“Sottrarsi al voto, al debito, al consumo e alla tracciabilità”: arriva “Basta Ubbidire”, il libro che rilegge il caso Epstein e il potere dei media – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA
Arriva nelle librerie e negli store online Basta Ubbidire. Educare alla disobbedienza per un mondo migliore firmato dal Collettivo Ray Bering e pubblicato da Heisenberg Editore. Un pamphlet libertario che sostiene un’unica tesi, ripetuta in ogni capitolo: il collante delle società occidentali non è più la fede o la patria, ma la paura e l’unica risposta possibile è la sottrazione individuale – sottrarsi al voto, al debito, al consumo, alla tracciabilità, alla visibilità e a ogni gerarchia. Viene qui pubblicato, per concessione dell’editore, il capitolo integrale dal titolo Istruzioni per il caos contenente una sistematizzazione dello scandalo Epstein e una riflessione su disinformazione e nuova struttura dei media, secondo il Collettivo Ray Bering non più divisibili per schieramento.
L’estratto in anteprima esclusiva:
I profeti dello Stato law & order spesso sono i primi agenti del caos. Un caos istituzionalizzato, diffuso e moltiplicato anche attraverso i social, i cui proprietari miliardari e sociopatici sono quasi tutti, non a caso, fedeli compari dei governanti di turno. Questo caos è implementato da una pletora di presunti geni, sviluppatori di software e applicazioni, ed è custodito da un sistema di controllo incessante e pervasivo. Una rete di sorveglianza digitale appaltata ad agenzie di sicurezza pubbliche e private, in costante traffico di dati tra loro. A novembre del 2025 il Congresso USA approva l’Epstein Files Transparency Act e chiede al procuratore generale di rendere disponibili, «in un formato consultabile e scaricabile, tutti i file relativi al procedimento penale nei confronti del defunto molestatore sessuale di minori Jeffrey Epstein». In realtà, viene fatta una smaccata selezione, per evitare troppi imbarazzi a Trump, con tutte quelle frequentazioni di minorenni. La storia criminale del finanziere ebreo, morto misteriosamente in un carcere newyorkese il 10 gennaio 2019, inizia nel 2005. A fine gennaio del 2026 il sito ufficiale del Dipartimento di Giustizia statunitense rende disponibili più di tre milioni di documenti, fra e-mail, messaggi, articoli di giornale, accuse da verificare, foto, video, agende, appuntamenti, deposizioni, atti processuali. Secondo molti giornalisti e analisti indipendenti, ne mancherebbero almeno altri tre milioni. I media di mezzo mondo sottolineano i numeri imponenti della sedicente operazione di trasparenza. Che in realtà è il solito polverone. Tutti a cercare nei file i propri nemici per sputtanarli: il Mossad, gli arabi, i sionisti, quel che resta dei palestinesi, i repubblicani, i democratici, i laburisti, i politici europeisti, i russi, i russofobi, gli ucraini, i fascisti ucraini, la rete europea dei sovranisti neri, il Vaticano, i banchieri d’affari, gli ex premier che fanno i lobbisti, i Reali che trafficano armi e prostitute, i gay della famosa lobby gay, i miliardari puttanieri e quelli pedofili. E tutto intorno, un’orgia a pagamento di puttane e puttani pentiti, di comunicatori e scomunicatori, di informatori e disinformatori, di esperti di geopolitica e di ventriloqui da think tank, spesso finanziati dal medesimo circoletto di miliardari pedofili. È la vittoria postuma di Epstein e di chi lo ha istruito e addestrato. Una grande confusione, dove tutti i maiali sono rosa e nel dubbio insozzano anche i santuari. Eppure, non è difficile capire che cosa ci vogliono dire questi Epstein file, la cui lettura anche superficiale rappresenta paradossalmente il superamento per distacco di ogni precedente esercizio di complottismo. Perché i complottisti di questi ultimi anni hanno avuto meno fantasia e meno malizia malvagia di questo manipolo di porci senza ali, ma con black card Amex e budget illimitato. La rete della quale faceva parte Jeffrey Epstein era internazionale e lo riassume il primo stratega politico di Trump alla Casa Bianca, Steve Bannon, in questa mail: «Faremo cadere i Clinton, Xi Jin ping, l’Unione Europea, papa Francesco». Serve altro? Sì, giusto l’elenco degli Stati i cui servizi segreti hanno ingaggiato il finanziere pedofilo e la sua rete di informazioni privilegiate e di ricatti: Stati Uniti e Israele. Gli altri servizi occidentali o non ci sono, o sono in posizione ancillare.
Ma chi sono i danneggiati di questa cricca internazionale? La democrazia? No, perché più che altro è una guerra per bande planetaria, ma tutta interna a quello che un tempo si chiamava jet set. Le vittime di questo sistema di ricatti sono all’interno del sistema stesso. Se vuoi fare una mappa concettuale, non sarà difficile collegare tra loro con le freccette Israele, Gaza, Bannon, Trump, Le Pen, Orban, Salvini, Meloni, Mandelson, Blair, Starmer, i cardinali conservatori Burke e Müller, il Likud, Bill Gates, Elon Musk e tanti altri. E nella rete ci sono i signori delle cripto in chiave anti-euro, i grandi fondi Usa, canadesi e britannici e le maggiori banche d’affari anglosassoni. Basta incrociare le date con le varie elezioni democratiche andate in scena in Occidente per oltre un ventennio e con le crisi di governo, e ognuno si potrà fare un’idea abbastanza chiara di chi ha vinto e chi ha perso. Oggi abbiamo le prove che alcuni hanno vinto con i soldi, con le informazioni sottobanco e con il sostegno di una banda di pedofili che lavorava in massima parte per CIA, FBI e Mossad. Gli Epstein files sono un esempio clamoroso di che cosa sia la moderna società della disinformazione, quella che denuncia le fake news, ma in tanto ingrassa con l’insider trading, nasconde gli assetti proprietari dei media perché vive di sussidi statali, di conflitti d’interesse, di omissioni, di insabbiamenti, di appropriazioni indebite, di scalate, di cortine fumogene, di ricatti incrociati, di delegittimazione sistematica di avversari e cani sciolti. Sei bombardato ventiquattr’ore su ventiquattro da notizie e informazioni di scarso valore, ma in realtà vivi nell’età più disinformata degli ultimi tre secoli. Una costante presenza su internet e sui social ti illude di sapere che cosa succede nel mondo. Ma intanto non hai più energia e pazienza per leggere un libro, vedere un film al cinema e non su una delle loro piattaforme, partecipare a uno spettacolo a teatro, o a un concerto dal vivo. E alla fine, quando cadi in depressione, non ti va più neppure di frequentare persone in carne e ossa.
Come negli Epstein Files Transparency Act, ogni informazione sembra divulgata e disponibile, trasparente, standardizzata e anche ben titolata. Ma è la tua capacità di analizzare e tirare i fili che è compromessa da anni, altro che algoritmo. Tutto ciò che in realtà sarebbe semplice da capire, se hai un minimo di strumenti culturali in mano, viene complicato e annebbiato. Alla fine, resta un chiacchiericcio vago e insoddisfacente, una sensazione di marciume trasversale. E la sensazione che non serva informarsi e approfondire, perché tanto nulla cambia. Cambiano solo i capri espiatori e i pagliacci mandati a distrarci, ma i rapporti di forza nella società restano immutati e i profitti salgono dal basso verso l’alto, incessantemente, sempre di più, allargando la forbice della diseguaglianza di anno in anno.
Il rintronato digitale, dopo un trattamento digitale intensivo, non è più neppure lontanamente un cittadino in grado di fare delle scelte meditate e di esercitare in modo consapevole i suoi striminziti diritti di voto. È solo un analfabeta di ritorno, inconscio dei pericoli, ma sottilmente agitato, insicuro, vulnerabile.
Nel frattempo, non esistono più mass media di destra o di sinistra, ma solo media divisi verticalmente tra ceto alto e ceto medio-basso. Basta guardare con attenzione anche solo le pubblicità, per capirlo. Il grosso dei giornali è pensato e scritto solo e unicamente per le classi dominanti, per i loro chierici e per i loro dipendenti in generale. Quando la sinistra di governo raggiunge finalmente il suo scopo per nulla utopico (il governo, appunto) s’industria subito ad applicare le ricette della destra, rendendole solo appena più digeribili e politicamente presentabili. Il tutto, con una spruzzata di diritti civili, che tanto sono a costo a zero.
A questo canone inverso rispondono privatizzazioni, liberalizzazioni, sburocratizzazioni, il sostegno fideistico a banche e assicurazioni, l’impoverimento e la demolizione sistematica di quelle che un tempo si chiamavano professioni liberali, la privatizzazione di welfare e sanità, l’indebolimento dell’istruzione pubblica, l’occupazione politica della cultura, dello sport, del terzo settore e di qualunque fenomeno si muova nel mondo del volontariato e dei corpi intermedi della società. Fatto il lavoro sporco, la sinistra viene poi mandata a casa e ci si mettono direttamente loro, i destri. Tanto le differenze saranno solo nel grado di ipocrisia e di maleducazione istituzionale. E nel fatto che il potere si amministra più velocemente e senza troppi fronzoli. Con le moderne destre al potere, spariscono la famosa “destra sociale” post-peronista e tutte le belle promesse come il mutuo sociale, le case “per gli italiani”, la battaglia per gli agricoltori nazionali, l’abolizione delle leggi che hanno tagliato le pensioni, il rafforzamento della sanità per tutti, i pacchi di pasta e il banco alimentare per i cittadini delle periferie “in mano” agli immigrati. In realtà, ai media e ai giornali di destra interessa più che altro tutelare padroncini e padroncioni, le solite banche e assicurazioni, gli evasori fiscali, i grandi immobiliaristi e la piccola proprietà edilizia, le televisioni della famiglia Berlusconi. Per questo, i giornali di destra conducono battaglie feroci contro il reddito di cittadinanza, ma ovviamente anche contro il salario minimo e i contratti collettivi nazionali di lavoro. Disprezzano quel che resta dell’imprenditoria illuminata, contrapponendole un modello arrembante più moderno. E sono contro i sindacati, a parte quelli gialli o venduti, o i cui leader si fanno cooptare al governo come quel tipo che è andato a fare il sottosegretario. Solo che l’alternativa al vecchio modello di relazioni sindacali, quando va bene, è il paternalismo. I media di destra sono anche contrari a ispezioni e controlli che non siano di polizia. Ma non della Guardia di finanza. Poi sono contro alle Grete di turno e contro la transizione green, ma solo per ché guadagnano ancora molto con il petrolio e il carbone. E sono naturalmente megafono della famosa battaglia sul merito, ottima giustificazione a posteriori delle diseguaglianze di partenza tra cittadini. Stanno con gli USA di Trump e con Israele del criminale di guerra Netanyahu, pur sottilmente disprezzandoli, perché sono più ricchi, corrompono e hanno polizie segrete in grado di ricattare la classe politica di qualunque Paese occidentale. Ed è evidente che i loro servizi segreti hanno in pugno anche i direttori di giornale e i loro editori. Sul versante basso, i media di destra sia schierano (a parole) con i balneari e perfino con i tassisti, perché tanto vanno loro in vacanza al Twiga o ai Caraibi e si muovono con l’autista e la scorta. Sono contrari ai centri sociali, ma non a quelli di destra nei quali sono stati allevati i loro amichetti. Ce l’hanno con gli estremisti rossi perché sfasciano suv e bancomat, spaccano vetrine e occupano immobili abbandonati dalla speculazione, mentre i sedicenti antagonisti di estrema destra prima delle manifestazioni parlottano amichevolmente con i poliziotti. Loro non attenteranno mai alla proprietà privata. O alla serenità di una fabbrica di armi. Loro sì che lottano contro il sistema. Poi, quando arrivano ai vertici della tv di Stato o di un’azienda pubblica, nascondono la croce celtica sotto la cravatta, indossano la grisaglia e si proteggono l’un l’altro. Esattamente come fanno tra loro i compagni. Quando il giornalista e documentarista francese Frédéric Martel, autore di Sodoma: Enquête au cœur du Vatican (febbraio 2019) incontra nel giugno seguente Steve Bannon, che vuole produrre una serie tv dalla sua inchiesta, resta impressionato dal fatto che questo paladino della povera gente vessata dall’euro, da Maastricht e dalle élite di centrosinistra lo riceva in una suite da ottomila euro al giorno. Con quali di queste due destre di governo ti fregano meglio? I tanti soldi non sono né di destra né di sinistra. Sono soldi e servono a comandare e a vivere molto meglio degli altri. La cultura personale, lo spirito critico, la puntuale verifica delle fonti di informazione e il libero scambio di opinioni ed esperienze con altri esseri liberi sono l’unico antidoto a questo caos e a questa gigantesca appropriazione indebita di risorse e di vite. Ma costa attenzione e tanta fatica, ogni giorno. La fatica di scomporre e ricomporre, cambiandolo, il mosaico che ci viene offerto.
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