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Sunday, September 27, 2026

I tecnici diventano “licei”, Odifreddi: “Cambiare nome non cambia la sostanza”. I presidi: “La pari dignità si riconosce con i fatti”

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I tecnici diventano “licei”, Odifreddi: “Cambiare nome non cambia la sostanza”. I presidi: “La pari dignità si riconosce con i fatti”

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Stavolta il gioco di prestigio della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non pare aver funzionato. L’idea di cambiare nome agli istituti tecnici trasformandoli in licei per fare “una rivoluzione culturale” e “riconoscere finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri” ha fatto solo sorridere amaro chi come il matematico Piergiorgio Odifreddi quelle scuole le ha fatte con orgoglio e chi ancora oggi ci insegna.

Lo sa bene Ludovico Arte, dirigente dell’istituto tecnico “Marco Polo” di Firenze: “Se Pierino è povero ed emarginato, non cambio il suo destino se lo chiamo Tancredi ma se modifico le sue condizioni di vita e di istruzione”. Arte pensa alle diseguaglianze che si creano a causa di un orientamento lacunoso, alla riforma caduta dall’alto sulle loro teste lo scorso mese di marzo a iscrizioni fatte, al 4+2 ma anche alla valorizzazione degli insegnanti. Un tema quest’ultimo che “Il Fatto Quotidiano” ha preso a cuore con la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” e la petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee (firma qui).

A far indignare Arte e molti colleghi docenti sono state proprio le parole scritte su “X” dalla presidente del consiglio: “C’è un pregiudizio che, in Italia, dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo. È un’ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l’Italia. Perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati. Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso che gli istituti tecnici diventeranno licei tecnologici e i professionali licei professionali. Non è un semplice cambio di “targa”. È una rivoluzione culturale, che riconosce finalmente a quei percorsi la stessa dignità degli altri. Perché per noi le scuole sono di pari valore, come i ragazzi che le frequentano”.

E ancora rivolgendosi agli studenti: “Nessuna scelta vi renderà meno”. A risponderle indirettamente è proprio il noto scienziato che interpellato dal nostro giornale spiega: “Io l’istituto tecnico per geometri a Cuneo l’ho scelto e grazie a quella decisione oggi sono un matematico con la passione anche per la filosofia, la letteratura. Non mi sono mai sentito meno di nessuno”.

Anzi Odifreddi aggiunge: “Grazie ai miei studi non ho solo una formazione umanistica ma anche scientifica”. E sul cambio del nome aggiunge: “Se una rosa si chiamasse in altro modo avrebbe sempre lo stesso profumo. Non è che aggiungendo una parola di origine greca cambi la sostanza”. Lo scrittore sottolinea: “Mi lasci dire che è persino paradossale quanto hanno fatto. L’uso del termine liceo è errato. Ai tempi dei greci il liceo era quello di Aristotele, una sorta di università”.

A chiedere un cambiamento reale e non lessicale è proprio Arte: “Figuriamoci se, da preside di un istituto tecnico, non sono d’accordo con la pari dignità tra tecnici, professionali e licei. Ma quest’ultima va riconosciuta con i fatti, non cambiando nome, altrimenti diventa ipocrisia. Quando si insiste per il cosiddetto 4+2, che porta i tecnici a quattro anni, la pari dignità con i licei quinquennali viene negata. Quando si comunica la riforma degli istituti tecnici a marzo per avviarla a settembre nell’incertezza più totale, senza linee guida e cambiando le carte in tavola in corsa a docenti e famiglie, il rispetto per quelle scuole viene a mancare”.

In linea con Arte è anche il numero uno della fondazione “Giovanni Agnelli” Andrea Gavosto: “Oggi gli esiti scolastici negli istituti tecnici e, soprattutto, professionali sono mediamente inferiori a quelli nei licei. La ragione è che negli istituti si concentrano studenti più deboli, spesso provenienti da famiglie con meno disponibilità economica e culturale. Cambiare il nome in licei non cambierà di certo la situazione. La chiave è un miglior orientamento alle scuole medie e, in prospettiva, un modello di scuola comprensiva, uguale per tutti e con materie a scelta, come nei paesi scandinavi”.

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