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Tuesday, September 15, 2026

Procura antimafia, l’Anm sull’esclusione di Ardita: “Dubbi sull’autonomia del Csm, serve trasparenza nelle nomine”

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Procura antimafia, l’Anm sull’esclusione di Ardita: “Dubbi sull’autonomia del Csm, serve trasparenza nelle nomine”

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La vicenda della nomina del nuovo procuratore nazionale antimafìa aggiunto ha “oggettivamente contribuito ad alimentare interrogativi e preoccupazioni circa la piena percezione di autonomia e indipendenza” del Consiglio superiore della magistratura. Al rientro dalle ferie, l’Associazione nazionale magistrati prende una posizione forte sul caso che in estate ha coinvolto Sebastiano Ardita e la sua corsa al posto di numero due della Direzione nazionale antimafia (Dna). Ardita, attuale procuratore aggiunto a Catania, era a un passo dall’ottenere l’incarico – il suo nome era stato proposto a maggioranza dalla commissione competente – quando il Csm ha azzerato la pratica adottando una nuova interpretazione dei criteri per le nomine, grazie alla quale è prevalsa un’altra candidata, Franca Imbergamo, pm alla super-Procura. Una dinamica ricondotta da molti a una volontà “politica” di escludere Ardita, sgradito al procuratore nazionale Gianni Melillo: nel dibattito prima del voto, vari consiglieri hanno fatto riferimenti più o meno espliciti a interferenze esterne, con il togato indipendente Andrea Mirenda che ha parlato di “cordate esogene” e “pressioni a ogni livello”. Mentre Nino Di Matteo, pm dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia e attualmente sostituto alla Dna, ha ventilato l’ipotesi che il collega non abbia ottenuto l’incarico “perché le sue idee, la sua forte personalità o la non appartenenza a correnti non lo rendono gradito al sistema”.

Proprio di queste dichiarazioni si è occupato il Comitato direttivo centrale, il “parlamentino” dell’Anm, nella seduta di sabato scorso, approvando a maggioranza un documento proposto dal gruppo conservatore di Magistratura indipendente (Mi), l’unica corrente ad aver votato per Ardita. “Tali affermazioni, pur rappresentando valutazioni e posizioni individuali, hanno oggettivamente contribuito ad alimentare interrogativi e preoccupazioni circa la piena percezione di autonomia, indipendenza e trasparenza dell’azione dell’organo di autogoverno”, afferma il sindacato delle toghe. “La credibilità dell’autogoverno”, prosegue il testo, “si fonda non soltanto sulla correttezza delle decisioni assunte, ma anche sulla loro piena trasparenza e verificabilità, secondo criteri oggettivi e predeterminati”; per questo si auspica che il Csm garantisca, “in ogni fase dei procedimenti di nomina, il massimo livello di trasparenza, intelligibilità e tracciabilità delle decisioni assunte, così da fugare ogni dubbio o sospetto circa l’esistenza di fattori estranei ai criteri normativamente previsti”. Dopo un lungo dibattito, la mozione è stata approvata con 16 favorevoli, 12 contrari e quattro astenuti: oltre a Mi ha votato a favore quasi tutto il gruppo di Area, la maggiore corrente della magistratura progressista. Contrari, invece, la “sinistra” di Magistratura democratica e i “centristi” di UniCost.

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