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Sunday, October 4, 2026

Israele ricorda il 7 ottobre, il fallimento al centro delle elezioni

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Nel terzo anniversario del massacro del 7 ottobre, Israele si prepara ad una settimana di commemorazioni, eventi, proteste e cortei. La biciclettina senza pedali di Ariel Bibas, il bambino dai capelli rossi diventato un simbolo di quella giornata di orrore, sarà alla mostra 'The Space Left Behind', una raccolta di oggetti appartenuti a coloro che sono stati uccisi, presi in ostaggio, colpiti dagli eventi.

Ariel fu rapito dalla Jihad con il fratellino Kfir di nove mesi e la mamma Shiri. Nessuno dei tre è tornato dalla prigionia a Gaza. Se non fosse stato ucciso, il 5 agosto avrebbe compiuto 7 anni.

Il fallimento dell'apparato di sicurezza e del governo guidato da Benjamin Netanyahu continua a torturare gli israeliani. Il 27 ottobre si vota. Il sentimento di lutto, frustrazione, la nostalgia di figli e genitori persi faranno la loro parte nelle urne. Le prime elezioni in Israele dopo la mattanza di Hamas - e la successiva offensiva militare che ha provocato decine di migliaia di morti palestinesi a Gaza - si portano dietro il peso della peggiore strage di civili ebrei dalla Shoah e le considerazioni politiche che ne conseguono.

Le responsabilità per non aver previsto, interpretato i segnali che arrivavano dalla Striscia gravano sulla candidatura dell'attuale primo ministro. Che si è ripresentato, nonostante l'età, il cancro e i 19 anni di premierato, seppur con interruzioni, che ne fanno il premier più longevo nella storia del Paese. Unico a non aver ammesso le sue responsabilità per la strage, diversamente dall'ex capo dell'Idf Herzi Halevi e l'ex direttore dello Shin Bet Ronen Bar.

Al centro della campagna elettorale finiscono regolarmente vecchie e nuove accuse lanciate dai media israeliani anti-Bibi e dalle testate internazionali per contestargli di essere stato avvisato della catastrofe che stava per abbattersi su Israele, ma di non averci prestato attenzione. Tuttavia lo zoccolo duro dei 'bibisti', i più tenaci sostenitori di Netanyahu, non sembra avere intenzione di fare marcia indietro neppure davanti al precipizio, anche di reputazione, in cui è piombata la nazione con la guerra a Gaza.

Dopo il 7 ottobre, Israele non è più lo stesso di prima. Tra gli effetti di quella giornata in cui furono uccisi 1.200 civili e altri 251 presi in ostaggio, gli analisti indicano un evidente spostamento a destra. Secondo un sondaggio dell'Israel defence and security forum, uno dei cambiamenti più marcati si è registrato sulla questione dello Stato palestinese: se nel settembre 2023 il 31% degli intervistati riteneva che sarebbe stato un disastro per Israele, oggi la percentuale è salita al 52%. Il 52% pensava che fosse necessario raggiungere un accordo 'con una leadership palestinese seria', oggi la percentuale è crollata al 31%.

Da una diversa ricerca dell'Institute for National Security emerge un forte scetticismo nella percezione della sicurezza, argomento ritenuto esistenziale. Gli israeliani non pensano che a Gaza sia stata ottenuta una vittoria: il 59% oggi stima che un evento simile al 7 ottobre potrebbe ripetersi nei prossimi anni al confine con la Striscia. Però c'è da dire che non tutti vanno a destra. La mappa dei rilevamenti elettorali svela una piccola rinascita della sinistra israeliana: nell'attuale Knesset, eletta nel 2022, è rappresentata solo da 4 deputati, mentre il partito dei Democratici di Yair Golan adesso viaggia intorno ai 10 seggi.

I numeri parlano abbastanza chiaro, ma il sentimento delle persone è un altro mondo. E sbuca improvvisamente, quando meno te lo aspetti. Capita di chiedere un caffè ristretto in un bar di Tel Aviv, subito scatta la battuta sugli italiani e la tazzina, poi le chiacchiere sul gusto, i sapori. E così, incidentalmente, prima di andare via quel signore con le rughe precoci tira fuori un ricordo. Anche al figlio piaceva il caffè italiano, è stato ucciso dai terroristi al festival Nova, ci era andato per lavorare da cameriere. Aveva 20 anni.

Mercoledì Israele si sveglierà presto. Alle 6.29 del mattino ci sarà un minuto di silenzio, l'ora in cui iniziò l'attacco.  Alle 7 gli attivisti si raduneranno davanti alle case dei ministri che erano in carica quel giorno. Le due cerimonie dello Stato sono fissate per il 5 del mese. Il Consiglio del 7 ottobre ha parlato con una sola voce per tutti: 'A distanza di tre anni, questa data non deve diventare solo un altro giorno sul calendario. Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, vite spezzate, e dietro la tragedia ci sono ancora domande. Il popolo israeliano merita risposte'. 
   

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