Bombe russe sugli aiuti umanitari, è strage

Ancora bombe sulla regione di Zaporizhzhia. Decine di vittime, tra cui 2 soccorritori e 4 agenti di polizia. Colpita una scuola trasformata in centro per la distribuzione degli aiuti umanitari. Poi un secondo attacco, altre nove bombe, su un rifugio dove i civili avevano cercato riparo. È Zelensky a descrivere la dinamica del bombardamento e ad accusare: "La Russia non vuole la pace".
Non solo Zaporizhzhia: i bombardamenti proseguono nel resto del Paese. Droni e missili colpiscono città e infrastrutture energetiche, lasciando migliaia di persone senza elettricità. L'ennesima escalation giunge all'indomani della tregua umanitaria a Oleshky, trascorsa senza violazioni secondo quanto assicurano il commissario Lubinets e l'omologa russa Lantratova, anche se sul numero di evacuati né Kiev né Mosca diffondono cifre ufficiali.
Zelensky - che arriverà in mattinata a Berlino dal cancelliere Merz - torna a chiedere armi agli alleati e rilancia la richiesta di missili Patriot agli Stati Uniti, proponendo uno scambio: stop per un mese agli attacchi sulle raffinerie russe in cambio di altrettanti giorni di forniture per la difesa aerea ucraina.
Sullo sfondo, un'altra inquietante minaccia: falsi allarmi di contaminazione radioattiva arrivati sui telefoni degli ucraini. Le autorità hanno smentito qualsiasi emergenza e avviato verifiche sull'origine delle notifiche.
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