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Friday, September 25, 2026

Media: “Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua”. Pezeshkian: “Pace? L’America deve scegliere”

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Media: “Iran ha proposto agli Usa un piano da 7 giorni per la tregua”. Pezeshkian: “Pace? L’America deve scegliere”

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Una road map per riaprire la rotta del petrolio e aprire un varco per la pace, secondo il New York Times, tracciata da Teheran e consegnata a Washinghton. “Abbiamo presentato agli Stati Uniti, tramite intermediari, un piano secondo cui, al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto al termine del settimo giorno e i colloqui riprenderebbero”, ha dichiarato il ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi, spiegando che la proposta ricalcava fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno, ma poi rapidamente naufragato.

La proposta di Teheran: scongelare 12 mld, via le sanzioni sul petrolio e il blocco navale

Sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall’accordo già fallito, la diplomazia dietro le quinte, scrive la testata statunitense, suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi nel trovare una via d’uscita dal conflitto. La proposta, sostanzialmente identica al memorandum d’intesa di giugno, è concepita per procedere con ritmi molto più serrati, secondo funzionari iraniani. Nell’accordo precedente, infatti, era stato fissato un arco temporale di 60 giorni per arrivare ai negoziati sul nucleare.

L’amministrazione Usa sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari – ha riferito al New York Times un funzionario di Washington a conoscenza dei colloqui – ma gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo. Secondo quanto dichiarato da Araghchi, le condizioni poste dall’Iran per l’accordo prevedono che, nell’arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano. Secondo il piano di Teheran, gli Stati Uniti dovrebbero sbloccare i beni iraniani congelati stimati in almeno 12 miliardi di dollari, revocare le sanzioni sul petrolio iraniano e togliere il blocco navale imposto all’Iran. Infine, l’ultimo giorno, l’apertura dello Stretto di Hormuz. Soddisfatte queste condizioni, dopo sette giorni, inizirebbero immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano, ha ha afferamto Araghchi.

La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l’Iran sul programma nucleare attraverso colloqui a margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro di tre ore tra funzionari statunitensi e iraniani, mediato dal Qatar, non ha portato a una svolta. Esmeil Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che nei prossimi giorni potrebbero tenersi ulteriori incontri tramite intermediari.

Il presidente iraniano: “Non vogliamo continuare il conflitto. Gli Houhi sono indipendenti”

Sono gli Usa che “devono decidere” se porre fine alla guerra: “Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci”. Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un’intervista a Fox News, in merito a una domanda sulle sue previsioni relative alla fine del conflitto. “Quando possiamo risolvere le questioni attraverso il dialogo, non dovremmo ricorrere a ucciderci a vicenda. Ma, a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta”, ha aggiunto il presidente iraniano. “Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l’America a dover scegliere se porvi fine o meno”, ha osservato Pezeshkian, ribadendo che l’Iran è pronto a raggiungere un accordo con il presidente Donald Trump per porre fine al conflitto.

“Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell’accordo?”, ha chiesto, riferendosi al fallimento della fragile tregua. “Se l’attuale governo americano desidera raggiungere un accordo nel rispetto del quadro giuridico internazionale, bene. In caso contrario, che sia prima o dopo le elezioni (di metà mandato Usa), per noi che differenza fa?”.

Pezeshkian ha insistito sul fatto che gli Houthi non ricevono ordini da Teheran. Washington e i suoi alleati, tra cui l’Arabia Saudita e il governo yemenita sostenuto da Riad, accusano l’Iran di appoggiare il movimento militante Houthi, responsabile di lanci di missili balistici contro il Regno e di combattere contro le forze sostenute da Riad per il controllo dello Yemen. “Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte”, ha precisato Pezeshkian, secondo la traduzione fornita da Fox News. “Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico”, ha aggiunto.

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