La Corte suprema israeliana annulla la decisione del governo di chiudere Army Radio: “Mossa antidemocratica”
Army Radio, l’emittente dell’esercito israeliano, non chiuderà: lo ha deciso la Corte suprema, che ha annullato all’unanimità la decisione del governo ritenendo che sia stata presa “sulla base di una considerazione estranea e illegittima: l’insoddisfazione dei responsabili della decisione per il fatto che, a loro giudizio, le trasmissioni fossero contrarie alle loro posizioni“. La proposta di chiusura del ministro della Difesa Israel Katz era stata approvata dal governo israeliano lo scorso dicembre, con il favore del primo ministro Benjamin Netanyahu che aveva affermato: “Una stazione militare che trasmette sotto l’autorità dell’esercito […] mi sembra che esista in Corea del Nord e forse in altri Paesi, e certamente non vogliamo essere annoverati tra questi”. Il premier si era detto disponibile anche alle proposte di chiudere o privatizzare l’emittente in un’ottica di concorrenza.
La Corte ha chiarito di non essere contraria in assoluto alla chiusura della stazione radio, ritenendo che il governo abbia l’autorità di prendere una decisione simile, a patto che lo faccia “legalmente e sulla base di considerazioni pertinenti“. Ma non ha ritenuto che questa condizione fosse soddisfatta: il giudice Yechiel Kasher, con il consenso delle giudici Daphne Barak-Erez e Alex Stein, ha concluso la sentenza sottolineando che “un governo che agisce in questo modo opera in maniera palesemente antidemocratica, poiché il fondamento sul quale poggia ogni governo democratico è il riconoscimento che il potere non può essere utilizzato per mettere a tacere chi esprime opinioni che non sono di suo gradimento“.
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