Prezzi, Assoutenti: è sempre più caro-neve. Nuovi rincari per tariffe skipass, in 5 anni aumenti arrivano al +43%

Anche quest’anno sciare in Italia comporterà una spesa maggiore per gli appassionati della neve, con rincari di skipass, alberghi e ristoranti registrati in tutte le principali località montane del Paese. A denunciarlo è Assoutenti che, in vista dell’avvio della nuova stagione sciistica, ha realizzato un report confrontando l’andamento delle tariffe skipass applicate dal 2021 a oggi.
Biglietti giornalieri
Il costo per un biglietto giornaliero per la stagione invernale 2026/2027 è salito in tutte le località più note, e raggiunge quota 89 euro ad adulto presso gli impianti del consorzio Dolomiti Superski, 75 euro a Courmayeur, 72 euro al Civetta, 69 euro al Sestriere – analizza Assoutenti – Rispetto le tariffe praticate lo scorso anno, l’aumento più pesante si registra presso gli impianti di Courmayeur, che segnano +8,7%, +5,2% a La Thuile, +5% a Bormio, +4,5% quelli della Vialattea.
Abbonamenti stagionali
Sul fronte degli abbonamenti stagionali, un adulto in alta stagione arriva a spendere quest’anno 1.590 euro per gli skipass dei comprensori della Valle d’Aosta, spesa che sale a 1.876 euro se a questi si aggiungono gli impianti dello Zermatt. Servono 1.300 euro sulla Vialattea, 990 euro per il Dolomiti Superski (se acquistato in prevendita entro il 24 dicembre), 980 euro a Livigno. Per gli abbonamenti i rincari rispetto allo scorso anno variano dal +1,6% di Livigno e arrivano a un massimo di +5% in Valle d’Aosta.
Il confronto con i prezzi del 2021
La vera nota dolente arriva nel confronto con i prezzi degli skipass praticati nel 2021: rispetto a 5 anni fa per il biglietto giornaliero i rincari arrivano oggi al +43,3% a Livigno, +37% a Bormio, +36,6% sulla Vialattea, +33,9% a Courmayeur, +32,8% il Dolomiti Superski. Per gli abbonamenti stagionali gli aumenti in 5 anni segnano +34,7% in Valle d’Aosta, +24,5% a Livigno, quasi +20% al Civetta.
«Ai rincari degli skipass vanno poi aggiunti gli aumenti che interessano le strutture ricettive delle località sciistiche, i rifugi, i ristoranti, le lezioni di sci, l’attrezzatura sportiva e tutti i servizi accessori che ruotano attorno al turismo invernale – sottolinea il presidente Gabriele Melluso –. Un boomerang per gli operatori del settore che ha allontanato anno dopo anno gli italiani dalla neve, modificando profondamente le abitudini delle famiglie che sempre più numerose rinunciano alla settimana bianca: basti pensare che tra gennaio e marzo del 2026 ben 2 milioni di italiani hanno rinunciato alle vacanze sulla neve rispetto ai numeri registrati nello stesso periodo del 2019, con una perdita in termini di giro d’affari pari a 1,5 miliardi di euro», conclude Melluso.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.