Shein va in borsa, tutto quello che c'è da sapere sul gigante cinese del fast fashion
Shein, il rivenditore di origini cinesi che ha sfruttato i social media per una crescita fulminea nel settore globale del fast fashion, debutta alla Borsa di Hong Kong con una quotazione attesa da tempo, che valuta il gruppo a circa vale 22,6 miliardi di euro.
Ecco cosa c'è da sapere su Shein, il colosso dell'abbigliamento ultra fast fashion, finito nel mirino delle autorità estere e oggetto di accuse relative a violazioni dei diritti dei lavoratori e danni ambientali.
Catalogo immenso e velocità
Il principale vantaggio competitivo di Shein, sottolinea l'Afp, risiede nella capacità di offrire una varietà sbalorditiva di articoli sulla propria piattaforma, supportata da processi di sviluppo prodotto e catene di approvvigionamento estremamente efficienti. I clienti apprezzano l'enorme catalogo di articoli a prezzi stracciati dell'azienda – dagli abiti estivi sotto i 10 euro ai braccialetti a 2 – in un momento in cui l'inflazione ha ridotto il potere d'acquisto a livello globale.
L'azienda ha trasferito la propria sede centrale a Singapore tra il 2021 e il 2022; secondo gli analisti, tale mossa mirava a evitare il crescente controllo internazionale sulle imprese cinesi. Tuttavia, continua a trarre vantaggio dalla combinazione unica offerta dalla Cina: un vasto settore manifatturiero tessile a basso costo e una rete logistica per l'e-commerce altamente sofisticata.
Secondo un rapporto del 2021 di Zhongtai Securities, l'azienda classifica i fornitori in base alla loro flessibilità e capacità di evadere ordini urgenti, eliminando regolarmente quelli con le prestazioni peggiori. Parallelamente, monitora i dati di ricerca degli utenti e le tendenze sui social media per creare modelli con elevate probabilità di generare domanda, apparendo spesso come se si limitasse a copiare altri marchi.
Shein è stata ripetutamente accusata di violazione della proprietà intellettuale e, nel mese di luglio, ha reso noto di dover affrontare oltre 40 cause legali a tal proposito.
Il potere di TikTok
La rapida crescita di Shein è stata trainata in gran parte dal successo delle strategie di marketing sui social media, in particolare su TikTok, l'app di video brevi. Mentre l'uso di Internet raggiungeva picchi globali durante la pandemia, l'azienda ha adottato una strategia che prevedeva il coinvolgimento di piccoli video-blogger e utenti comuni per promuovere il brand in cambio di prodotti gratuiti e compensi in denaro. In breve tempo, il marchio ha costruito una solida base di clienti fedeli negli Stati Uniti e altrove, con molti utenti che hanno partecipato alla tendenza di pubblicare online video dei propri acquisti Shein (i cosiddetti "haul"). Tuttavia, tale strategia ha anche suscitato polemiche: nel 2023, una visita guidata sponsorizzata presso uno stabilimento produttivo, organizzata per un gruppo di influencer occidentali, ha scatenato forti critiche per aver sorvolato su presunte violazioni dei diritti dei lavoratori.
Oggi, le sfide per Shein si sommano a una concorrenza sempre più agguerrita da parte del colosso rivale dell'e-commerce low-cost Temu.
Questioni legate al lavoro e alla sicurezza
Come altri colossi del fast fashion, tra cui H&M e Zara, Shein è stata accusata di retribuire in modo inadeguato e di sottoporre a ritmi di lavoro eccessivi gli addetti alla produzione tessile nei suoi stabilimenti. L'azienda è stata inoltre accusata di celare al pubblico i propri processi produttivi. Nel 2024, l'Unione Europea ha inserito Shein nell'elenco delle aziende digitali di dimensioni tali da essere soggette a norme di sicurezza più rigorose. Un ulteriore ostacolo è emerso nel febbraio di quest'anno, quando la Commissione Europea ha avviato un'indagine sulla conformità dell'azienda al Digital Services Act. Secondo la Commissione, l'indagine verte su aspetti quali i sistemi aziendali per prevenire la vendita di prodotti illegali, i rischi connessi a un "design che favorisce la dipendenza" e la trasparenza dei meccanismi di raccomandazione dei contenuti.
Timori legati all'iperconsumo
Sono in molti a sostenere che i prodotti a prezzi stracciati e l'aggressivo marketing online dell'azienda alimentino una cultura dell'iperconsumo a scapito dell'ambiente. Una classifica stilata l'anno scorso dall'organizzazione ambientalista statunitense-canadese Stand Earth ha collocato Shein all'ultimo posto (a pari merito) tra oltre 40 grandi marchi di moda per quanto riguarda le pratiche di sostenibilità ambientale.
Nel tentativo più deciso a livello globale di arginare l'ascesa del fast fashion, la Francia si appresta a imporre una sovrattassa per singolo articolo a Shein, Temu e altre piattaforme classificate dalla normativa come operatori di "ultra-fast fashion".
L'enorme volume di pacchi generato dai colossi dell'e-commerce low-cost ha subito un ulteriore colpo con l'eliminazione, negli Stati Uniti, delle esenzioni fiscali per le singole spedizioni di valore inferiore a 800 dollari. Shein afferma di sottoporre regolarmente le proprie attività a verifiche da parte di enti terzi per garantire salari equi e sostiene che il suo modello di produzione "on-demand" eviti la sovrapproduzione, riducendo così drasticamente gli sprechi.
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