‘Nicola’ chi? Quella confidenza di Meloni da Porro mi ha fatto pensare
Nei giorni scorsi ha goduto di una certa viralità un momento dell’intervista (si fa per dire) che Nicola Porro ha fatto al Presidente del Consiglio (rigorosamente e ridicolmente al maschile) per celebrare la parziale abolizione della tassa di circolazione su alcune auto e moto. Il momento è quello in cui Giorgia Meloni afferma che alcune recenti reazioni del governo spagnolo le (o dovrei dire gli?) parono francamente scomposte. Sul verbo coniugato un po’ alla romana si sono concentrati le critiche e i dileggi. E così è passato in silenzio un altro elemento linguistico dell’intervista decisamente più interessante. Non un verbo ma un vocativo.
La frase in cui spicca il parono si apre con un bel “Nicola”, rivolto all’intervistatore (si fa sempre per dire) e chiamato confidenzialmente per nome. Nicola chi? Verrebbe da dire. Si tratta forse di un familiare, un di amico, di un collega? Il tono mi fa pensare ad altro, a una signora che si rivolge al suo maggiordomo o meglio a un giardiniere affinché sia partecipe della sua osservazione, la condivida pienamente. Una richiesta avanzata con spirito democratico, di cordialità e simpatia, a cui non si può che aderire annuendo. Come fa il buon Nicola.
Si è molto parlato ultimamente della credibilità di un giornalista e delle frequentazioni che la possono compromettere. Ecco a volte non c’è bisogno di frequentazioni pericolose per mettere in dubbio la credibilità, basta un vocativo.
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