“Ho visto una nube marrone venire verso di noi, poi il boato. Sono scappata più in alto che potevo”: l’italiana sopravvissuta in Nepal
“Eravamo in dodici su un bus diretti al monte Kailash per un pellegrinaggio quando abbiamo visto una enorme nube marrone che veniva verso di noi e abbiamo sentito un boato immenso. Quando abbiamo realizzato che era una valanga l’autista ha aperto le porte e siamo scappati a piedi“. È il racconto di Valentina Piccinini, italiana sopravvissuta all’alluvione in Nepal.
“Mentre scendevo sono inciampata e ho perso la ciabatta, sentivo urlare il mio nome ma in quel momento non vedevo altro se non la nube marrone che mi veniva addosso – prosegue la torinese -. Così, senza rendermene conto sono andata nella direzione opposta agli altri. Sono scappata sulle montagne, mi sono arrampicata più in alto che potevo. Senza l’aiuto dei nepalesi non sarei qui adesso. Il mio compagno Stefano e la nostra guida Tashi erano convinti che fossi morta. Tashi è stato il mio angelo custode, ha rischiato più volte la vita per me”.
Profondamente sollevato Michele Piccinini, il padre di Valentina: “Siamo ancora un po’ scombussolati. Dire che siamo felici forse non è opportuno, visto ciò che purtroppo è successo a tanti altri. Diciamo che è andata bene“. La donna aveva contattato la famiglia già due giorni fa, un’ora dopo l’alluvione, per rassicurare tutti sulle sue condizioni di salute.
La torinese si trovava in Nepal con il compagno, che ha conosciuto durante un soggiorno di tre mesi in Tanzania, nella zona del Kilimangiaro, in un progetto umanitario per il quale si era offerta volontaria. Secondo quanto si è appreso da fonti informate, Piccinini è stata prelevata dalla zona colpita dall’alluvione solo il giorno successivo per via delle condizioni meteo che hanno reso problematico l’arrivo dei soccorsi. Quindi è stata portata a Katmandu, dove sta preparando i nuovi documenti necessari per il rientro in Italia.
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