricato dalla Guida suprema Mojtaba Khamenei di gestire il dossier, ha avvertito che un ritorno alle ostilità «non gioverebbe a nessuno». Teheran esprime tuttavia profondo scetticismo sull'affidabilità di Washington e tiene le proprie forze armate in stato di «massima prontezza», rivendicando il diritto all'autodifesa. Per sbloccare lo snodo cruciale dello Stretto di Hormuz e scongiurare l'allargamento del conflitto, la Repubblica islamica pone condizioni precise: tregua su tutti i fronti regionali, sblocco dei beni congelati, revoca delle sanzioni e fine del blocco navale Usa. «La palla è nel campo degli Stati Uniti per evitare la guerra», ha rimarcato il capo negoziatore e presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Mentre la diplomazia arranca, la Repubblica islamica serra i ranghi della propaganda interna. Nella centralissima piazza Enghelab a Teheran è comparso un maxi-cartellone che ritrae Donald Trump dietro le sbarre e a testa china, sovrastato dalla scritta «Uccideremo Trump». Altri manifesti adiacenti mostrano il vicepresidente JD Vance e Netanyahu con i volti tumefatti e le vesti lacerate, mentre gruppi di manifestanti tornano a riempire la piazza invocando vendetta per l'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei.
Iran, Nyt:"Centcom ha un piano per attaccare a partire da domani"
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe un piano per colpire l'Iran già a partire da domani, dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, riferiscono funzionari statunitensi al giornale New York Times.
Le condizioni ideali per il tipo di operazione militare pianificata dureranno soltanto per un breve periodo, sostiene il Nyt. L'inizio di novembre coincide con un periodo di notti senza luna, caratterizzate da un'oscurità particolarmente intensa, condizioni che l'esercito statunitense predilige per condurre i propri attacchi, specifica il quotidiano americano, aggiungendo che dopo i primi giorni di novembre, una delle tre portaerei dovrà rientrare nel proprio porto di origine. Alcuni membri dell'amministrazione Trump hanno sostenuto la necessità di concedere più tempo alla strategia di pressione economica affinché possa produrre i suoi effetti. Secondo questa posizione, il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e le sanzioni contro il Paese finiranno per provocare la caduta del governo iraniano. Altri funzionari, tuttavia, sottolineano che l'Iran è riuscito finora a resistere alla campagna di pressione e che vi sono pochi segnali che indichino un possibile crollo del governo iraniano in assenza di ulteriori attacchi militari.
Prima di midterm, Trump: "Non ho finito la guerra in Iran per gentilezza" (però poi ha attaccato Qeshm)
Israele: blocco Eisenkot "agiremo per formare governo emergenza nazionale"
I partiti israeliani del blocco di Gadi Eisenkot sono "pienamente coordinati" e "agiranno immediatamente per sostituire il governo in carica il 7 ottobre con un governo di emergenza nazionale, avvalendosi della chiara maggioranza parlamentare alla Knesset". E' quanto si legge in una dichiarazione congiunta in seguito all'incontro dei loro leader, avvenuto oggi, a Herzeliya. All'incontro hanno partecipato Eisenkot, leader di Yashar, Naftali Bennett, alla guida di Together, Yair Lapid, Lapid, Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, e Yair Golan, a capo dei Democratici.
Elezioni in Israele, il blocco del cambiamento, da sx Yair Lapid, Gadi Eisenkot, Yair Golan, Naftali Bennett e Avigdor Lieberman (X)
proteste contro Donald Trump a Tehran, 03112026 (AFP)
Propaganda antiamericana in Iran (AFP)
proteste contro Donald Trump a Tehran, 03112026 (AFP)
Teheran dopo raid su Qeshm, 'ci riserviamo il diritto alla legittima difesa'
Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha condannato gli attacchi statunitensi contro l'isola di Qeshm, nel Golfo Persico, avvenuti la scorsa notte. "A nostro avviso, l'aggressione contro l'Iran non è terminata e restiamo in stato di guerra", ha aggiunto, avvertendo: "L'Iran si riserva il diritto alla legittima difesa fino a quando l'aggressione militare non avrà una fine completa e definitiva".
"Siamo preparati a qualsiasi scenario. Qualora gli Stati Uniti scegliessero di intraprendere una linea d'azione diversa, l'Iran prenderà sul serio la propria difesa".
Stretto di Hormuz e l'sola di Qeshm (@BeamTracker_)
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